Qualche settimana fa a Seattle, centinaia di persone si sono radunate in un parco per l'ennesimo look alike contest. Lo stesso è avvenuto a Chicago, a Sydney a Giacarta. Questa volta, però, non si trattava di un ritrovo di sosia di Pedro Pascal o Paul Mescal. I ragazzi radunati mettevano in scena un personaggio al confine tra l'immaginario e il reale, nato tra gli abissi algoritmici dei trend TikTok: il performative male.

Si aggira per i parchi di New York o i caffè di Londra. Indossa una graphic t-shirt, dei jeans sdruciti, una camicia di flanella quando fa freddo, dei mocassini con calzini alti. Sorseggia un matcha latte e ha in mano un libro di Joan Didion, bell hooks o Sylvia Plath. Potrebbe indossare delle cuffiette (in tal caso starebbe ascoltando Clairo) e portare in spalla la tote bag di un caffè vegano indipendente (e ci sarebbe attaccato un Labubu). È il maschio performativo: si dice che spesso e volentieri si scatti una foto mentre siede su una panchina e sfoglia i libri femministi che si è portato. Se gli rivolgi la parola ti dirà di non interromperlo mentre legge Angela Davis, poi ti chiederà di uscire.

Il trend dei performative male

I performative male sembrano l'equivalente maschile delle pick me girl. Come le ragazze che, per farsi apprezzare dai ragazzi, si presentano come diverse dalle altre e lontane dagli interessi tradizionalmente femminili, allo stesso modo i performative male, almeno secondo i dettami di TikTok, si mostrano femministi, progressisti e lontani della cosiddetta "mascolintà tossica" al solo scopo di sedurre le ragazze esasperate dalla società patriarcale.

Il meme nasce dalla mancanza di sincerità: l'apprezzamento degli interessi femminili è meramente performativo. Secondo J'Nae Phillips, trend forecaster e creatrice della newsletter Fashion Tingz, che ha parlato con il Guardian, «Un performative male non si concentra tanto su chi è, quanto su come cura e proietta la mascolinità in pubblico, di solito online. È una persona profondamente consapevole che la virilità viene osservata, valutata e consumata, e quindi la mette in scena». Da tempo si parla di crisi del maschile e nuovi modelli, anche nel mondo dello spettacolo. Tempo fa Jacob Elordi è andato virale su TikTok per il modo in cui infilava i libri che stava leggendo nella tasca posteriore dei jeans: i ragazzi replicavano lo stile sostenendo che, in un mondo in cui gli uomini che leggono sono presentati come animali in estinzione, fosse il metodo più rapido per rimorchiare.

Anche sulle dating app spopolano le bio di uomini che si dichiarano "decostruiti", femministi e progressisti, finendo poi per fare mansplaining alla prima occasione, dimostrando di non aver letto nessuno dei libri che compaiono sul loro feed Instagram.

Performative male e femminismo

Come scrive l'Independent, le accuse ai performative male sono simili a quelle fatte in passato alle pick me girl o alle ragazze che ascoltano i Pink Floyd o vanno allo stadio, ma non vengono considerate «vere fan», solo performer di un genere che non è il loro. Non è forse indicativo che, all'emergere di uomini con interessi più femminili, si finisca per bollarli istantaneamente come poco sinceri e ingannevoli? Le parodie e i meme sui performative male, non finiscono forse per negare ancora una volta la possibilità stessa che un uomo etero possa davvero riconoscersi in una mascolinità più "soft"?

Qualcuno su TikTok chiede di essere lasciato in pace: «Lasciatemi godermi il mio matcha e la mia borsa di tela. Lo faccio dal 2020». Invece, continua a essere più accettabile credere che un uomo finga di leggere al parco pur di fare sesso, piuttosto che ipotizzare che si interessi effettivamente a Simone De Baeuvoir. Questo dice molto di chi esce di casa col macha e l'ultimo libro di Rooney, ma anche di noi che li guardiamo.

Come sottolinea Katy Ho nella sua newsletter Bad Asian, sono "performative male" anche gli uomini che passano il loro tempo libero in palestra o quelli che sostengono che si stava meglio quando le donne stavano a casa senza lavorare: stanno ugualmente performando. Si tratta semplicemente di un un tipo diverso di performance e il genere, come direbbe Judith Butler, è una performance. Forse i performative male fingono e sono in cattiva fede, ma fingersi qualcosa che non si è per compiacere il sesso opposto non é stata per secoli la gabbia più ingannevole della femminilità? Il femminismo da secoli spinge le donne a sperimentare modi diversi di vivere e percepirsi, anche al di fuori dalla nozione unica e stereotipata di donna. Per gli uomini è diverso. Solo negli ultimi anni si sta parlando della necessità di ripensare modi nuovi di esprimere il maschile. In un mondo di Andrew Tate e misoginia online leggere il fenomeno del “maschio performativo” oltre la parodia, come un tentativo di sfuggire alle norme di genere preesistenti rivalutando lo sguardo femminile sul mondo, può assomigliare alla speranza di un cambiamento. O forse è un segno che l'asticella è così bassa che ci siamo ridotte ad augurarci che qualcuno, fingendo di sfogliare le pagine de La campana di vetro, prima o poi lo leggerà davvero.