Dal primo di febbraio il Myanmar è tornato a essere ricoperto da un manto oscuro. Il terrore e le repressioni della giunta militare, in questi lunghi cinque mesi, non hanno fermato il popolo birmano che fin da subito ha cercato di lottare per quella libertà e democrazia che per un tempo, troppo breve, ha respirato. I più giovani hanno protestato tentando di far arrivare il proprio messaggio di aiuto in ogni parte del mondo; dalla loro parte hanno sempre avuto i social per raccontare a livello globale i diritti umani negati. La televisione nazionale, invece, ha sempre riportato notizie false, internet per ore e per giorni è stato bloccato per non permettere a nessuno di diffondere immagini strazianti, la cruda verità. Il popolo del Myanmar è un popolo dolce, buono, le cui nuove generazioni sognano di vivere come i propri coetanei, in altri paesi, sono soliti fare. Sognando un futuro, progettandolo. La giunta continua a mietere terrore, le persone vengono uccise, uomini, donne e bambini, senza distinzione. E noi ne abbiamo parlato con May Myat Noe, modella birmana ora in Europa per lavoro, il cui nome risulta tra coloro che la giunta vorrebbe imprigionare: “Non ho paura, se fossi rimasta in Myanmar avrei continuato a lottare per il mio paese”.

Sei diventata un personaggio pubblico in Myanmar dopo essere stata incoronata Miss Asia Pacific World, da quel momento la tua vita è cambiata.

La mia vita è cambiata significativamente nel 2014, ho vissuto tante emozioni. Tutto è cambiato soprattutto dopo aver partecipato ad Asia’s Next Top Model 4 e aver firmato un contratto con Basic Models Singapore. Ho iniziato a viaggiare tantissimo, soprattutto all’estero per lavorare come modella e ho conosciuto molte persone. Questo mi ha fatto crescere molto, mi ha fatto diventare la persona indipendente che sono oggi.

Da adolescente cosa pensavi del tuo paese?

Sono cresciuta in Singapore quindi tutto quello che è successo in Myanmar durante i 60 anni di dittatura non mi ha particolarmente colpita. Nonostante ciò, ho vissuto in un paese democratico e ho imparato i diritti umani e la democrazia. Ero grata di averli appresi sapendo soprattutto che nel mio paese non esistevano.

Dove vivevi in Myanmar? Ti sei sentita sempre una ragazza libera?

Io sono di Yangon, era la capitale del Myanmar. Ho lasciato il paese all’età di sette anni e sono tornata quando la NLD, il partito democratico, ha preso il controllo del paese. In questo periodo ero felice di essere tornata, ero felice di vedere il mio paese finalmente libero e pronto a una nuova era, a un nuovo sviluppo.

Quando hai deciso di lasciare il paese?

Ho lasciato il paese durante il colpo di stato per coincidenza. A dicembre avevo firmato un contratto per un lavoro da modella a Milano, sarei dovuta partire il 2 febbraio, ma sono rimasta fino a fine mese. Se fossi rimasta più a lungo, probabilmente mi avrebbero arrestata insieme ad altri personaggi pubblici che hanno imprigionata o sarei diventata una latitante.

Dove ti trovavi quando è iniziato il colpo di stato?

Ero ancora a Yangon. Il 1° febbraio mi sono svegliata e ho trovato mia madre in preda al panico come se il mondo stesse finendo… Apparentemente il nostro mondo è finito.

La tua famiglia si trova ancora lì?

Sì, la mia famiglia è ancora a Yangon e non è al sicuro. Ho il cuore spezzato per averli lasciati lì, ma a causa della pandemia non ho avuto scelta.

Cosa ti raccontano i tuoi genitori?

Ogni giorno mi raccontano cosa accade in Myanmar. Piango ogni giorno da quando me ne sono andata, sono davvero preoccupata del fatto che possa accadergli qualcosa.

Le persone sui social media condividono solo ciò che è interessante e non sempre ciò che è importante. I social sono l'unico modo che abbiamo per diffondere la nostra richiesta di aiuto

In questi ultimi mesi ho intervistato molti giovani che hanno deciso di protestare organizzando delle manifestazioni civili, ma molto significative. Penso alle ragazze scese in strada in abiti da sposa o ai ragazzi che si sono bendati occhi e cucito, in modo simbolico, la bocca. Mi raccontavano che era il loro modo per far arrivare la loro voce in ogni parte del mondo, pensi ci siano riusciti?

Sono molto orgogliosa del mio popolo e della loro unione. L’unica cosa importante è salvare il paese. Le proteste significative che abbiamo fatto hanno centrato proprio il punto. Le persone sui social media condividono solo ciò che è interessante e non sempre ciò che è importante. Quindi queste modalità di protesta sono servite perché i social rappresentano l’unico modo che abbiamo per far sentire la nostra voce altrove. Quindi sì, credo che abbiano funzionato molto bene.

In molti, con cui ho parlato, hanno voluto nascondere la propria identità, tu non hai paura ad esporti?

Sono una figura pubblica e voglio difendere le persone, lo faccio per tutti coloro che mi ammirano. Voglio difendere ciò che è giusto, le mie credenze. Abbiamo tutti molta paura, non dei militari, ma del fatto che il nostro paese continui a vivere come ha fatto negli ultimi 60 anni. Siamo terrorizzati che i nostri sogni si infrangano.

È vero che il tuo nome è presente, insieme a quello di altre celebrità, in un elenco di persone che la giunta militare vorrebbe imprigionare?

Sì, il mio mandato di arresto è stato annunciato in televisione. Ho partecipato attivamente alle proteste e ho usato i social per parlare delle ingiustizie e del massacro che stava portando avanti la giunta militare.

Come hai reagito quando lo hai saputo?

Mi sono posta due domande. La legge viene applicata dal governo e l’esercito non lo è. L’esercito ha il potere sulle armi e non sulla gente del Myanmar. Se non li accetto come nostro governo, qualunque mandato abbiano emesso, avrebbe importanza? No. Preferirei rimanere in attesa mentre la mia gente soffre? No. Non ho paura. Mi oppongo all’ingiustizia e lo farò sempre, indipendentemente dai rischi.

Sono una figura pubblica, non voglio nascondermi, voglio combattere per la libertà del mio popolo

Qual è la cosa che più ti preoccupa di questa situazione?

Sicuramente il nostro futuro. Ciò che chiedo e chiediamo è solo democrazia. Voglio che il mio paese e la mia gente cresca, si sviluppi e si adatti a una comunità internazionale, a maggior turismo, a più opportunità di lavoro. Abbiamo davvero tanto potenziale, non voglio che venga ancora sprecato sotto una dittatura.

Come possiamo aiutare il Myanmar?

Il comitato internazionale e l’ONU possono aiutarci. I bambini muoiono, le donne vengono arrestate; ci sono abusi, stupri, le persone perdono le case perché vengono bruciate. Se questa non è una violazione contro i diritti umani… non conosco situazione peggiore. Il resto del mondo, invece, può aiutarci con donazioni alle nostre associazioni benefiche (qui il link per poter donare) create per i rifugiati e i lavoratori del settore governativo che hanno deciso di protestare smettendo di andare al lavoro.

Quali sono gli ultimi eventi accaduti in Myanmar?

La situazione non è cambiata, ma i media hanno deciso di non parlarne più. In casa la gente è terrorizzata e le persone continuano a essere uccise con le armi in mano all’esercito.

Oggi dove ti trovi?

Sono a Londra e non posso tornare a casa. Sono bloccata in Europa, la mia famiglia e i miei amici mi mancano moltissimo.

Se ti fossi trovata in Myanmar ti saresti esposta pubblicamente come fai ora?

Certo. Prima di partire avevo già iniziato a fare attivismo sui social e a protestare con il mio popolo. Sicuramente avrei continuato a farlo.

Qual è la tua speranza?

Spero che la giustizia arrivi il prima possibile e che il popolo birmano, finalmente, possa vivere legittimamente sotto un governo sicuro e democratico.