«Pronta a spiccare il volo», questo è il significato che sta dietro alla maschera a forma di farfalla indossata dall'atleta azzurra Arjola Dedaj. Alle Paralimpiadi di Parigi per poco non ha raggiunto il podio arrivando quarta nel salto in lungo T11, ma l'immagine di lei che salta con i capelli tinti di verde scompigliati nella coda e una farfalla blu posata sul viso è rimasta impressa negli occhi di molti. Un accessorio non è solo un vezzo o un di più, può farsi veicolo di un messaggio liberatorio che viaggia più veloce delle parole.
Dedaj, classe 1982, è nata in Albania e arrivata in Italia all'età di 17 anni a bordo di un gommone insieme al padre e al fratello per raggiungere la madre a Milano. Dopo la perdita della vista a causa di una retinite pigmentosa si è avvicinata al mondo dello sport «Quando ho capito che potevo realmente farlo». «Prima la danza», racconta, «poi il baseball per ciechi, poi nel 2012 è arrivata l'atletica». Ha ottenuto numerosi successi a livello mondiale e nel 2016 ha partecipato ai Giochi paralimpici di Rio de Janeiro, dove è stata eliminata nelle batterie dei 100 e 200 metri piani e si è classificata sesta nel salto in lungo T11 (T indica le gare su pista o di salto e 11 indica gli atleti ciechi). «Lo sport secondo me è utilissimo a tutte le persone disabili», ha raccontato in un'intervista, «perché ti permette di essere, di acquisire autonomia, fiducia, autostima e soprattutto di imparare a conoscersi. Avere una grande percezione di sé stessi e dello spazio che ci circonda, quindi ti aiuta molto anche ad essere più disinvolto, più spontaneo e più sciolto».
È in questo scenario che si inserisce la decisione dell'atleta di coprirsi gli occhi con una maschera diversa a ogni gara. «Ho sempre giocato con le mascherine», ha raccontato nel 2023, «mi è sempre piaciuto fin dall’inizio, da quando ho partecipato alle prime gare internazionali, a partire dagli occhi di gatto, poi l’uomo ragno, flash che ho usato l’anno scorso, la bandiera italiana, e infine quella che ho utilizzato quest’anno, gli occhi di una bambola nata su richiesta di una bambina figlia di alcuni amici». Per le Paralimpiadi di Parigi Dedaj ha scelto una farfalla azzurra con delle pietre bianche rosse e verdi nel mezzo realizzata con materiali ecosostenibili dallo studio creativo JoAnn Tan.
«Le ali di questa farfalla mi hanno dato la possibilità di volare e fare il giro del mondo!», ha scritto la campionessa su Instagram. La farfalla non copre, ma, come nelle più note storie di supereroi, trasforma e diventa simbolo. Soprattutto porta il corpo di Dedaj ad occupare lo spazio raccontando qualcosa di sé, delle sue aspirazioni e della libertà di mostrarsi al mondo alle proprie condizioni.











