Nel clamore mediatico di questi giorni, c'è ancora chi pensa che la pugile algerina Imane Khelif sia una persona trans, che alla nascita le sia stato assegnato il sesso maschile e poi abbia effettuato una transizione. Non è vero: è una fake news che circola per via di alcune dichiarazioni di Matteo Salvini, Eugenia Roccella e altri politici italiani che hanno accusato Khelif di aver violato le regole nel vincere alle Olimpiadi di Parigi contro l'italiana Angela Carini. La polemica ha evidenziato inequivocabilmente quanto poco si sappia di questi argomenti. In particolare, si sa poco, troppo poco, della comunità intersex.
Inizialmente la stampa internazionale ha parlato di livelli di testosterone più alti di quelli consentiti dall'International Boxing Association che l'aveva esclusa dagli ultimi campionati mondiali, ma che al contempo da anni è un ente non più riconosciuto dal CIO stesso. A oggi, però, non si conoscono i referti medici della pugile, ma i suoi livelli di testosterone sono risultati in linea con le norme previste dal Comitato Olimpico, motivo per cui ha potuto sfidare Carini a Parigi. Un eventuale livello più alto di testosterone può derivare da diversi fattori endocrinologici, ma anche rientrare nello spetto dell'intersessualità ed è per questo che, in questi giorni, se ne sta parlando. Le persone intersex presentano, fin dalla nascita, caratteristiche biologiche sia maschili sia femminili, non sempre questo porta a conseguenze sulla salute (dipende dai casi, c'è anche chi non scopre mai di avere queste atipicità) e non è qualcosa che si riconosce necessariamente dall'aspetto esteriore. Ad oggi la comunità intersex viene ancora invisibilizzata, discriminata, e confusa con la comunità trans (le persone trans sono considerate biologicamente femmine o maschi, ma il sesso assegnato alla nascita non corrisponde alla loro identità di genere) a sua volta discriminata.
Per fare un po' di chiarezza sull'argomento abbiamo parlato con la sociologa Michela Balocchi, tra le prime in Italia a portare all’attenzione pubblica la questione della medicalizzazione delle variazioni di sesso all’interno di una cornice di diritti umani e con Stephan Mills studente di medicina e attivista intersex. Entrambi fanno parte del collettivo intersexioni, cofondato da Balocchi nel 2013.
Che cosa si intende per l’intersessualità?
Intersex è un termine ombrello che comprende una serie di variazioni naturali dello sviluppo sessuale per cui una persona che nasce con una di queste variazioni presenta caratteristiche di sesso (per es. organi riproduttivi interni, genitali esterni, quadro ormonale, cromosomi sessuali, ecc.) atipiche. Ad esempio, una persona può nascere con genitali esterni femminili ma con testicoli ritenuti, oppure con cromosomi XXY, oppure con genitali esterni “atipici”, e così via. Con questo termine si indicano le caratteristiche sessuali biologiche di una persona, non l’identità di genere né il ruolo sociale di genere o l’espressione di genere. Le persone intersex possono avere qualsiasi identità di genere, quindi sentirsi (e vivere come) donne, uomini, persone non binarie, altro.
Ha senso, quindi, parlare di binarismo a livello biologico?
Le scoperte della biologia molecolare e della genetica mostrano che il binarismo sessuale non riesce a comprendere, riconoscere e capire le diversità e la complessità dello sviluppo di sesso, figuriamoci quelle relative all'identità di genere, di cui si sa ancora così poco, né tantomeno quelle relative ai ruoli sociali di genere e alle espressioni di genere.
Quali sono i termini corretti da utilizzare?
Il termine migliore da utilizzare, secondo noi attivist* e persone alleate è “intersex”, poiché “intersessuale” porta a pensare che si tratti di un orientamento sessuale, cosa che non è.
C’è stato un lungo dibattito a livello internazionale e nazionale sulla terminologia “Disturbi della differenziazione sessuale” che, però, risulta patologizzante. Sia in ambito accademico sia attivistico si preferisce usare “differenze dello sviluppo sessuale” o ancora meglio “variazioni nelle caratteristiche di sesso’’ (VCS) che è il termine che abbiamo caldeggiato anche per il sito ministeriale info intersex, proposta che è stata accolta, insieme all’uso di intersex.
“Ermafroditismo” invece è una termine che per molte persone con VCS può risultare offensivo, anche se va detto che alcun* attivist* invece hanno scelto di riappropriarsene e rivendicarlo per sé con orgoglio.
Permane una eccessiva medicalizzazione dell’intersessualità? Che conseguenze ha?
Sì, nonostante l’attivismo intersex fin dalla sua nascita nei primi anni Novanta del secolo scorso negli Stati Uniti dove la medicalizzazione routinaria è iniziata, abbia sempre chiesto una moratoria sugli interventi, in realtà questi vengono ancora praticati, sotto forma di trattamenti chirurgici e terapie ormonali di ‘normalizzazione’ per condurre verso il femminile o verso il maschile, interventi che non sono salvavita e che vengono fatti prima che la persona possa fornire il proprio consenso informato. Questi interventi, oltre a costituire una violazione dell’integrità psicofisica della persona, portano con sé vari rischi, tra cui il rischio di lesioni nervose, dolore cronico, fistole, disturbi urinari, disfunzioni sessuali, perdita della fertilità, dipendenza da terapie ormonali a vita, perdita della sensibilità nelle zone operate quindi perdita di sensibilità nell’area genitale e della possibilità di provare piacere in zone tipicamente erogene.
Salvo problemi medici che pongono un rischio per la salute fisica dell’individuo, il movimento intersex chiede alla comunità medica nazionale e internazionale di aspettare che il/la persona possa scegliere per se stesso/a se e quali interventi e terapie fare.
Un’altra possibile conseguenza degli interventi non salvavita e non consensuali è che l’individuo intersex che li ha subiti interiorizzi un profondo senso di vergogna per la sua variazione, fino a sperimentare profonda solitudine, isolamento, traumi psicologici, desiderio di suicidio e anche tentativi di suicidio.
Perché di persone intersex si parla così poco?
La cornice dominante in cui nasciamo, cresciamo e viviamo è quella del binarismo di sesso/genere, le variazioni nelle caratteristiche di sesso vengono viste come una deviazione dalla norma da far rientrare il prima possibile in quel binarismo. Di qui il nascondimento, lo stigma, il pregiudizio e il trattamento delle nascite di bambin* con atipicità genitale come fossero una emergenza psico-sociale, anche in assenza di problemi di salute. Fino a pochi decenni fa i medici suggerivano ai genitori di nascondere al/la figlio/a la propria variazione e anche il tipo di trattamente ricevuti, a non parlarne, contribuendo così alla percezione della realtà intersex come qualcosa di “mostruoso”, “sbagliato”, “da nascondere”.
Di cosa si occupa il collettivo intersexioni?
Come intersexioni, da quando siamo nat*, ci siamo moss* su più fronti: fin dall’inizio abbiamo cercato di dare visibilità al tema dei diritti umani delle persone intersex e alle persone intersex stesse. Abbiamo cercato di far emergere il fenomeno e far uscire dall’ombra le persone; diamo supporto alle persone intersex e alle loro famiglie; facciamo formazione e informazione sul tema in ambito accademico, medico, associativo e generalista; facciamo iniziative sociali e di sensibilizzazione, collaborando con associazioni, collettivi e professionst* alleat* a livello nazionale e internazionale.
Recentemente, insieme ad altre associazioni intersex quali AISIA, intersex esiste, mai più soli (che compongono la rete VCS in Italia), abbiamo fornito consulenza all’Istituto Superiore di Sanità e all’UNAR per la creazione del portale InfoIntersex. Con le altre associazioni della rete VCS nel 2023 abbiamo contribuito a stilare la prima Dichiarazione Italiana sulle VCS con le nostre richieste per una reale promozione dei diritti delle persone intersex nel nostro Paese.
Che materiale consigliereste a chi volesse informarsi sul tema?
Per quanto riguarda la saggistica consigliamo sicuramente la prima antologia multidisciplinare sul tema in Italia, ovvero Intersex: Antologia Multidisciplinare, curata da Michela Balocchi, sociologa e cofontrarice di intersexioni, e la prima monografia sul tema L’Invisibile Intersex: Storie di Corpi Medicalizzati di Daniela Crocetti, antropologa e cofondatrice di intersex esiste. Poi il primo monografico sul tema uscito su una rivista sociologica Italiana, Sociologie, co-curato da Michela Balocchi e Elia AG Arfini e scaricabile gratuitamente online.
Per quanto riguarda film e documentari: il film argentino XXY, anche se il titolo fa riferimento ad una variazione intersex diversa rispetto a quella della protagonista; Arianna, primo film italiano sul tema, e la miniserie TV Chair Tendre. Come documentario consigliamo Intersexion.
Infine, sul sito di intersexioni si trovano numerose video interviste a persone intersex da tutto il mondo, tradotte e sottotitolate da noi, che fanno parte del progetto NoBody is Shameful. Per tutte le altre informazioni, iniziative fatte e in corso, così come per altre video-interviste, articoli, ecc. oltre ai canali social di intersexioni potete consultare i siti e le pagine Instagram e Facebook di AISIA, intersex esiste e Mai più soli, associazione di genitori di persone intersex.







