«Internet è tagliato fuori e non possiamo usare le app di messaggistica», racconta una donna, una scrittrice quarantenne che vive a Teheran, all'IWPR Institute for War & Peace Reporting, «Ci scambiamo notizie e chiediamo quali luoghi sono stati colpiti. Chiunque abbia informazioni le condivide con altri. Le notizie si diffondono tramite il passaparola». Un'altra donna sulla trentina spiega che «Quando iniziano i raid aerei, ascoltiamo solo i rumori». «Non andiamo in nessun rifugio, non c'è nessun posto dove andare», dice, «La gente esce raramente per strada, se non per necessità».
In Iran la guerra continua: sono passati 9 giorni da quando, il 28 febbraio, Israele e gli Stati Uniti hanno iniziato a bombardare il Paese e ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei. Il conflitto si è rapidamente esteso e ad oggi è impossibile prevedere quanto ancora durerà. «Prenderò una decisione al momento giusto, ma terrò in considerazione tutto», ha detto Trump a Times of Israel.
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La risposta dell'Iran e la nuova Guida Suprema
Dopo i primi attacchi, l’Iran ha risposto bombardando Israele con missili e droni, ma anche attaccando i Paesi del Golfo Persico finendo per coinvolgere altri 14 Stati tra cui Azerbaijan, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, ma anche Cipro e Turchia. Spesso i missili sono stati intercettati, ma lil governo di Teheran ha detto che intensificherà gli attacchi. Il regime sostiene di puntare alle basi statunitensi, ma di fatto vengono colpiti molti obiettivi civili: aeroporti, hotel, industrie, infrastrutture. L'Iran, come spiegano gli analisti, sembra intenzionato soprattutto a minare il commercio di gas e petrolio a livello mondiale causando pesanti conseguenze economiche.
Nel frattempo, dopo l'uccisione di Ali Khamenei, è stato eletto suo figlio come nuova Guida Suprema ossia massima carica politica, religiosa e militare del Paese. Si tratta di Mojtaba Khamenei, 65 anni, sostenuto dall'ala più estremista del regime.
La nuvola nera su Teheran
A Teheran i bombardamenti non si fermano. Ci sono stati enormi incendi di depositi di carburante, il cielo si è oscurato per il fumo e la fuliggine e, quando ha iniziato a piovere, le gocce erano nere e oleose. «È stato come se fosse arrivato il giorno del giudizio. Sono rimasto scioccato. Noi, in Iran, abbiamo assistito a molte scene simili e a momenti strazianti che rimarranno con noi per sempre», ha raccontato all'ANSA Marjan, un'insegnante trentenne. «Siamo tutti in grave stato di shock. La vita quotidiana è stata completamente sconvolta. Per quanto possibile, non usciamo di casa: in questo momento, non c'è un solo quartiere di Teheran che sia rimasto indenne», ha spiegato invece a un'attivista per i diritti delle donne all'IWPR, «Le nostre finestre sono state tutte frantumate a causa degli attacchi. L'intensità dei bombardamenti negli ultimi due o tre giorni è stata superiore al totale dei dodici giorni di guerra precedenti, nel giugno 2025. Molte persone hanno lasciato Teheran, spostandosi, ad esempio, verso nord o in altri luoghi che ritengono più sicuri». «Viviamo in un clima di paura e speranza», ha dichiarato una scrittrice di Teheran sempre a IWPR, «Ma i miei timori superano le mie speranze».
E l'Italia?
«Voglio ribadire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra», ha detto la premier Giorgia Meloni ai microfoni di RTL 102.5 giovedì mattina. Eppure il clima è teso anche in Europa. L'Iran, infatti, ha mandato droni e missili contro Cipro e contro la base militare britannica di Akrotiri. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha detto che l’Italia manderà delle navi nell'isola, che fa parte dell'Unione Europea, per proteggerla dagli attacchi insieme a Spagna, Francia e Paesi Bassi.
Giorgia Meloni ha anche detto che attualmente gli Stati Uniti non hanno chiesto di usare le basi militari italiane ma che, se dovesse succedere, la decisione spetterebbe al governo, ma coinvolgerebbe anche il Parlamento.















