Quando si parla di scuola, raramente la parola viene data a chi la frequenta. Le critiche si susseguono e così le proposte per cambiare le cose. Di recente si è parlato molto della riforma dell’istruzione tecnico-professionale con l’introduzione del modello 4+2 (quattro anni di scuola superiore al posto che 5 e due anni di specializzazione facoltativi negli ITS Academy), della necessità o meno di rivedere i programmi scolastici (il ministro Valditara punta a un rafforzamento dei «valori dell'Occidente» e a un ritorno alle basi classiche), di voti in condotta e, naturalmente, di educazione sessuo-affettiva che nelle scuole italiane non è obbligatoria e d'ora in avanti sarà possibile solo con l'autorizzazione dei genitori.
Il 59° Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese, presentato il 5 dicembre, mostra, invece, cosa ne pensano i ragazzi. Nonostante il 70% degli intervistati esprima un giudizio positivo e riconosca alla scuola una preparazione sufficiente nel 53,3% dei casi, il 28,3% dei giovani di età compresa tra 16 e 19 anni ritiene che la scuola non li prepari adeguatamente al futuro.
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Cosa non va nella scuola?
Sono tanti i ragazzi che si sentono lontani dalla scuola, dalle modalità di insegnamento e dalla preparazione all'età adulta. Il 74,6% dei ragazzi insoddisfatti, infatti, pensa che la vita vera sia fuori dalla scuola, il 57,8% non ritiene che la scuola possa aiutarli a capire meglio il mondo, il 53,0% non la considera una «palestra di vita». Inoltre il 26,1% degli insoddisfatti non pensa che la scuola sia in grado di aiutarli a mettere le basi per il proprio futuro, mentre il 27,2% non crede che studiando possa realizzare i propri obiettivi.
Emerge quindi un senso di scollamento tra la scuola e la vita fuori, come se l'istituzione non fosse al passo, vicina ai bisogni dei ragazzi di oggi e alle sfide che il futuro, specialmente lavorativo, riserva loro. In questo senso si inserisce anche il dibattito sull'educazione sessuo-affettiva che rappresenta un bisogno espresso dal 34,7% dei giovani.
Gli ambiti da migliorare
Leggendo il report emergono delle proposte concrete per modificare l’offerta formativa secondo le esigenze dei ragazzi delle scuole secondarie. Il 56,1% degli studenti vorrebbe ricevere dalla scuola indicazioni pratiche su come muoversi nel mondo del lavoro, il 41,9% chiede una didattica maggiormente al passo con i tempi e delle lezioni più dinamiche. Il 31,1%, inoltre, vorrebbe programmi scolastici più attenti alla realtà contemporanea. Un ambito, secondo i ragazzi, ancora troppo poco esplorato, è quello del mondo digitale. Il 19,0% degli intervistati, infatti, vorrebbe che a scuola di imparasse a riconoscere le fake news e le truffe online.
Un altro tema importante è quello dell'Intelligenza Artificiale e di come le nuove tecnologie stanno cambiando e continueranno a cambiare la scuola. In base al Rapporto CENSIS, solo il 33,8% degli studenti afferma di avere docenti che utilizzano concretamente l’IA come supporto all’apprendimento, ma il 72% dei ragazzi della scuola secondaria di secondo grado ammette di utilizzare già l’intelligenza artificiale per lo studio o nella vita personale. La stessa percentuale ritiene che un uso esperto dell’IA sarà una competenza fondamentale per il futuro e dovrebbe quindi diventare oggetto di insegnamento. C'è, dunque, una generale apertura da parte di ragazzi verso l'AI, vista come uno strumento che, se usato correttamente e con competenza, può aprire nuove possibilità e opportunità. Il 59,2% degli studenti crede che velocizzi alcune fasi dell’apprendimento, favorendo l’approfondimento dei temi più complessi, mentre il 53,9% sostiene che li abbia aiutati a sviluppare un metodo di studio, nuove idee o modi originali di affrontare i compiti.
C'è, però, anche una buona percezione dei rischi: il 71,7% dei ragazzi intervistati ha detto di controllare sempre che il contenuto generato dall’intelligenza artificiale sia effettivamente corretto. Inoltre, i ragazzi hanno detto a CENSIS che, per il momento, utilizzano l'AI soprattutto per spiegazioni personalizzate su argomenti difficili (43,5%) e per esercitarsi con quiz, verifiche o simulazioni (42,9%).













