Di recente mia sorella mi ha raccontato di un’amica che è tornata single da qualche mese e si lamenta del fatto che fatica a conoscere gente nuova, ma si rifiuta di scaricare le dating app. La posizione, di per sé, è ovviamente legittima: si sentono costantemente critiche alla superficialità alimentata dalle app, alla mancanza di connessioni emotive reali, alla sensazione di sentirsi dei pesci in un acquario e di non riuscire a far emergere davvero la propria personalità in un contesto tanto artificiale. Lei, però, non le voleva scaricare per un altro motivo: la città in cui vivono non è enorme, e aveva paura che qualche suo conoscente incrociasse il suo profilo su Hinge e la trovasse imbarazzante. Esporsi in quel modo, ammettere di essere alla ricerca di qualcosa che pur voleva, voleva dire rischiare di risultare cringe per qualche ipotetico conoscente malevolo. Troppo rischioso. Meglio evitare. Aveva la stessa paura il mio amico che, a Capodanno, si è rifiutato di fare il karaoke benché sapesse tutte le canzoni. O la mia amica che da un annetto a questa parte mi dice che le piacerebbe cominciare ad andare in palestra, ma ha paura che tutti si accorgano che non si è mai allenata prima. Avevo decisamente la stessa paura quando al liceo sottolineavo mille volte che il pop, io, lo ascoltavo soltanto in modo ironico. Ovviamente.
In ognuno di questi casi, la volontà di non risultare cringe ha una fonte comprensibilissima: è più che normale desiderare di far parte di un gruppo, dimostrare di conoscerne i codici, essere considerati adeguati dai propri pari. Il fatto che la Gen Z, soprattutto online, abbia sviluppato una sensibilità spiccatissima nell’osservare, individuare e ridicolizzare chiunque si mostri anche soltanto vagamente cringe sicuramente non aiuta a sentirsi liberi di esprimere i propri lati più autentici e vulnerabili.
Lo stesso termine “cringe” è diventato una delle parole più potenti del vocabolario digitale. L’insulto è sottile: non siete cattivi o stupidi, ma soltanto imbarazzanti. Non avete capito i codici, state provando a uniformarvi in modo troppo goffo o evidente. Le persone ridono di voi, non con voi. YouTube è pieno di “cringe compilation”: ore e ore di video di persone che, a ben guardarli, non fanno nulla di male se non mostrare vulnerabilità e autenticità con cui la maggior parte di noi non si sente a suo agio, abituati come siamo a nascondere ogni interesse stravagante, debolezza, desiderio dietro a copiosi strati di ironia e cinismo.
Il tema, naturalmente, è che il terrore del cringe porta facilmente a intrappolarsi da soli. Più si evitano comportamenti per paura di risultare fuori luogo, più si riduce lo spazio in cui ci si sente a proprio agio. Così si evita di ballare alle feste; non condividere i propri risultati lavorativi; reprimere l’entusiasmo. Si occupa uno spazio sempre minore nel mondo, ma anche nella propria vita.
Come ha scritto di recente Haley Nahman, autrice della newsletter MaybeBaby, però, «la vita vera ti aspetta al di là del cringe». La stessa massima circola in realtà almeno dal 2023, sotto forma di meme. In quello originale c’era una mucca con le zampe immerse nel mare, intenta a guardare l’orizzonte: sopra di lei, la scritta «sono cringe, ma sono libera». Da allora, questo slogan è apparso ovunque: appaiato a caprette un po’ bruttine che pascolano felicemente in un prato o procioni che ravanano nella spazzatura, stampato su magliette, tazze, sticker, dissezionato in video di TikTok e articoli. È un sentimento che riecheggia in tantissimi altri meme dall’aura liberatoria: post che ricordano che c’è gioia e soddisfazione nell’essere strambi, nell’avere passioni stravaganti e chiassose, nel portare il cuore in mano invece di fingere costantemente di essere cool e distaccati. C’è pure chi ha inventato la parola “chalante” per rivendicare il diritto di essere una persona tutt’altro che distaccata.
«Ogni persona straordinaria, di successo o anche soltanto vagamente memorabile che sia mai esistita è arrivata dov’è perché se ne è fregata della possibilità di risultare cringe», ha riassunto un video apprezzatissimo su TikTok. «Immaginatevi Ariana Grande. Se foste stati al liceo con lei ve la ricordereste probabilmente come la tipa stravagante che si metteva a cantare da un momento all’altro».
Crescendo, naturalmente, la necessità di apparire cool perde fortunatamente gran parte della sua rilevanza. È il motivo per cui a così tanti Millennial non interessa per nulla smettere di indossare gli skinny jeans o imparare a farsi quei selfie sgraziati con l’obiettivo a 0.5. Ed è il motivo per cui, superati i 25 anni, ho smesso di fingere di ascoltare la musica pop – e, soprattutto, Taylor Swift – in modo ironico. D’altronde l’ha detto lei, nostra Signora del cringe, parlando ai laureandi della New York University nel 2022: «Dovete imparare a convivere con il vostro senso del cringe. Il cringe è inevitabile. Persino usare il termine “cringe” sarà cringe, un giorno. Vi assicuro che in questo esatto momento state facendo o indossando qualcosa che in futuro vi sembrerà ripugnante o ridicolo. Non potete evitarlo, quindi perché provarci?».












