La nuova classifica QS World University Rankings 2026 è stata appena pubblicata, e come ogni anno offre uno specchio globale dell’università. QS è un’organizzazione internazionale che valuta migliaia di atenei nel mondo su criteri come reputazione accademica, impatto della ricerca, collaborazioni internazionali e reputazione tra i datori di lavoro. L’edizione 2026 ha analizzato oltre 21.000 programmi accademici in più di 1.900 università in oltre 100 Paesi, considerando 55 discipline suddivise in cinque grandi aree di studio: Arti e Scienze Umane, Ingegneria e Tecnologie, Scienze Naturali, Scienze della Vita e Medicina, Scienze Sociali, Economiche e Manageriali.
Per l’Italia ci sono buone notizie (ma anche segnali contrastanti). La Sapienza di Roma si conferma prima al mondo in Classics & Ancient History, un primato che dura da sei anni. Non è la graduatoria generale, ma un riconoscimento enorme per l’ateneo romano e per l’Italia. Dimostra insomma come il Paese sappia eccellere in specifiche aree. Anche se, dobbiamo ammetterlo a malincuore, il sistema universitario complessivo resta ancora decisamente frammentato. Risolto questo, forse, il risultato della Sapienza potrà diventare un successo collettivo.
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Sapienza, Bocconi e Luiss: le eccellenze per disciplina
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La Sapienza non si limita al primato assoluto in Classics, anzi. Per la prima volta un’università italiana riesce a portare tre discipline nella Top 10 mondiale. Accanto a Classics & Ancient History, ci sono Archaeology e History of Art (con quest’ultima che fa un balzo dalla diciottesima alla settima posizione globale!).
Anche altre università italiane confermano la loro presenza tra le eccellenze. La Bocconi si colloca nella Top 10 mondiale in Marketing (al nono posto) ed Economia e Management (decimo posto), consolidando una reputazione internazionale basata su legami con il mondo del lavoro. La LUISS Guido Carli si distingue nelle scienze politiche e negli studi internazionali, piazzandosi alla posizione 23 nel mondo per settore, tra le migliori italiane in questo ambito. La sfida però inevitabilmente rimane: trasformare queste eccellenze isolate in un sistema diffuso.
Politecnico di Milano (e il quadro generale italiano)
Guardando invece la classifica generale QS, l’evento più significativo per l’Italia è l’ingresso del Politecnico di Milano nella Top 100 mondiale, al 98esimo posto. È la prima volta che un ateneo italiano raggiunge questo traguardo su scala globale, un segnale della crescita delle università tecniche italiane. Il Politecnico brilla in discipline come Architecture/Built Environment (sesto al mondo), Engineering & Technology (ventunesimo posto), e conferma posizioni di rilievo in Civil & Structural Engineering, Electrical & Electronic Engineering e Mechanical, Aeronautical & Manufacturing Engineering, tutte nella Top 25 mondiale.
Sono 66 le università italiane che figurano nella classifica QS per materia su 769 presenze complessive (di cui 671 nelle singole discipline). Nella Top 10 mondiale per singola disciplina, gli atenei italiani ottengono cinque posizioni: Sapienza (3), Politecnico di Milano (2), Bocconi (2), più la Scuola Normale Superiore al decimo posto in Classics.
Eppure, il resto del sistema universitario italiano fatica a tenere il passo. Lo so, sto per usare una frase che sembrerà forte, ma essere primi in una disciplina non significa per noi come Italia essere primi come sistema. Il nostro Paese eccelle per talento, storia, gastronomia, musica, ingegneria, ricerca, letteratura e capacità scientifica. Eppure, a quanto pare (anche dal numero dei numerosi giovani all'estero), non basta.





