«Non preoccuparti, le donne come te non finiscono sugli scaffali». Non potevo credere che queste parole fossero apparse sullo schermo del mio telefono. Per qualche secondo ho letto e riletto il testo del messaggio che avevo appena ricevuto dalla mia amica, per poi scoppiare in una risata incredula.
Certo, ho ricevuto la giusta dose di critiche da parte dei miei parenti più anziani, ma non mi era mai venuto in mente che una persona della mia età mi considerasse una reliquia impolverata in attesa di essere salvata dall’incuria e dalla solitudine. Sono single da 15 anni ed è stata una mia scelta vivere così. Pensavo che una mia coetanea mi avrebbe vista come mi vedo io: una donna sicura di sé, felice e indipendente (sono una che viaggia da sola in luoghi lontani, si concede lunghi bagni pomeridiani e dorme come una stella marina in un letto matrimoniale formato king size), ma a quanto pare non è così. Per lei mi trovavo nella sala d’attesa della vita, ad aspettare l’arrivo di un uomo che mi strappasse all’infelicità della vita da single.
Non ho responsabilità e nessuno da accontentare se non me stessa. Da quando ho decentrato le relazioni sentimentali dalla mia vita mi godo la mia libertà, e non sono la sola in questo. Morgan Stanley prevede che entro il 2030 il 45% delle donne tra i 25 e i 44 anni sarà single, e conosco molte altre donne che sono convinte di voler vivere da sole proprio come me. Pensavo avessimo superato i tempi in cui tutte dovessimo per forza trovare marito. Ma perché, allora, la mia amica si rivolgeva a me trattandomi come un fossile che ascolta in loop “All By Myself” di Céline Dion?
Monoparentalità
Durante gli anni dell’università Megan MeKee ripeteva sempre la stessa cosa: «Ricorrerò alla fecondazione eterologa». Oggi, a 26 anni, Megan è incinta di 14 settimane. «I miei amici ricordano quelle conversazioni e mi dicono “l’hai fatto davvero”», racconta. «L’idea di avere una relazione non mi ha mai attratto: quello che volevo era essere madre e non volevo aspettare qualcosa o qualcuno per farlo». Megan sa di essere più giovane di molte donne che fanno la sua stessa scelta: secondo la Banca Europea dello Sperma, l’età media delle donne single che si affidano alla fecondazione assistita da parte di un donatore è compresa tra i 38 e i 40 anni, ma lei non si è mai sentita troppo giovane. «Mi è sembrata una cosa normale da fare», racconta. Questa sicurezza l’ha aiutata a comunicare alla sua famiglia la decisione. Se la maggior parte dei suoi parenti l’ha sostenuta, qualcuno le ha detto che decidere di diventare una madre single è «crudele», e che non si può essere una famiglia vera senza un papà. «Tuttavia», ricorda, «le famiglie si presentano in molte forme: affidatarie, adottive o, appunto, create con concepimento tramite donazione di sperma».
La maternità senza partner non è ancora completamente compresa, ma negli ultimi anni le cifre mostrano un aumento del 60% del numero di donne che scelgono di diventare madri single. Lei ha deciso di percorrere questa strada a settembre 2024. Da allora si è sentita supportata in ogni fase del processo, e la scelta del donatore è stata un’esperienza travolgente.
Si sentiva come se stesse facendo smash or pass su un’app di incontri. «Crescendo, immagini sempre di avere un partner attraente», ma poiché in molti Paesi la donazione di sperma è anonima, non sapeva che aspetto avesse il suo donatore. Poteva solo cercare qualcuno che condividesse i suoi stessi valori e che, a suo avviso, donasse per le giuste ragioni. «Questo donatore ha scritto una lettera a un futuro bambino, mi ha fatto piangere».
Megan si è sottoposta a tre IUI (inseminazione intrauterina) che non hanno funzionato, prima di passare alla fecondazione in vitro. Trasferito l’embrione, le è stato detto di aspettare 12 giorni prima di fare il test, ma non poteva più attendere: «lo facevo praticamente ogni giorno e vedevo la linea sottile diventare più forte. È stato molto emozionante». In quel periodo sua nonna era andata a trovarla a Londra da Manchester, così ha deciso di rivelarle la notizia in grande stile. Fingendo di non conoscere già il risultato, ha urinato sul fatidico bastoncino e lo ha dato alla nonna perché leggesse il risultato: «è saltata giù dalla sedia e mi ha abbracciata».
L’esperienza di Megan è la prova che non ci stiamo perdendo nulla se scegliamo un percorso che si discosta da ciò che è considerato normale. Per le persone LGBTQIA+, i genitori single, i genitori adottivi, le famiglie affidatarie e tanti altri esseri umani, la felicità non deve necessariamente seguire la strada tradizionale ed eteronormativa. Il nostro futuro è qualcosa che possiamo plasmare da soli.
Una scelta appagante
Sono le due di notte quando incontro la psicologa Bella DePaulo su Zoom. Ecco come vive le sue giornate, seguendo i suoi ritmi e le sue condizioni. La sua missione è sempre stata quella di studiare le gioie della vita da single e smantellare per sempre l’idea che le donne senza partner siano infelici.
La Dott.ssa DePaulo, che è anche autrice di Single At Heart: The Power, Freedom And Heart Filling Joy Of Single Life, afferma che chi è single per scelta può vivere secondo i propri valori e interessi, il che permette loro di seguire il proprio cuore. «Spesso hanno quella che psicologi e filosofi definiscono una vita “psicologicamente ricca”: una vita interessante, piena di esperienze uniche che offrono loro l’opportunità di crescere e imparare», spiega. La sua ricerca ha evidenziato che le persone che scelgono attivamente di essere single non solo sono più felici di quelle impegnate in una relazione, ma che con il tempo lo diventano perfino di più.
Essere felicemente single influisce anche sul modo in cui si percepisce la solitudine: «le persone single la accolgono. La trovano arricchente, non noiosa», afferma la Dott.ssa DePaulo.
«Il tempo trascorso da soli potrebbe essere vissuto come rilassante e positivo per la riflessione o la creatività. Quando si assapora la propria solitudine invece di temerla si è meno propensi a sentirsi soli». Ora 72enne, la Dott.ssa DePaulo è rimasta single per tutta la vita e può testimoniare le ricchezze che derivano dal decentramento sentimentale: in poche parole, dice, «si diventa il capitano della propria nave».
Si può decidere tutto, a cominciare dalle piccole cose: quando alzarsi e quando andare a dormire, cosa mangiare e quando, a che temperatura impostare il riscaldamento, come arredare casa, se tenerla in ordine o no, cosa fare nel tempo libero. Al controllo sulle piccole cose della vita quotidiana, poi, si aggiunge quello sulle decisioni più grandi, di quelle che cambiano la vita, come accettare un nuovo lavoro, fare un trasloco; tutte cose che in una relazione richiederebbero lunghe conversazioni e compromessi.
Vivere da sole
Se fossi il capitano della mia nave, quella nave sarebbe il mio appartamento nel sud-est di Londra, che ho orgogliosamente soprannominato Palazzo Rosa. Arrivare fin qui non è stato né facile, né economico: non a caso l’onere finanziario che deriva dal vivere da soli è spesso definito “tassa sui single”. Incide su tutto, dalla spesa all’abbonamento dei mezzi, fino al non avere nessuno con cui dividere il costo di una camera d’albergo al matrimonio di un amico. E l’affitto è in cima alla lista.
I dati Istat mostrano che tra il 2023 e il 2024 in Italia vivevano da sole quasi nove milioni di persone: oltre un terzo delle famiglie era dunque composto da single. Come rilevato dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, molti di loro vivono in affitto: nel primo semestre del 2025 gli acquirenti single rappresentavano il 32.8% del totale, in aumento rispetto al 31.5% dell’anno precedente. Idealista stima che affittare un appartamento a Milano costi in media 22.8 euro al metro quadro al mese, e per un monolocale in un quartiere ben collegato si superano facilmente i 1000 euro mensili. Anche altre grandi città come Venezia e Firenze non sono da meno: a settembre 2025 Casa.it indica un canone medio mensile di 1404 euro e 1107 euro.
Come risolvere il problema degli affitti in continuo aumento e nessuna possibilità di risparmiare? Le famiglie monoparentali dedicano un budget maggiore del loro reddito alle spese abitative, che si tratti di bollette o dei sopracitati prezzi d’affitto, per non parlare di chi acquista casa, che si trova ad affrontare il mercato immobiliare più difficile degli ultimi anni.
Va bene abbracciare la propria indipendenza e scoprire la gioia di essere single, ma è difficile prosperare a pieno quando il sistema sembra truccato. La nostra visione della vita da single potrebbe essere cambiata, ma la società e il suo sostegno a queste scelte di vita non lo sono. Per questo, tante donne cercano soluzioni alternative.
Lucy Partington, 35 anni, beauty editor freelance, viveva da cinque anni in affitto con un’amica. I suoi genitori si erano offerti di aiutarla con i soldi necessari per l’anticipo del mutuo, ma non sarebbe comunque stato sufficiente per comprare casa da sola. Così, quando l’amica le ha confessato di voler acquistare casa, hanno deciso di comprarne una insieme.
Lucy e la sua amica hanno impiegato un anno a trovare la casa perfetta. «Molti appartamenti avevano una camera padronale e al massimo un ripostiglio, ma noi non avevamo bisogno di più stanze; avevamo bisogno di due camere matrimoniali che fossero circa della stessa dimensione, cosa che abbiamo scoperto essere molto difficile da trovare. Dal punto di vista economico, tutto era diviso a metà, perfino la finestra di una camera da letto che abbiamo dovuto sostituire».
A volte non è stato facile, ma oggi Lucy consiglierebbe a tutte di comprare casa con un’amica, soprattutto se ci si ha già vissuto insieme. «Non sarei comunque in grado di comprare casa da sola. Abbiamo accumulato una somma discreta nei cinque anni e mezzo in cui siamo state coinquiline, quindi ora ho una buona cifra... Che sarebbe tale se solo vivessi in qualsiasi altro posto al di fuori di Londra».
Guardando al futuro, ci sono alcuni segnali di cambiamento, come il lancio di alcune iniziative di carattere edilizio rivolte alle donne single. Nella zona ovest di Londra, per esempio, è attualmente in costruzione il primo grattacielo destinato esclusivamente a donne del Regno Unito, i cui appartamenti saranno affittati alle donne single. Inizialmente la gestione sarà affidata alla Women’s Pioneer Housing Association, un’associazione fondata negli Anni ’20 da un gruppo di suffragette. L’edificio comprenderà 102 appartamenti disponibili a prezzi accessibili, dove le future residenti si trasferiranno subito dopo la fine dei lavori, prevista per l’estate 2026.
Non è solo nel Regno Unito che le donne stanno riscrivendo le strutture sociali. A soli 20 anni, Sophie Beilinson si è trasferita in una comunità internazionale ad Austin, in Texas, dove viveva con altre persone single. «Volevo di più di quello che mi era stato mostrato», spiega. Le comunità internazionali spaziano da gruppi di cohousing che condividono giardini e aree comuni fino a comunità che condividono anche proprietà, reddito e lavoro. Si basano su valori, convinzioni e obiettivi comuni.
«Ho deciso che volevo relazioni autentiche e persone su cui contare nei momenti di difficoltà», racconta. Sophie, che ora ha 25 anni, ha una coinquilina con cui divide l’affitto. Spesso vanno a trovare gli altri membri della comunità che vivono a pochi passi di distanza. «Mangiamo regolarmente insieme e ci consigliamo quando dobbiamo affrontare un problema, ricevendo supporto reciproco».
Questo modo di vivere è sempre più diffuso negli Stati Uniti, che offre alle donne single nuove possibilità di coltivare legami senza seguire la strada tradizionale. Prendiamo l’esempio dell’autrice Janet Hoggarth, che dopo un anno da madre single ha deciso di abitare con altre due madri single. Vivendo sotto lo stesso tetto insieme ai loro sei figli, Janet e le sue amiche Vicky e Nicola sono diventate una famiglia. Un proverbio inglese dice «it takes a village to raise a child», per crescere un bambino serve un villaggio: alcune donne ne stanno costruendo uno da zero.
Per scelta
Leanne è indipendente, sia economicamente che legalmente, ma i suoi genitori sono preoccupati. «Nella cultura cinese, vige la convinzione che i figli si debbano fare anche perché si prenderanno cura di te quando sarai anziano, come se la genitorialità fosse un contratto generazionale». Sua madre le ha proposto di adottare un bambino come «nipote sostitutivo», per avere qualcuno che possa prendersi cura di lei in futuro, suggerendole persino di «partorire e poi affidare il bambino a lei perché lo crescesse». Lei ha risposto: «non credo che tu ti renda conto di quanto quest’idea sia folle».
Leanne sostiene che il fatto di vivere in un Paese diverso da quello della sua famiglia sia un vantaggio. «Restare lontana dai miei genitori rende le cose molto più facili», spiega. Per fortuna, Leanne non interiorizza più i commenti sulle sue decisioni di vita: «se non rispetto la loro opinione, perché dovrei offendermi?». Potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi, soprattutto in culture in cui non solo l’opinione pubblica, ma intere strutture sociali, politiche e governative sono costruite per farci sentire inferiori. Basta dare un’occhiata alla sezione commenti sotto il post di fidanzamento di Taylor Swift con Travis Kelce nel 2025, dove l’ossessione globale per la fine della sua vita da single è emersa con chiarezza. Buon per lei, e per chiunque trovi la felicità in quella vita, ma non è per tutti.
Ora che ha 65 anni, sono passati 30 anni da quando Cindy ha partecipato a quella festa di famiglia a Penang. Oltre 42mila follower e un TED Talk dopo, si dichiara single con orgoglio ed è la fondatrice del movimento di educazione sessuale Make Love Not Porn.
«Da buttare»
Quando Cindy Gallop aveva poco più di 30 anni e lavorava nella pubblicità a Londra, andò a trovare i suoi genitori per Natale a Penang, in Malesia. «A quel tempo vivevo e lavoravo nel Regno Unito da parecchio tempo, quindi avevo completamente dimenticato cosa sarebbe successo una volta riunita con tutti i miei parenti cinesi da figlia maggiore trentenne», racconta. «La prima domanda che fecero a mia madre fu “è sposata?”». Con grande divertimento di Cindy, quella domanda incendiaria scatenò la rabbia di sua madre, che si spese in parole molto dure contro la sua famiglia.
Leanne Yau, 27 anni, è originaria di Hong Kong ed è cresciuta in una famiglia cinese tradizionale conservatrice. «Sono felicemente nubile, non ho figli e voglio rimanere tale», dice. «Per me questa è una scelta femminista. Questi valori sono molto diversi da quelli dei miei genitori. Nonostante sempre più donne cinesi scelgano la vita da single, le donne non sposate tra i 30 e i 40 anni sono spesso chiamate sheng nü, “donne di scarto”. «Se una donna non è sposata a quell’età, è spazzatura», spiega, «è considerata inutile».
La futura me non si aggirerà per una casa vuota, ripensando agli amori passati e rimpiangendo di non averli lasciati. Se le lezioni di vita di Cindy, Leanne, Sophie, Lucy e Bella sono un esempio, mi sveglierò ringraziando la mia buona stella per aver avuto il coraggio di vivere la vita a modo mio.
Perché restare single non significa essere una reliquia impolverata e dimenticata su uno scaffale. Tutt’altro: se l’idea di decentrare le relazioni vi attrae, vi aspetta una vita arricchente e libera.













