«Questi due dovrebbero essere i volti delle Olimpiadi del 2024» scrive qualcuno sotto un loro post: Tara Davis abbraccia suo marito Hunter Woodhall dalla pista delle Olimpiadi di Parigi dove ha appena vinto l'Oro nel salto in lungo, si guardano urlando di gioia. A solo qualche settimana di distanza la scena si ripete, ribaltata: è Woodhall che abbraccia Davis dopo aver conquistato il primo posto ai 400 metri T62 alle Paralimpiadi. Li chiamano i Woodhalls, la coppia d'oro di Parigi, il punto di massimo contatto tra Giochi olimpici e paralimpici.
«Facciamo tutto insieme», racconta Hunter Woodhall, 25 anni, «Ci alleniamo esattamente alla stessa ora, andiamo in sala pesi alla stessa ora, torniamo a casa, cuciniamo insieme e poi la sera rivediamo il filmato dell'allenamento e parliamo di cosa abbiamo fatto bene, su cosa possiamo lavorare e come possiamo migliorare». La loro storia è iniziata ben prima di attirare l'attenzione mediatica tra sport e romanticismo: coetanei, entrambi originari della Georgia, stanno insieme dal liceo, dopo essersi incontrati a una gara di atletica nel 2017. Davis gareggiava nel salto in lungo, Woodhall correva con le sue protesi dovute a una malattia congenita, l'emimelia fibulare. Al college hanno continuato la loro relazione a distanza, resistendo grazie a una comunicazione costante, alla fiducia e al rispetto reciproco, ma anche a un grande sogno sportivo condiviso. Nel 2022 hanno deciso di sposarsi.
Parigi è stata la loro seconda edizione dei Giochi, la seconda volta che hanno guardato l'altro gareggiare trattenendo il respiro con le dita incrociate. «Non avevo mai provato quel tipo di nervosismo prima», racconta Davis, «quando ha corso la 400, ero completamente emozionata. Ero agitata assieme al resto della famiglia e agli amici. Preferisco quando sono io competere, a essere sincera». Ma per tornare a casa vittoriosi servivano due medaglie, non una soltanto: così Davis aveva scritto sul suo diario, esprimendo un desiderio, fiduciosa nel potere della manifestazione.
«Abbiamo trascorso così tanto tempo a sognarlo, a immaginare come sarebbe stato e come ci si saremmo sentiti», ha spiegato Woodhall. «Penso che sia molto più probabile che tu possa raggiungere il tuo obiettivo se sai esattamente qual è. E penso che scriverlo, vederlo e visualizzarlo sia un modo per dire davvero a te stesso cosa vuoi fare e che puoi farcela». E se si è in due a crederci, funziona anche meglio.











