Con lo sguardo fisso davanti alla telecamera si tagliano i capelli a ciocche con rabbia, postano sui social da tutto il mondo con l'hashtag #MashaAmini. A Teheran scendono per strada e nelle piazze, protestano, urlano slogan contro il governo religioso e bruciano i loro hijab. Le donne iraniane, da giorni, non smettono di manifestare dopo che la 22enne Masha Amini è stata arrestata per aver indossato male il velo ed è morta lo scorso 16 settembre, picchiata dalle guardie. Ormai sono 5 giorni che le proteste non accennano a fermarsi: le donne chiedono di poter girare per le strade senza essere arrestate per il loro abbigliamento, solo perché, come è successo a Mahsa, un ciuffo di capelli si intravede dal velo.

Amini, una ragazza curda originaria di Saqqez, è stata arrestata il 14 settembre mentre si trovava a Teheran nell'auto di suo fratello. Si era recata nella capitale per far visita a dei parenti e indossava l'hijab lasciando fuoriuscire un ciuffo di capelli. L'uso del velo è obbligatorio in Iran a partire dalla rivoluzione iraniana nel 1979 per tutte le ragazze dai nove anni in su, ma il 5 luglio 2022 una direttiva ha inasprito le punizioni per chi lo usa “in modo improprio” con la polizia morale del governo religioso che pattuglia le strade per controllare. Il 15 agosto, un mese dopo la cosiddetta “Giornata nazionale dell'Hijab e della castità” del 12 luglio, il governo ha anche introdotto la possibilità di utilizzare le telecamere di sorveglianza allo stesso scopo contro le donne.

Amini è stata portata in ospedale il 16 settembre ed è morta per una emorragia cerebrale. Ci sono testimoni che hanno raccontato di aver visto che la ragazza veniva picchiata dalle guardie ed è stata pubblicata una tac che mostra come avesse riportato diverse fratture tra cui una al cranio. Da quel momento le persone hanno iniziato a scendere per strada, prima nella città di origine della ragazza e poi in tutto il Paese. «Diciassette persone, compresi manifestanti e poliziotti, hanno perso la vita negli eventi degli ultimi giorni», ha comunicato la televisione di stato iraniana e, anche se i bilanci non sono ancora chiari, il numero sembra destinato ad aumentare così come quello dei cittadini arrestati. In tutto il mondo le proteste contro il regime iraniano si stanno intensificando e le donne si tagliano i capelli in segno di lutto e bruciano gli hijab, un segno di protesta forte e inedito per l'Iran, come fa notare il Post. «Ha perso la vita per un capello» ha titolato il giornale iraniano Ham-mihan e lo stesso si legge sui cartelli dei manifestanti: «Sapevi che lasciare che il vento ti soffi tra i capelli è un crimine in Iran?».