Prima di gareggiare alle Paralimpiadi di Parigi 2024, prima di scendere in vasca, Carlotta Gilli ha preso in mano uno per uno tutti i suoi oggetti scaramantici raccolti nel borsone: «dalla sacca porta costume al caricabatterie e la cover del telefono, ho ripetuto tutti i miei rituali». Le avevano già portato fortuna a Tokyo dove si era guadagnata due ori, due argenti e un bronzo. Le hanno portato fortuna anche questa volta perché Gilli ha portato a casa il primo oro italiano vincendo nei 100 farfalla nella categoria dedicata agli atleti ipovedenti.
Eppure non è certo solo fortuna: è allenamento, impegno e talento. «Ogni medaglia che ho vinto rappresenta il sacrificio, la fatica e la dedizione che ho messo in questo sport», ha affermato Carlotta durante una conferenza stampa nel 2021. Le medaglie le tiene tutte in camera, per potersi ricordare il percorso fatto. Tutto questo scandisce la vita dell'atleta torinese ventitreenne mentre il nuoto è ormai parte integrante della sua storia. «Con il passare dei giorni e delle vasche è diventato un vero e proprio amore», ha raccontato in un'intervista parlando dell'evento che ha fatto da spartiacque nella sua vita. Era il febbraio del 2008 quando le è stata diagnosticata una retinopatia degenerativa su base genetica. «La sindrome di Stargard colpisce una persona su diecimila e io ero quella persona», racconta al Corriere. Aveva 6 anni «Ma non ricordo come vedessi quando avevo 10/10 ora che ne ho uno. Nella sfortuna sono stata fortunata, per me la vista è sempre stata così. Non mi sono fatta domande: se la malattia era per me, vuol dire che avevo più strumenti di altri per affrontarla e dovevo conviverci».
Dopo la diagnosi Gilli si è avvicinata al nuoto tramite i suoi genitori e oggi, dopo innumerevoli successi mondiali ed europei, è una delle più promettenti nuotatrici paralimpiche del panorama internazionale. Nel frattempo studia Psicologia e pensa a una specializzazione in Psicologia dello sport. «Credo che la mia malattia mi aiuterà in questo percorso», ha detto a Vanity Fair, «le persone che verranno da me sanno che io fin da piccola ho dovuto affrontare problemi importanti e che potrò empatizzare con le difficoltà che mi porteranno». Sta valutando anche una carriera nella Polizia, dove lavora attualmente, ma sullo sfondo c'è sempre il nuoto: spera di continuare finché potrà, facendosi anche portavoce dei valori dello sport paralimpico. «Ho scoperto tardi questo mondo, ma me ne sono subito innamorata», ha detto al Corriere, «Aiuta tanto chi ha una disabilità. Bisogna uscire di casa e non avere timore di essere se stessi».













