"Ghosting" è una di quelle parole Gen Z ormai entrate nell’uso comune, tanto che l'Accademia della Crusca ha incluso il verbo "ghostare" tra i neologismi. Il termine è generalmente associato alle relazioni sentimentali, quando qualcuno scompare all’improvviso senza spiegazioni, interrompendo ogni contatto. Diciamolo: affrontare i problemi è difficile, e spesso è più semplice svanire nel nulla piuttosto che dire chiaramente "Non mi piaci abbastanza" o "Credo che tra di noi non stia funzionando". Quando accade in amore, può fare molto male. Ma cosa succede quando il ghosting avviene anche nel mondo del lavoro? Secondo l'ultima indagine condotta da LinkedIn su scala internazionale e a livello italiano, un numero crescente di professionisti si ritrova a fare i conti con il "ghosting" durante la ricerca di un lavoro. In media 3 persone su 10 (30%) dichiara di aver già vissuto personalmente questa esperienza a seguito dell’invio di una job application, proprio come accade spesso dopo un primo date a livello sentimentale. Ecco che la mancanza di feedback da parte dei recruiter si presenta come una delle sfide più rilevanti nel panorama occupazionale attuale.
A far crescere la frustrazione è l’assenza di feedback da parte degli hiring manager, con quasi la metà (48%) dei lavoratori in Italia che concorda sul fatto che sia diventato più difficile ricevere riscontro e ben il 20% che indica proprio l’assenza di feedback come uno dei principali ostacoli nella ricerca. Il silenzio dei recruiter colpisce soprattutto le generazioni più giovani: il 43% della Gen Z e il 46% dei Millennial hanno infatti dichiarato di essere stati "ghostati,” rispetto al 22% della Gen X e solo al 16% dei Baby Boomer. Questo dato evidenzia non solo una differenza generazionale nell'esperienza della ricerca di un nuovo impiego, ma anche una mancata opportunità per le nuove generazioni di orientarsi e inserirsi nel mercato del lavoro. Con il 48% dei candidati che ritiene il processo di selezione più complesso rispetto all'anno scorso, la ricerca di un lavoro non è più solo un passaggio professionale, ma un vero e proprio percorso emotivo, carico di aspettative, ansia e riflessione su se stessi. Ecco perché il ghosting in ambito lavorativo non si limita a generare frustrazione, ma ha conseguenze più profonde. Ad esempio, il 45% dei candidati afferma che la mancanza di una risposta rende difficile capire perché la propria candidatura sia stata scartata, lasciandoli in un limbo di incertezza sulle proprie capacità e prospettive di carriera. Non ricevere un riscontro può minare la fiducia in sé stessi, proprio come accade quando, dopo un primo appuntamento promettente, l'altra persona sparisce senza spiegazioni.
Il ghosting sul lavoro è solo l’ennesima prova di come la comunicazione stia cambiando, spesso a scapito dell’empatia. Per la Gen Z, che affronta già un mercato del lavoro instabile e competitivo, l’assenza di riscontri può essere demoralizzante, minando la fiducia nelle proprie capacità. Ma se da un lato non possiamo controllare il comportamento degli altri, dall’altro possiamo scegliere come reagire: normalizzare il ghosting non è la soluzione, ma imparare a non prenderlo sul personale e a insistere con determinazione sì. In un mondo sempre più digitale e distante, rispondere con professionalità e rispetto può fare la differenza, oggi più che mai.







