Giornate di lavoro infinite. Iniziano con le email da controllare appena svegli, finiscono con una riunione fissata all'ultimo alle sette di sera. Nel mezzo notifiche, richieste continue e una pausa pranzo risicata. Non è solo una percezione, è quanto emerge dal nuovo studio Microsoft Work Trend Index 2025 che ha analizzato le interazioni quotidiane dei lavoratori con le applicazioni Microsoft 365.
Il quadro è angosciante: 117 e-mail quotidiane, 153 i messaggi su Teams, il 57% dei meeting fissati senza preavviso e circa una notifica o una riunione che interrompe il flusso di lavoro ogni 2 minuti. Il mondo del lavoro è sempre più digitalizzato e pervasivo, si infila in ogni piega della giornata e il tutto mentre, per la Gen Z, la carriera assume sempre meno importanza a fronte di una buona qualità della vita.
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Giornate infinite
Secondo il Microsoft Work Trend Index 2025 le giornate di lavoro iniziano alle prime luci dell'alba, prima ancora di alzarsi dal letto. Il 40% delle persone online alle 6 del mattino controlla la posta elettronica per avere un quadro della giornata che gli aspetta. Si sfora l'orario anche la sera con le riunioni dopo le 20:00 aumentate del 16% su base annua, specie a causa della diffusione di team globali con orari flessibili. Il dipendente medio invia o riceve più di 50 messaggi al di fuori dell'orario di lavoro principale e, entro le 22, quasi un terzo (29%) dei lavoratori attivi torna a controllare la posta in arrivo
I dati mostrano anche un aumento nell'utilizzo delle email nel fine settimana. Quasi il 20% dei dipendenti attivi nel fine settimana controlla la posta elettronica prima di mezzogiorno il sabato e la domenica e oltre il 5% torna a controllare la posta elettronica la domenica sera dalle 18 in poi in vista del lunedì. Com'è possibile staccare davvero in questo modo? Secondo il sondaggio di Microsoft 1 dipendente su 3 sostiene che il ritmo di lavoro degli ultimi cinque anni abbia reso ormai impossibile tenere il passo.
Il valore del lavoro per la Gen Z
Le avvisaglie c'erano già, tra quiet quitting e grandi dimissioni. L'insofferenza dei lavoratori risulta sempre più tangibile, specie dopo la pandemia e soprattutto nelle giovani generazioni. In Italia, secondo il report FragilItalia Disuguaglianze sociali e ascensore sociale, realizzato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos, tra i valori più importanti per la generazione Z il lavoro è sceso agli ultimi posti. Al primo posto i ragazzi indicano la famiglia (60%, rispetto ad una media nazionale del 78%), seguita dall'amicizia (54%, media nazionale 59%) e dall'amore (50%, media nazionale 63%). Il lavoro occupa la sesta posizione con il 38% (rispetto alla media nazionale del 49%), preceduto anche da divertimento (46%) e cultura (44%).
Diritto alla disconnessione
Sempre più importante è il bilanciamento con riposo e tempo libero e, secondo l'Istat, gli italiani sono fra le persone che ne hanno meno a disposizione. In media 4 ore e 54 minuti al giorno mentre i finlandesi, ad esempio, hanno 5 ore e 50 di tempo libero giornaliero. A impegnare gli italiani sono le ore di lavoro, ma anche quelle di cura, specie per le donne. Una soluzione di cui si parla sempre più spesso nel panorama lavorativo iperconnesso di oggi è il cosiddetto diritto alla disconnessione. Francia, Spagna, Portogallo e Irlanda è già stato introdotto mentre in Italia attualmente non esiste una legge. A febbraio è stato discusso in Senato un Ddl sul Diritto alla Disconnessione che proponeva, per le aziende con più di 15 dipendenti, almeno 12 ore di riposo tra i turni e il divieto di comunicazioni fuori orario a fronte di sanzioni pecuniarie. Per ora, tuttavia, ancora nulla di fatto.
Secondo il report Microsoft, servono cambiamenti radicali per rendere il lavoro più sostenibile. «L'intelligenza artificiale può darci la leva per riprogettare il ritmo del lavoro, riorientare i nostri team su attività nuove e differenzianti e risolvere quella che è diventata una giornata lavorativa apparentemente infinita», si legge, «La domanda non è se il lavoro cambierà. È se lo faremo noi». Puntate sull'AI non basta: «Ciò di cui c'è bisogno attualmente è una mentalità da "impresa di frontiera", che si interroghi su come viene impiegato il tempo, su come viene svolto il lavoro e su cosa genera realmente un impatto».









