C'è stato un periodo in cui di Ddl Zan e omobitransfobia si parlava continuamente. Poi, nel 2021, il Senato ha bloccato la proposta di legge che mirava a proteggere dalla discriminazione basata su genere, orientamento sessuale e disabilità. In Italia, da allora, è rimasta una lacuna a livello legislativo di cui non si parla quasi più, con risultati tangibili se si pensa che, in base alla Rainbow Map 2024 dell'associazione per i diritti LGBTQ+ ILGA, l’Italia è al trentaseiesimo posto su 49 Paesi europei, persino sotto l'Ungheria di Orbán. Se, a livello nazieonale, il problema non sta venendo affrontato (e, al contrario, si fanno passi indietro), alcune regioni si sono mosse per cambiare le cose approvando delle leggi apposite.

L'ultima è stata la Puglia che il 9 luglio, dopo 9 anni di tentativi, ha approvato una legge contro omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo. «Oggi è una bella giornata per la Puglia. Il Consiglio segna un passo importante nel rispetto e la tutela dei diritti», ha commentato la presidente del Consiglio Regionale, Loredana Capone, «Abbiamo fatto quello che il governo nazionale non ha voluto fare bocciando la legge in Parlamento. Abbiamo voluto una legge contro le discriminazioni e contro la violenza, affinché ciascuno e ciascuna si sentano liberi di amare chi vogliono e vedano riconosciuti gli stessi diritti».

La legge esordisce stabilendo l’importanza di coltivare una cultura della non discriminazione, «perché», come si legge nella nota diffusa dal consiglio regionale, tutti abbiano la possibilità di essere se stessi esprimendo liberamente il proprio orientamento sessuale, la propria identità di genere o condizione intersex». Il testo mira a promuovere politiche del lavoro che includono formazione e riqualificazione professionale, inserimento lavorativo e garanzia di parità di accesso al lavoro nel settore pubblico e privato; incoraggia le aziende ad adottare certificazioni di conformità agli standard di responsabilità sociale e prevede corsi di formazione e aggiornamento sul tema per insegnanti, personale scolastico e genitori. Mira anche a prevenire bullismo e cyber-bullismo e a proteggere le vittime di discriminazione o violenza legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, inoltre sancisce il diritto all’integrità fisica per le persone intersessuali. Promuove poi interventi educativi nelle scuole (compresi percorsi socio-educativi e socio-affettivi) attività di informazione, consulenza e sostegno per persone omosessuali, transessuali, transgender e intersessuali e per le loro famiglie, formazione specifica per gli operatori del settore socio-assistenziale e socio-sanitario ed eventi culturali, il tutto in collaborazione con associazioni e organizzazioni del terzo settore.

È un passo importante che va ad aggiungersi, come fa notare il sito web Gay.it, ad altre legislazioni regionali più o meno estese e complete, come quella introdotta in Toscana nel 2004, in Liguria nel 2009, nelle Marche nel 2013, in Sicilia nel 2015, in Piemonte nel 2016, in Umbria nel 2017, in Emilia-Romagna nel 2019 e in Campania nel 2020. Anche la Lombardia e la Calabria hanno provato a fare lo stesso ma, per ora, senza successo. La strada, però, a livello locale sembra tracciata, almeno finché non si tornerà a parlare di una legge nazionale.