La Gen Z è entrata nell’età adulta in un momento storico complesso. Crisi economiche ricorrenti, una pandemia da affrontare, inflazione e trasformazioni profonde del mercato del lavoro hanno reso il futuro meno prevedibile di quanto non lo fosse per le generazioni precedenti. In Italia, questo scenario è amplificato da problemi strutturali che da anni restano irrisolti. Quali? Salari bassi, scarse opportunità di crescita, un mercato immobiliare sempre più inaccessibile e decisamente poche attrattive (e sempre meno sicurezza, soprattutto in fasce serali). Di fronte a queste difficoltà, i giovani immaginano un futuro nuovo che influenza non solo le scelte professionali, ma anche quelle personali e sentimentali. Per la Gen Z, oggi, immaginare il futuro significa prima di tutto fare i conti con la sostenibilità economica della propria vita.
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Lavorare non basta: quando l’indipendenza diventa un privilegio
Uno dei nodi centrali per la Generazione Z in Italia è il rapporto tra lavoro e autonomia. A differenza del passato, avere un impiego non garantisce più automaticamente l’indipendenza economica. Molti giovani lavorano, spesso con titoli di studio elevati, ma faticano comunque a sostenere le spese di una vita adulta. Dall'affitto alle bollette, dai trasporti fino ai risparmi. Gli stipendi di ingresso sono bassi e le prospettive di crescita lente, rendendo difficile pianificare anche il medio periodo. Il problema dell’abitare è forse il più simbolico. Nelle città dove si concentrano le opportunità lavorative, i costi degli affitti salgono alle stelle (Milano, ti fischiano le orecchie?). Questo costringe molti giovani a rimandare l’uscita di casa, a condividere appartamenti ben oltre i trent’anni o a rinunciare del tutto a vivere nei luoghi dove lavorano. L’indipendenza, più che un traguardo naturale, diventa un obiettivo da conquistare con fatica. A pesare, ovviamente, è anche la percezione di un sistema poco meritocratico. La stabilità arriva tardi, se arriva. In questo contesto, l’idea di restare in Italia non è sempre una scelta, ma una rinuncia. Non sorprende quindi che molti giovani guardino all’estero come a un’alternativa concreta (oltre il 26%), non solo per guadagnare di più, ma per vivere in contesti dove il lavoro consente davvero di costruire un progetto di vita. La conferma infatti arriva dal Rapporto del Cnel sull’attrattività dell’Italia verso i giovani dei Paesi avanzati. «Si parla tanto dei giovani, ma con loro si parla ancora troppo poco», le parole del Presidente Cnel Renato Brunetta. Dove vanno questi giovani? Al primo posto troviamo la Svizzera, seguita da Austria e Regno Unito. Insomma, per un giovane che arriva in Italia in cerca di fortuna, altri 15 italiani lasciano il Paese. Numeri alla mano (per rafforzare l'idea), tra il 2011 e il 2024 sono entrati poco meno di 55mila giovani contro i 486mila che se ne sono andati.
In che modo il denaro entra nelle scelte affettive?
Un altro tema cruciale è che in Italia i giovani fanno pochi figli. Strano, vero? La precarietà economica ha modificato il modo in cui la Generazione Z vive l’intimità. Per molti, costruire una coppia significa interrogarsi fin dall’inizio sulla possibilità concreta di condividere una vita, e quindi anche dei costi, delle rinunce e delle responsabilità. In questo contesto, la stabilità lavorativa non è vista come un simbolo di successo, ma come una condizione minima di affidabilità. Le aspettative romantiche lasciano spazio a una maggiore trasparenza. La Generazione Z ha imparato che l’insicurezza economica può logorare anche i legami più solidi, e cerca di evitarlo attraverso una selezione più consapevole. Ecco quindi che cambiano così anche le dinamiche quotidiane. Le spese si condividono e, prima di fare grandi passi come casa, figli, matrimonio (e non viaggi, auto, fogli di giornale come canta Tiziano Ferro), ci si pensa 2-3-5 volte. L’indipendenza economica diventa quindi una forma di rispetto reciproco, oltre che di libertà personale. Se l'Italia vuole davvero trattenere i suoi giovani, deve offrire più di promesse. In che modo? Rendendo possibile una vita adulta dignitosa. Perché senza basi solide, anche i sogni più grandi fanno fatica a restare (e a vivere).











