Puoi dirlo anche tu: trovare lavoro oggi è un incubo. Le e-mail di rifiuto - se arrivano - si accumulano come fossero messaggi di spam e le offerte di lavoro per posizioni junior richiedono almeno cinque anni di esperienza. Quante mail manderai in una giornata? Forse 20, 30 curriculum... e quante volte ricevi una risposta?
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È frustrante. Estenuante. E sì, è esattamente quello che stava succedendo anche a me. Cercavo un lavoro nel mondo della moda, del marketing e delle pubbliche relazioni, sperando di trovare un luogo in cui la mia creatività non solo fosse valorizzata, ma anche premiata.
AI e ricerca del lavoro
Inutile dire che il mondo degli affari non mi ha accolto esattamente a braccia aperte. Il mio CV? Troppo bizzarro. Troppo colorato. Forse quello che volevano era qualcosa di piatto e monocromatico. Un giorno, nel marasma di email ricevute, mi accorgo che un messaggio è stato generato dall’intelligenza artificiale. Di solito tendo a ignorare, ma questa volta è stato diverso. Nella mail c’era scritto: «Aggiorna il tuo curriculum con l'AI e ottieni il lavoro dei tuoi sogni.». Così ho pensato: e se l'IA fosse davvero la soluzione alla mia ricerca? A quel punto ho deciso di dargli una possibilità.
Un profilo migliore grazie all’AI
La prima cosa che l’AI ha fatto per me è stata sistemare professionalmente il mio profilo LinkedIn. La maggior parte delle aziende si serve di questa piattaforma per cercare collaboratori, per proporre offerte di lavoro e per fare selezione del personale. LinkedIn non è una piattaforma mirata unicamente alla presentazione dei propri lavori, ma uno spazio in cui offrire e cercare nuove opportunità lavorative, anche di ottimo livello. L’importante, però, è sapersi vendere bene.
Intelligenza artificiale e colloqui di lavoro
L’intelligenza artificiale mi ha anche consigliato di pubblicare contenuti costantemente, così da creare engagement, generare interazioni e raccogliere nuovi contatti. L’AI ha perfino creato alcuni post per mio conto, in cui condivideva idee sugli eventi, raccontava ciò che avevo imparato in alcuni corsi e discuteva di questioni politiche e sociali legate al mio periodo storico. Con un programma specifico ho migliorato la mia biografia professionale e l’ho adattata alle descrizioni lavorative che trovavo. Tempo dopo, ho iniziato a ricevere le prime chiamate per i colloqui: la vera sfida, però, era superare il processo di selezione. Il mio primo campo di battaglia è stata un'agenzia di marketing digitale. L'intervista è stata tutt'altro che facile, ma ho seguito le istruzioni che l’AI mi aveva dato: ho menzionato 'SEMrush' e 'Google Analytics' e parlato del comportamento degli utenti. Il reclutatore è rimasto piacevolmente colpito dal mio colloquio.
Opportunità nel mondo della moda
Avendo lavorato dietro le quinte in importanti eventi di moda, sono stato molto felice quando ho ricevuto una chiamata da un consulente di moda. Era la mia occasione per passare, finalmente, in prima fila. Durante il mio colloquio ho parlato di come costruire un rapporto di fiducia con i designer, della logistica pre-evento e dell'arte di far funzionare le cose alla perfezione. L’intelligenza artificiale mi aveva addestrato bene e l'intervistatore stava mostrando interesse nella nostra conversazione. E ' stata una bella intervista, anche se alla fine non sono stato scelto.
Il mondo della pubblicità
Il mio terzo colloquio era per una posizione di copywriter presso un'agenzia pubblicitaria. Per il colloquio avrei dovuto preparare una campagna di fragranze evitando i cliché, così ho optato per una narrazione sensoriale, evocativa e diretta. Giorni dopo, è arrivata una mail: «La tua creatività e le tue idee sono affascinanti, ma abbiamo scelto un candidato da Mumbai». Non era stato selezionato né per mancanza di abilità né di strategia. Avrei avuto il lavoro se fossi stato a Mumbai? Forse sì... ma magari no.
Articolo tradotto da www.cosmopolitan.com/es da collaboratori esterni. Per info e collaborazioni rivolgersi alla redazione











