Il ritratto perfetto dello skater, costruito a livello teorico da decenni di prodotti culturali, coincide con un ragazzo bianco, cis e eterosessuale: jeans ampi, T-shirt oversize e sneaker. Trasgressivo ma cool, menefreghista, ma progressista. Quando, negli anni Sessanta, lo skateboarding ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo si trattava di una controcultura underground con influenze grunge e punk, eppure, nel suo essere anticonformista, non era certo per tutti. Ci sono voluti anni perché emergesse chiaramente come il mondo dello skating sia ancora fortemente maschile tanto che per le ragazze e per le persone LGBT+ prendere la tavola e andare ad allenarsi significa spesso esporsi al rischio di commenti, ostilità e, in certi contesti, persino molestie. «Riuscivo a trascinarmi fino allo skatepark più vicino solo una volta ogni due mesi e mi sentivo a mio agio solo la mattina molto presto, quando non c'era nessuno in giro». A raccontarlo a Dazed è Milo, fondatore di Transkaters, il primo gruppo di skating per persone trans a Londra.
Milo racconta di essersi innamorato dello skateboard da bambino, ma di aver rapidamente capito che la sua identità di ragazzo trans mal si conciliava con «l'energia misogina da bro» che percepiva allo skatepark. «Un giorno ho pubblicato un post su Instagram chiedendo se qualche persona trans+ volesse fare skate con me e c'è stata subito una grande risposta», racconta, «Ho capito che la comunità desiderava ardentemente un gruppo di skating trans+. Oggi alcuni skater viaggiano delle ore per venire ad allenarsi con noi da fuori Londra e, per molti di loro, è la prima volta che si trovano in mezzo a così tante persone trans+». L'iniziativa ha avuto successo, ottenuto finanziamenti e dato il via a collaborazioni, sono nati eventi mensili e ritiri queer di skating. Soprattutto si è creata una comunità: per Milo, infatti, è fondamentale che Transkaters non sia solo un'occasione per fare skate in un luogo safe, ma anche per socializzare e combattere la solitudine.
Gruppi di questo tipo sono un primo passo per creare un mondo dello skating più inclusivo. Negli Stati Uniti si stanno diffondendo rapidamente: è nato THERE, un collettivo di skate inclusivo con sede sulla costa occidentale, a Baltimora c'è il Baltimore Queer Skate mentre, ad Atlanta, Hannah Chumley ha lanciato i Queer Skate Day. «Quasi ogni volta che andavo allo skatepark, la gente rimaneva scioccata nel vedere una ragazza», ha raccontato alla CNN. Quando poi gli skater scoprivano che Chumley era lesbica le risposte tendevano a diventare cattive, a volte persino violente. «Storicamente, lo skateboard è sempre stato dominato da uomini bianchi eterosessuali», sostiene la ragazza, «Ma è così fuori moda, deve cambiare!».
Della stessa idea è anche Leo Banuelos, skater membro del collettivo THERE. «Negli anni mi sono accorto che il mondo dello skating si presentava come progressista e diverso, ma escludeva le comunità emarginate che non si allineavano con l'estetica del ragazzo cool», ha raccontato a Dazed, «C'è ancora molto lavoro da fare, ma rispetto a cinque o dieci anni fa lo skateboarding è in mani molto migliori».





