La posizione del Vaticano sulle persone omosessuali la conosciamo bene, ma forse non avremmo mai pensato di ascoltare una dichiarazione come quella fatta da Papa Francesco in questi giorni. Sembra che il pontefice abbia davvero utilizzato la parola "frociaggine" per chiedere ai vescovi di selezionare maggiormente i giovani per il seminario. La frase, pronunciata a porte chiuse durante un visita alla Conferenza episcopale italiana, è stata prima riportata da Dagospia, poi confermata da alcuni giornali nazionali come il Corriere della Sera, che scritto di aver ricevuto conferme da «alcuni vescovi», e La Repubblica, che ha parlato di «più fonti concordanti». Secondo il Papa, ci sarebbe «troppa frociaggine» nei seminari e i vescovi dovrebbero limitare la presenza di ragazzi gay. Naturalmente la frase ha suscitato notevoli reazioni indignate e preoccupate.
Il Papa si è poi scusato tramite una nota: «Come ha avuto modo di affermare in più occasioni: nella Chiesa c’è spazio per tutti, per tutti! Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, c’è spazio per tutti. Così come siamo, tutti. Il Papa non ha mai inteso offendere o esprimersi in termini omofobi, e rivolge le sue scuse a coloro che si sono sentiti offesi per l’uso di un termine, riferito da altri». C'è chi dice che abbia usato questa espressione in modo inconsapevole (del resto Papa Francesco non è italiano), chi ipotizza che l'abbia fatto come battuta, ma il risultato cambia poco. «Il termine comunemente usato per indicare il maschio omosessuale con accezione dispregiativa è "frocio"», ha scritto su Instagram l'avvocata Cathy La Torre, «nello slang Lgbt viene invece usato il termine "frocia" in maniera benevola e amichevole. Siccome non penso che il Papa volesse usare lo slang di noi frocie ne deduco che il Papa voleva dire una cosa omofoba».
Anche Christian e Carlo di @papaperscelta hanno sottolineato la violenza del termine. «Ricordiamo a tutti che il Papa nel non lontano 2022 diceva che "le parole hanno un peso". Già, il peso degli insulti che riceviamo da troppo tempo», hanno scritto su Instagram. I due hanno condiviso un messaggio ricevuto da un ragazzo preoccupato per l'aumento dell'omofobia e sottolineato come la posizione del Papa porti solo a ulteriore odio. «Vedete è proprio questo il problema», hanno scritto, «la legittimazione di un insulto se proviene da colui che "dovrebbe" professare "ama il prossimo tuo come te stesso" è di una pericolosità inaudita!»
Sempre sui social hanno commentato il fatto anche Tommaso Zorzi («Che imbarazzo». ha scritto il conduttore, «Ormai sono scappati tutti i clown dal circo»), la scrittrice Francesca Cavallo che ha parlato dell'ossessione della Chiesa per l'ideologia gender, il giornalista Claudio Rossi Marcelli che ha ripreso un articolo del Guardian sulla vicenda e naturalmente il deputato Alessandro Zan che ha pubblicato un post con la scritta «Non c'è troppa frociaggine, ci sono troppi omofobi». Mario Colamarino, Presidente Circolo Mario Mieli, ha invece condiviso un post ironico del Roma Pride: «"C'è troppa frociaggine", vedrai il 15 giugno France'!».
Quello della presenza degli uomini gay nella Chiasa Cattolica, però, è un fenomeno complesso che richiederebbe un'analisi approfondita. Pietro Turano, attore e portavoce di Gay Center, ha condiviso su Instagram una puntata del suo podcast Eclissi dove un ragazzo gay parla della sua esperienza in seminario, tra terrorismo psicologico e relazioni omosessuali. «La Chiesa», ha commentato lo scrittore Jonathan Bazzi in un post sull'argomento, «è storicamente il rifugio scelto da molti ragazzi omosessuali terrorizzati all’idea di vivere qui fuori nel mondo con tutta la vergogna e la paura che questo comporterebbe. La Chiesa è, in questo senso, uno scudo, un rimedio, un nascondiglio». «Rilevare questo, solo questo, e non le premesse da cui questa dinamica discende è ingiusto e spietato», ha aggiunto, «e il fatto che il capo della Chiesa cattolica riveli di essere ingiusto e privo di pietà è quantomeno degno di nota. Nonché in linea con l’intonazione etica di tutta quella parte politica – Meloni, Salvini, Roccella, Vannacci – che accetta di perpetuare e aggravare il dolore di chi già se la passa male, per fomentare la confusione degli intolleranti e accaparrarsi più voti, poltrone e denaro».





