Incontro Bry a Torino, in un baretto sul lungo Dora scovato su Maps mentre cercavo un posto tranquillo vicino alla sua università. Quando arrivo, Bry è già seduto davanti a un matcha freddo. Mi unisco a lui e ordino lo stesso, nel vano tentativo di contrastare il caldo infernale di quei giorni.

Originario di un piccolo paese veneto, Bry vive a Torino da ottobre, dove si è iscritto a un corso di laurea magistrale. Anche io, come lui, anni fa ho lasciato il mio paese d’origine, immerso nella provincia piemontese, per trasferirmi lontano da casa. Dopo cinque anni a Londra, però, quest’estate, ho deciso di tornare. In questa scelta, poche cose mi confortano: la calma a tratti stagnante della vita provinciale - necessaria dopo anni in una metropoli, il tempo trascorso con la mia famiglia e il ridere a voce alta ogni volta che mi imbatto in un video di Bry che racconta, con una mano da editor geniale, il ritorno al proprio “paesello”.

Il primo pesto fuori casa

Torino non è la prima città da fuorisede di Bry, e mi sembra, a dirla tutta, che il suo cuore faccia fatica a distogliersi da Padova: la prima città in cui si è trasferito da solo, che l’ha visto crescere. C’è una scintilla condivisa, quel brivido di libertà che si prova quando si lascia casa per la prima volta. Insieme alle sue coinquiline, Viola e Francesca, Bry è cresciuto, attraversando esperienze che, come dice lui stesso, “sono irripetibili”. E lo capisco benissimo. Fra prime esperienze di lavoro e routine ribaltate, la vita dello studente fuori sede va di pari passo con coinquilini che diventano famiglia. Causa i costi alti del vivere in città, l'autonomia incontra nuove abitudini di sopravvivenza ed assume un ruolo protagonista anche la fatidica pasta al pesto, ormai diventata analogia ricorrente nei contenuti di Bry. Gli racconto ridendo del mio primo anno da fuori sede e della mia passione per gli gnocchi al pesto. Una scelta più dettata dalla necessità che dal gusto.

Un taglio necessario

Per me e per Bry, lasciare il nostro ‘paesello’ fu un taglio necessario.
“Arrivi a un certo punto in cui il posto in cui stai non può più offrirti niente”, mi dice. Spinti dalla irrefrenabile voglia di ‘volere di più’ entrambi lasciammo casa molto giovani. “A diciott’anni pensiamo di non avere tempo.” È vero. Mi viene in mente un suo video in cui condivideva l’importanza di rallentare, soprattutto nella fase di vita tra i diciotto e i venticinque anni. I ritmi di provincia, anni fa, mi parevano asfissianti, come se mi trattenessero, facendomi scivolare via del tempo che sentivo di voler rendere mio. Arriva quindi la corsa a fare tutto per primi, anche da giovanissimi, a non restare indietro, a dimostrare di essere sempre in movimento.
Mentre parliamo, nel suo sguardo vedo riflessa quella pressione che conosciamo in tanti:
“Avrei voluto, per esempio, prendermi un anno sabbatico tra la triennale e la magistrale”, racconta, “ma il gap year è ancora visto come tempo perso, invece che come un’occasione per ritrovarsi, per conoscersi davvero.”

Imparare a rallentare per conoscersi

Condividiamo questo pensiero costante, sottile ma insistente: una voglia di correre quando ci si sente costretti a stare fermi, ma anche la sensazione che, se non corri, allora sei fuori tempo; che, se non ti fai vedere mentre insegui qualcosa, allora sei in ritardo.
E così il tempo passa. Appesantiti anche dal giudizio degli altri, è facile impuntarsi su confini e paletti che, in realtà, sono autoimposti. E rimaniamo fermi. “All’inizio, per paura del giudizio, postavo i miei video solo su TikTok, evitando Instagram”, mi racconta Bry, “poi ho capito che c'erano altre persone che avrei potuto raggiungere, oltre a quelle che conoscevo già o che conoscevano me. Facendo qualcosa di diverso, all’inizio, potresti avere paura dei giudizi, è normale, ma col tempo, se fai qualcosa che ti piace, la superi.”

“Quindi, torno a casa quando ne sento la necessità, o semplicemente la voglia.” Ridiamo delle tragicomiche avventure del rientrare in sede: per lui, una combinazione logorante di Flixbus e treni, resa ancora più amara dalla totale assenza di agevolazioni per studenti. Ripenso alle immagini viste in TV durante le festività, ai fuorisede bloccati tra nord e sud per i costi proibitivi dei voli. C’è poco da ridere, in realtà. Mentre Bry riesce a trasformare queste frustrazioni in contenuti capaci di farci sorridere, insieme ci chiediamo come sia possibile che, in un Paese con una quantità abnorme di studenti fuori sede, manchino ancora misure concrete per agevolarne i rientri. Biglietti del treno a cifre esorbitanti, autobus strapieni, ritardi infiniti: una routine che finisce per sembrare normale, ma non lo è affatto.

Le amicizie come punto di riferimento

Continuiamo la conversazione tra matcha annacquati e ciambelline al pistacchio. Ci perdiamo in discorsi che spaziano dalla letteratura – inevitabile il riferimento alla sua serie Un Martini con Martini – ai primi lavori che ci hanno regalato un senso di autonomia. Oltre a una carriera da commessi che ci accomuna, ci scopriamo a condividere un affetto profondo per le stesse persone con cui, puntualmente, ci ritroviamo ogni volta che torniamo a casa. Amici che ritornano nei momenti chiave dell’anno: Natale, Pasqua e – inutile dirlo – le sagre di paese. Ecco, ritrovarsi con gli amici d’infanzia ha un significato diverso. “Indipendentemente da dove sono nel mondo, so che i miei amici saranno sempre nel mio cuore”, mi dice Bry. “Persone che mi conoscevano prima di TikTok, del pesto o dei video.” Mi viene in mente Michela Murgia, e quella sua frase che torna spesso a trovarmi: “Gli amici che ti fai quando hai sedici, diciassette, vent’anni hanno una qualità, una specialità che nella vita sarà poi irripetibile. Avrai altre amicizie, anche molto qualificate, ma qualcuno che ti fosse testimone quando potevi ancora essere tutto… quello non si ripete.”

Mille sfumature ed interessi: io sono questo

Appassionato di moda e letteratura, Bry ha una carriera avviata su TikTok, ma anche come modello; sogna un percorso creativo, ed allo stesso tempo si impegna accademicamente. Non si autoconfina – e questo è parte del fascino che lo circonda, che contribuisce a renderlo una persona estremamente interessante. Per Bry ci sono mille sfumature che compongono chi siamo, ed è giusto viverle tutte, a voce alta, con una libertà che se ad alcuni può sembrare sfrenata, incosciente od incomprensibile, per altri è espressione necessaria. Grazie a Bry ho capito anche che spesso le sfaccettature che ci definiscono si rivelano piano piano, arricchite dagli interessi e dalle persone che col tempo diventano parte della nostra vita. Per alcuni di noi, poi, il primo passo verso lo scoprire chi siamo, comincia proprio col partire da casa.