Se lo chiami "celibato volontario" fa tanto castità e seminario cattolico, infatti la Gen Z preferisce il termine "boy sober", reso popolare su TikTok dalla comica ventisettenne di Brooklyn Hope Woodard. Le regole, però, non cambiano di molto: astenersi dal sesso, dalle relazioni, dalle dating app, dagli appuntamenti e, specifica Woodard, anche dalle situationship perché «Non sei davvero single se qualcuno occupa parte del tuo spazio mentale». Alla Gen Z, la generazione a cui le vie di mezzo non sono mai interessate, questo celibato volontario piace parecchio, tanto che l'hashtag #boysober ha già milioni di visualizzazioni su TikTok. Abbiamo tutti detto almeno una volta nella vita «Basta, per un po' ho chiuso con le relazioni», solo che loro lo fanno davvero, si organizzano, stabiliscono degli obiettivi, creano contenuti virali dove monitorano il loro percorso: è una cosa seria, una forma di protesta verso il mondo del dating e, come racconta una ragazza al New York Times, «l'ultima ossessione in tema di salute mentale».

Secondo Woodard che ha dedicato a questo trend uno spettacolo a New York, «diventare boys sober significa distaccarsi davvero dagli uomini e dalla convalida maschile». Anche se il termine, specifica la comica, si riferisce a relazioni romantiche e sessuali verso persone di qualsiasi genere, questa pratica sta facendo breccia specialmente tra le donne. Sono le ragazze, infatti, che a un certo punto si accorgono di essere "boy drunk" «ubriache di attenzioni romantiche e conferme», spiega «Una volta finita una storia mi trovavo a pensare: "Aspetta, non ero nemmeno la sua ragazza, perché aspettavo costantemente che lui mi scrivesse e mi chiedesse di uscire?"». Alla base di questo percorso di sobrietà (che ricalca il trend dei sober party, sempre Gen Z) c'è l'idea che la società ci spinga continuamente verso il sesso, le relazioni e il romanticismo come unica ragione di vita portandoci così a elemosinare briciole di attenzioni e ad abbassare l'asticella.

Prendendosi una pausa (una pausa lunga, però, qui si parla di almeno un anno di disintossicazione totale) si scoprono nuovi aspetti della vita, si rispolverano le amicizie, si riacquista indipendenza e sicurezza e, soprattutto, si cambia punto di vista distaccandosi da certi modelli relazionali poco sani. In poche parole: si risollevano i propri standard. «Forse siamo una delle prime generazioni di donne che non ha bisogno di legarsi a un uomo per avere energia, potere e quant'altro», spiega Woodard.

Com'era ovvio che fosse questo trend non è affatto piaciuto alle app di incontri che già nel post pandemia non se la passano tanto bene. Proprio per questo Bumble sta attuando un rebranding e ha pensato bene di far riferimento alla mania del celibato volontario nei suoi cartelloni pubblicitari con frasi a caratteri cubitali del tipo «Sai benissimo che un voto di celibato non è la risposta». È andata male. TikTok è insorto a suon di «Le donne non sono un prodotto», incolpando l'app (che, tra l'altro, si è sempre proposta come «dalla parte delle donne») di dire agli utenti cosa devono o non devono fare invece di preoccuparsi di cambiare la cultura sempre più tossica del dating. L'ultima parola sulla questione, comunque, se l'è presa Julia Fox commentando uno dei post pubblicitari: «Due anni e mezzo di celibato e mai stata meglio».