Non esiste atleta, in questo momento storico, che sia attesa alle Paralimpiadi più di Bebe Vio. Nei giorni scorsi abbiamo visto la schermitrice italiana sorridente come sempre tra i tedofori alla cerimonia di apertura e poi sui suoi canali social dove ha condiviso l'arrivo nel Villaggio Olimpico e l'ormai tradizionale unboxing del kit in dotazione: «Calzini indispensabili! Questi vanno diretti a mia sorella», ha detto ironizzando sulle sue protesi. Ieri è tornata in pedana a Parigi: ha sconfitto ai quarti di finale l'ucraina Doloh, ma ha perso contro la cinese Xiao Rong. Si è, però, subito riscatta ai ripescaggi battendo la cinese Su Kang e arrivando sul podio con la medaglia di bronzo. «Non è l’oro che tutti si aspettavano ma io sono felice, non è tutto regalato, è bellissimo», ha detto la campionessa, «È una medaglia stupenda, la finale l’ha meritata più lei, è stata più pronta, con fisico, con la testa e con tutto. Io c’ero, ma non bene come lei».
Alla sua prima esperienza Paralimpica nel 2016 Vio aveva portato a casa la medaglia d’oro nel fioretto individuale contro la cinese Zhou Jingjing, poi nel 2021 di nuovo un oro individuale e un argento a squadre. «Dopo le Paralimpiadi di Tokyo nel 2021, le mie ultime gare, non sono più riuscita ad allenarmi con costanza e a competere, a causa di qualche problema fisico e per i molti impegni di studio», ha raccontato la schermitrice che prima di Tokyo aveva nuovamente rischiato la vita e l'amputazione di un braccio per via di un'infezione da stafilococco. «Ho subito tre interventi: uno alla spalla, uno al gomito e uno alle anche», ha spiegato all'inizio del 2023. Ma lei non si arrende facilmente: a maggio 2023 si è laureata in Comunicazione e Relazioni Internazionali e ha ripreso ad allenarsi e a vincere.
Per Bebe Parigi è la terza olimpiade e quest'anno il suo nome compare per la prima volta con l'aggiunta del cognome di sua madre. D'ora in avanti la campionessa ha scelto di venire chiamata Bebe (il nome completo è Beatrice Maria Adelaide Marzia) Vio Grandis. «È stata una scelta famigliare comune di aggiungere il cognome di mamma, ci tenevamo a farlo per puro orgoglio», ha raccontato, «Abbiamo impiegato un po’ di tempo perché è stato veramente un casino fare tutte le pratiche. Pensavamo fosse giusto nei confronti di mamma, della famiglia di mamma, avere quella parte di storia con noi. E lei ne è stata fiera».
«Non bisogna mai scusarsi su una medaglia, assolutamente», ha concluso la schermitrice dopo la conquista del bronzo ringraziando tutte le persone che le sono state vicine durante la gara «i preparatori, i miei amici, la mia famiglia». «Sai, ti danno il tempo di piangere, ma poi ti dicono ok, adesso hai rotto, riprenditi e vai a tirare. E ce l’ho fatta. E ce l’abbiamo fatta tutti».











