È vero: essere donne ai vertici di un'azienda non dovrebbe più far notizia, eppure, in un mondo in cui non è ancora la normalità, pensiamo che sia fondamentale parlarne. Per questo, dopo averla incontrata a Milano e averla conosciuta di persona, abbiamo deciso di intervistare Alessandra Calise, Responsabile Comunicazione del gruppo Ferrovie dello Stato. Ci incontriamo durante la Design Week, una delle settimane più importanti per il capoluogo lombardo, e nonostante gli impegni e la frenesia, Alessandra si prende il tempo per conoscerci e scambiare due battute su cosa significhi oggi, dal suo punto di vista, occupare una posizione dirigenziale in un settore a prevalenza maschile, quello dei trasporti.

Mondo complesso e diversificato, che Alessandra ha imparato a conoscere dopo importanti esperienze lavorative nel mondo della comunicazione, prima come giornalista e poi all'interno di aziende e, infine, tra le stanze di Palazzo Chigi (è stata portavoce e capo ufficio stampa del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, responsabile della comunicazione del Commissario alla ricostruzione post sisma del Centro Italia, vicecapo ufficio stampa con delega all’organizzazione dei vertici internazionali della Presidenza del Consiglio dei ministri).

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Courtesy Ufficio Stampa

Quale consiglio daresti alle giovani donne che sognano di coprire posizioni dirigenziali, in Italia?

«Il sogno deve far parte del percorso di formazione. Non abbiate paura di pensare in grande. Cercate mentori, soprattutto nel cammino universitario, costruite la vostra rete di contatti e non smettete mai di lavorare sulla vostra preparazione. Ma soprattutto coltivate una visione personale: è ciò che fa la differenza. Credo profondamente che l’autorevolezza nasca dall’autenticità».

Quali sono state le più grandi sfide che hai dovuto affrontare nel mondo del lavoro, in settori di solito occupati soprattutto da uomini?

«Due in particolare. La prima è stata proprio all’inizio della mia carriera, quando una persona che stimo molto mi disse: Gli spazi disponibili per noi donne non esistono, si occupano. È stata una frase che mi ha accompagnata a lungo e che ho trasformato in un principio guida: occupare quello spazio, senza mai rinunciare alla mia identità. La seconda è stata scegliere con determinazione una strada autonoma, anche quando significava andare controcorrente, portare un punto di vista nuovo, spingere altre donne a credere in sé stesse. È un percorso che richiede coraggio, ma ripaga in profondità».

Sei anche mamma: come concili il tutto?

«Con organizzazione, aiuto e una buona dose di realismo: col tempo ho imparato a riconoscere i miei limiti e a chiedere supporto. Non credo nella perfezione, ma nell’equilibrio tra energia, priorità e consapevolezza. I sensi di colpa fanno parte del bagaglio emotivo di molte donne. Ma imparare a gestirli fa parte del percorso. E poi, come spesso accade, sono proprio i nostri figli a insegnarci il valore del tempo e della presenza».

Qual è il consiglio professionale che avresti voluto ricevere nella tua carriera? Ti ricordi un ostacolo particolarmente difficile?

«Non bisogna avere fretta di arrivare. Avere chiara la direzione è più importante della velocità. All’inizio pensavo che contasse arrivare per primi, oggi so che conta di più restare saldi nei momenti difficili. Quando mi sono laureata in comunicazione, in famiglia guardavano con scetticismo al mio futuro professionale, considerandolo un percorso incerto. Ho sentito spesso il bisogno di dimostrare che quella scelta aveva un valore. Il vero ostacolo, però, è stato imparare a gestire il silenzio. In alcuni contesti, specialmente all'inizio, non si aspettavano che parlassi, decidessi o intervenissi. L’ostacolo non era ciò che veniva detto apertamente, ma ciò che restava implicito. Imparare a leggere quei silenzi e trasformarli in spazio d’azione è stato determinante per trovare la mia voce, e con essa il mio spazio».

Quale obiettivo ti sei prefissata, come capo della comunicazione di Ferrovie dello Stato?

«Dare coerenza, forza e identità a una narrazione che rappresentasse il reale valore strategico del Gruppo FS per il Paese. Non si tratta solo di raccontare un’azienda, ma di renderne visibile ogni giorno il ruolo economico, sociale e ambientale. Parallelamente, ho lavorato per costruire un team coeso, fondato su fiducia, ascolto e responsabilità condivisa. Credo molto in una comunicazione che non si limita a trasmettere messaggi, ma che contribuisce a costruirne il significato. Una comunicazione efficace nasce sempre da una squadra coinvolta e consapevole dell’impatto che genera».

Il lato più interessante di lavorare in questo ambiente?

«La sua complessità. Operiamo in un ecosistema in cui si intrecciano infrastrutture, persone, tecnologia e sostenibilità. Raccontare tutto questo in modo chiaro e accessibile è una sfida entusiasmante e una grande opportunità di crescita. FS è il principale sistema di mobilità del Paese e far parte di questo cambiamento è un privilegio. Le potenzialità sono enormi. Il settore ferroviario - e quindi Il Gruppo FS che è protagonista della mobilità in Italia ed Europa - è al centro della trasformazione infrastrutturale dell’Italia ed è il motore della transizione ecologica e digitale. Con i progetti del PNRR e gli investimenti in infrastrutture, intermodalità e servizi intelligenti siamo di fronte a un’occasione unica per cambiare radicalmente il modo in cui il Paese si muove e si connette. Mobilità integrata, infrastrutture moderne, sostenibilità: il nostro sistema ferroviario è un asset strategico anche a livello europeo».