C’è chi, a un certo punto, scopre la meraviglia delle parole. Non succede quando impari a pronunciarle e nemmeno quando inizi a comporle e scriverle: non ha a che fare strettamente con l’esprimersi e il comunicare, ma con l’aprire sguardi su nuovi immaginari e sentire odori o toccare consistenze. Capita, per esempio, a Modesta, la protagonista de L’arte della gioia di Goliarda Sapienza: «Ora poi che le scriveva le parole lí sul bianco della carta, nero su bianco, non le avrebbe perdute più, non le avrebbe dimenticate più. Erano sue, solo sue. Le aveva rubate, rubate a tutti quei libri». Certe parole sono talmente belle che si sente il desiderio di tenersele in mano, trascriverle, dirle, rigirarsele in bocca (a Modesta piacciono: «azzurro, soave, celestiale, magnolie» e tutti i nomi dei fiori). Per me la meraviglia è arrivata quando ho conosciuto la poesia. La poesia la incontriamo solitamente a scuola, per questo, come molti dei saperi che ci trasmettono in classe, la conosciamo al maschile. Non posso che ammettere che la meraviglia delle parole l’ho provata la prima volta sui testi di grandi autori maschi.



È successo anche a Carolina Capria che nel suo nuovo podcast Al mio cuore, di domenica racconta di quando, da ragazzina, ha comprato il suo primo libro di una poeta donna, Emily Dickinson, e presa da una specie di innamoramento, ha trascritto una sua poesia sul muro della propria camera. Nel podcast, ogni domenica, la scrittrice, nota sui social per la sua pagina @lhascrittounafemmina, legge e commenta «Le poesie e le poete che più amo, nella speranza che i loro nomi e i loro versi diventino parte della vostra vita». Nessuno ci presenta le grandi poete, anche se ne esistono tante. Se la poesia è la forma di scrittura più intima, rimaniamo senza la possibilità di ascoltare le voci vicine al cuore di chi potrebbe assomigliarci. Quando, durante la pandemia, il padre di Carolina Capria le mandava ogni giorno dei versi, lei ha iniziato a fare lo stesso, anche online, ma con le sue poete, autrici dimenticate. Le poesie si prestano bene a essere fotografate e usate come pillole con effetto immediato. «Mi è capitato tantissime volte di trovare una poesia che mi piaceva, fotografarla e mandarla ai miei amici e alle mie amiche», mi racconta, «È a questo che servono le parole scritte: a creare dei legami, a dire delle cose che magari tu fai fatica a comprendere, ad esprimere, ma che puoi regalare a qualcuno in modo che ti che ti conosca. La poesia è un è un regalo: rispetto alla pagina di un libro è fatta e finita, la consegni. Stai dando una parte di te che vedi in quel testo».

donne e poesia il nuovo podcast sulle poete di carolina capriapinterest
Foto di Klara Kulikova su Unsplash

Come molte di noi, la poesia che ho scoperto a scuola era una poesia maschile, non scritta dal mio punto di vista di ragazza. Le grandi poete sono ancora invisibili?

«Le poete non le studiamo proprio. Nella scrittura più nobile per eccellenza le donne non vengono contemplate. Già è difficile che studiamo le grandi scrittrici, ma magari Elsa Morante o Grazia Deledda le sentiamo nominare. Le poete non le ho mai viste comparire nei libri scolastici più utilizzati. Eppure ce ne sono, solo che non ci vengono proposte».

Però ho la sensazione che la poesia sia vista nell’immaginario comune come qualcosa di femminile. Sono le ragazze che leggono e scrivono poesie, è una cosa “da femmine”, o mi sbaglio?

«Secondo me questo è legato al fatto che intanto le ragazze leggono di più e poi sono più vicine al romantico, hanno meno paura di emozionarsi, di piangere, di provare un brivido e la poesia ti chiede proprio questo: di emozionarti.

La poesia è contemplazione: sei lì, non deve succedere niente

Io, ad esempio, quando ero ragazzetta mi scrivevo sul diario le frasi che mi facevano battere il cuore e i testi delle canzoni, perché a quell'emozione davo risalto. Questa cosa i ragazzi non la fanno, non hanno accesso all'emotività di questo tipo. Emozionarsi in questo modo per una canzone, per una poesia è vista come una cosa poco virile. E quindi in questo senso è una cosa “da femmine”».

Anche per questo legame con le emozioni, scegliere di leggere la poesia è diverso da scegliere di leggere un testo in prosa. Tu quando scegli la poesia?

«Hanno ruoli diversi nella vita, così come i saggi hanno un ruolo diverso rispetto ai romanzi. La poesia è immediata (per quanto siamo abituati a credere che necessiti di chissà che spiegazioni). La poesia cattura un'emozione, appunto, te la butta lì, te la descrive e ti lascia con te stessa, cosa che il romanzo non fa, perché ha tempi più lunghi. Però anche in un romanzo capita l'epifania di una frase che ci colpisce. Ecco, è qualcosa di molto simile a quello che provi leggendo i versi di una poesia. Io so che, se ho bisogno di un momento di conforto e di riflessione, mi prendo un libretto di poesie e me ne sto quei 10 minuti a contemplare le parole».

Anche il modo in cui leggiamo un testo poetico, quindi, è diverso.

«È un tipo di fruizione diversa, sì, anche banalmente a livello sonoro. La poesia ti rimane in testa perché ha quella musicalità intrinseca che il testo in prosa non ha e che ti entra nella testa e probabilmente agisce a livello inconscio su di te. Un poco come le canzoni, che tutto sommato sono poesie musicate. Quando leggiamo una poesia sappiamo che ogni parola ha un valore, la sintesi è fondamentale e ogni parola è veramente una uno scrigno che devi aprire. Ti ci approcci con lentezza, l’assapori».

È una lentezza a cui non siamo più abituati?

«Facciamo fatica perché con il digitale stiamo abituando il nostro cervello a una velocità diversa. Siamo sempre più all'erta pronte a una notizia che potrebbe arrivare, come se la vita dovesse avere sempre una trama. Invece la poesia ti costringe a stare fermo, a contemplare. La poesia è contemplazione: sei lì, non deve succedere niente perché non ci sono trame. Devi stare.»

donne e poesia il nuovo podcast sulle poete di carolina capriapinterest
unsplash

Mi sembra ci sia anche l’idea (molto più che con i romanzi) che la poesia sia qualcosa di legato unicamente all’ambiente scolastico. Per me almeno era così.

«Sono poche le persone che leggono poesie nella vita e forse è un po' colpa della scuola. Le poesie che si studiano in classe non parlano alle persone che leggono. Io ho imparato a memoria il "Cinque maggio", ma è una poesia che non dice proprio niente a una ragazzina o a un ragazzino. Dopo aver letto le poesie che ho proposto, moltissime persone mi dicono che non pensavano che la poesia fosse così e che potesse piacergli.

Le ragazze hanno meno paura di emozionarsi, di piangere, di provare un brivido

Poi c’è un altro problema: a scuola facciamo nostra l'idea che la poesia necessiti per forza di un commento critico. “Io non la capisco la poesia”, è una cosa che mi dicono sempre, ma non è vera. Magari non sai se sono quartine, terzine, se è una villanella, ma non fa niente, non vieni interrogato. Le frasi, se le leggi piano, se le leggi con attenzione, le capisci».

Hai parlato delle poesie da imparare a memoria. È anche questa un’attività che stiamo perdendo?

«Io sono una grande fan dell’imparare a memoria. Ovviamente ho iniziato a scuola, però anche da adulta, se c'è una poesia che mi piace particolarmente, la leggo così tante volte che me la imparo, è un modo per farla mia. Sono sempre stata una bambina Polly Pocket. Sono cresciuta, come molte bambine, con la voglia di portare tutto con me. E quindi le frasi belle, le frasi che mi emozionano per varie ragioni, mi piace averle a disposizione senza dover correre a cercare un libro. Mi fa stare bene pensare che ho qualcosa da ripetere.

Devo dire che funzionano anche per addormentarsi (ride, nda) invece di fare il conto delle pecore, come ci insegna l'immaginario collettivo. È un po’ come con le preghiere: al di là della funzione che hanno per una persona credente, la ripetizione con un certo ritmo mette un senso di pace».

Come scegli le poesie ogni domenica per il podcast?

«Ho una cartella sul telefono in cui negli anni ho fotografato le poesie che mi piacevano. Quando si tratta di scrivere l'episodio, guardo cosa mi ispira in quel momento. Per esempio, nel prossimo vorrei leggere Emily Brontë perché se ne sta parlando per Cime Tempestose. Quella stessa atmosfera gotica si ritrova nelle sue poesie».

Che cosa consiglieresti a chi voglia iniziare a scoprire delle nuove poete (oltre al tuo podcast)?

«Solitamente suggerisco di comprare un'antologia. Ce ne sono di bellissime, ad esempio mi viene in mente Versi di libertà: trenta poetesse da tutto il mondo edito da Mondadori e curato da Maria Grazia Calandrone, poeta e scrittrice. In questo modo si possono scoprire nuove autrici tutte insieme e capire quali ci piacciono. Si deve creare una sintonia».