Quando si condivide con il mondo il volto e il nome della vittima di sextortion, la società fallisce due volte, tutelando il carnefice e isolando la parte lesa, creando terreno fertile per alimentare il senso di colpa, la premessa di uno "shame crime" in cui la vittima fatica a denunciare e cade nella spirale del silenzio.

Ma in cosa consiste la sextortion? Trattasi di un crimine che ha come sfondo l'estorsione sessuale, dove l'utente bersaglio viene ricattato tramite foto e video intimi, spesso con lo scopo di sottrarre denaro, ricevere prestazioni sessuali o perpetrare forme di controllo simili, e che può colpire chiunque, col rischio di emarginare la vittima nel suo dolore.

Per esorcizzarlo è importante, innanzitutto, parlarne, poiché «il silenzio è la morte di qualsiasi forma etica», come racconta Jacopo Ierussi, presidente di AssoInfluencer, che con il supporto di Meta e Laura Bononcini, Public Policy Director for Southern Europe dell'azienda, l'impegno di Matteo Flora, presidente di PermessoNegato, e Nicole Monte, avvocata e vicepresidente della stessa associazione, ha pensato a un evento volto a informare e diffondere consapevolezza sul tema della sextortion, per «trasformare il silenzio in voce e la paura in coraggio», come ricordato da Diletta Leotta, Ambassador Meta per la sicurezza che ha moderato l'incontro, e che ha vissuto il fenomeno in prima persona.

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Courtesy of Ufficio Stampa

Nel discutere dell'argomento, però, è importante distinguere la sextortion da crimini simili e spesso confusi tra loro, come il termine revenge porn, che riguarda invece la condivisione non consensuale di materiale intimo, e che dovrebbe essere usato solo se si ha la certezza di una finalità vendicativa. Il revenge porn, inoltre, conta una maggioranza (80%) di vittime donne, percentuale che si ribalta, invece, nella sextortion, che vede gli uomini come principale bersaglio, senza distinzione di classe di reddito o istruzione. Può accadere ad amici, minori, capi d'azienda; davvero a chiunque. Ma il valore fondate che accumuna ciascuna vittima e con cui annientare questo fenomeno si basa su un'unica verità: la sextortion non è mai colpa tua, come ha ripetuto Meta all'evento.

Esercitare la propria libertà di espressione attraverso immagini, messaggi, o video intimi condivisi (pratica che prende il nome di sexting) non è, infatti, un crimine, e non bisogna sentirsi sbagliati nell'esercizio della propria libertà sessuale.

Il senso di colpa nasce, invece, quando si crea un divario tra la stigmatizzazione sociale di chi condivide le proprie immagini online (non solo privatamente, ma anche attraverso una banalissima scollatura sul profilo Instagram, in un libero esercizio della propria identità) e la percezione del ruolo del carnefice, che spesso non sa nemmeno di esserlo, o addirittura, indossa vesti che ne limitano il riconoscimento. Il colpevole, infatti, passa dall'essere un eroe elogiato dagli amici nelle chat di calcetto, a far parte di associazioni a delinquere strutturate, come nel caso specifico della sextortion. Ma questo non deve spaventare: ciò che conta, è agire con gli strumenti messi a disposizione per tutelare l'utente bersaglio.

«Apriamo l'associazione con un unico scopo, quello di chiuderla il più presto possibile. Il nostro obiettivo è non lavorare più», racconta Flora riferendosi a Permesso Negato, un servizio totalmente gratuito che fornisce supporto tecnologico alla vittima, dalla raccolta delle prove alla segnalazione, insieme al primo soccorso psicologico, a cui rivolgersi se si è maggiorenni.

Per i minorenni, invece, si consiglia di ricorrere a Take It Down, servizio supportato dalle piattaforme Meta, che continuano a impegnarsi nello sviluppo avanzato di strumenti di riconoscimento e rimozione di contenuti intimi condivisi senza consenso (NCII). Instagram, ad esempio, ha aggiunto recentemente una funzione per la Protezione dalle immagini di nudo, che sfoca automaticamente il contenuto esplicito quando viene inviato e ricevuto nei DM, e che insieme al blocco degli screenshot per foto e video temporanei, l’opzione Blocca e Segnala (che consente di bloccare e segnalare allo stesso tempo) e le protezioni integrate agli Account per Teenager, forniscono un aiuto concreto a tutti coloro che si ritrovano coinvolti nella sextortion, ispirando anche tutti noi, che esprimiamo la nostra libertà online tra un DM e un post, a non smettere mai di parlare di questo fenomeno.