«Sono mai stata matta? Forse sì. O forse è matta la vita. La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto. La follia siete voi o io, amplificati». Se leggendo questa frase, avete rivisto una Winona Ryder giovanissima, pixie cut e occhi enormi, a bordo di un taxi, probabilmente siete state anche voi adolescenti nei primi anni 2000.

Forse questa frase ve la siete appuntata sul diario, chiedendo a una compagna di classe dalla bella grafia di trascriverla nelle pagine estive. In basso a sinistra, al posto dell'autore, il titolo: Girl, Interrupted. Per chi non lo sapesse, Ragazze Interrotte è un film cult del 1999, racconta la storia di una giovane donna che trascorre 18 mesi ricoverata in un ospedale psichiatrico dopo un tentativo di suicidio. È tratto dall'omonimo memoir di Susanna Kaysen uscito nel 1993, trent'anni fa.

ragazze interrotte, il libro e il film dopo trent'annipinterest
Columbia Pictures Red Wagon Entertainment
Winona Ryder e Angelina Jolie in una scena del film

Sono passati trent'anni e noi ancora ci riguardiamo su YouTube la scena in cui Susanna (Ryder) e Lisa (Angelina Jolie) cantano "Downtown" per consolare Polly (Elisabeth Moss) sedata e rinchiusa in una cella dell'ospedale psichiatrico. Difficile circoscrivere le ragioni di una fascinazione così duratura se non chiamando in causa la stratificazione di significati sempre nuovi che la storia di Susanna continua a evocare. Kaysen non si aspettava un tale successo.

Quando pubblicò il memoir iniziarono ad arrivarle da tutte le parti del mondo lettere di donne che le raccontavano la loro esperienza negli ospedali psichiatrici. Parlare di salute mentale non era comune e lo era ancora meno nel 1967, quando Kaysen, allora diciottenne, venne ricoverata nel famoso ospedale McLean di Boston (lo stesso che ospitò Sylvia Plath negli Anni '50), dopo aver ingoiato decine di aspirine in uno stato di disperazione.

Ragazze interrotte è soprattutto un libro al femminile: si parla di ricoveri, di disturbi psichiatrici, di diagnosi e farmaci. E si parla di donne, ragazze rinchiuse insieme in un non-luogo che dovrebbe renderle di nuovo sane e adatte a tornare nella società. C'è una lunga storia dietro al binomio donne-salute mentale, un filo che connette le diagnosi di isteria, una psicosi inventata e usata nei secoli per patologizzare la condizione femminile, e il fatto che, tuttora, nonostante la salute mentale sia sempre meno un tabù, le diagnosi di ansia, depressione, autolesionismo, disturbi alimentari e disfunzioni sessuali sono ancora molto più frequenti nelle donne che negli uomini.

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Winona Ryder

Diversi studi mostrano come, tra gli Anni '60 e gli Anni '80, le donne americane fossero il target principale delle case farmaceutiche per quanto riguardava i farmaci psicotropi. Forse vi verrà in mente La mistica della femminilità, saggio di Betty Friedan: il suo «problema senza nome» che distruggeva i sogni di milioni di casalinghe intrappolate in una vita già scritta alla nascita. Se le donne erano infelici di rimanere a casa tutto il giorno, di badare ai loro figli senza alcuna speranza di avere un ruolo diverso nella società, se per questo finivano per risultare depresse, la soluzione era data spesso da prescrizioni di antidepressivi, ansiolitici e calmanti. Dove sta il confine tra salute e malattia, tra sanità e pazzia, tra lo stare bene il rannicchiarci nel nostro dolore?

«Per molte di noi», scrive l'autrice di Ragazze Interrotte, «l'ospedale era tanto un rifugio quanto una prigione. Anche se eravamo tagliate fuori dal mondo e da tutti i problemi che ci piaceva suscitare là fuori, eravamo anche tagliate fuori dalle richieste e dalle aspettative che ci avevano fatto impazzire». Equilibrio, disperazione, rivolta, pressioni, aspettative, frustrazione, voglia di mettere a tacere il dolore: il pregio di Ragazze Interrotte è quello di riuscire a parlare di salute mentale senza tracciare linee nette o dare risposte univoche.

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Brittany Murphy interpreta Daisy Randone

Alla fine del libro, si scopre che Susanna, prima della sua crisi, aveva avuto una relazione sessuale con il suo professore di inglese a scuola. Forse per questo. nella sua cartella clinica, si legge la parola «promiscua». Polly ha il volto sfigurato e vuole rimanere bambina per sempre. Georgina si rifugia in un mondo fatto do bugie, Daisy, vittima di abusi fin da piccola, si fa del male; Lisa sfida costantemente le autorità e distrugge tutto quello che le sta intorno.

Tramite loro, a distanza di trent'anni, Ragazze Interrotte riesce ancora a farci riflettere sull'importanza della salute mentale e su cosa significhi essere donne e essere ancora, troppo spesso, descritte come pazze. Ma, al di là di tutto, ci restituisce una storia corale: Polly, Lisa, Susanna, Georgina siamo noi, amplificate. Era la seconda parte del monologo finale di Susanna che avremmo dovuto appuntare sui nostri diari: «Non erano perfette ma erano amiche mie. Negli Anni '70 quasi tutte erano uscite e vivevano la loro vita. Alcune le ho riviste, altre no, mai più. Ma non c'è un giorno in cui il mio cuore non le ritrovi».