«Non sussistono gli elementi essenziali per deliberare». Così il Cda dell'Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha infranto le nostre illusioni. Lo scorso 21 aprile il Comitato prezzi e rimborsi dell'Agenzia, aveva dato il via libera per rendere gratuita la pillola a prescindere da età e reddito. Noi ci avevamo sperato, avevamo condiviso la notizia sui social e dato il provvedimento per buono. Del resto mancava solo l'ok del Cda che di solito, a questo punto, è solo una formalità. E invece niente, la pillola anticoncezionale rimarrà a pagamento, almeno per ora.

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L'Agenzia del farmaco, si legge in una nota rilasciata dall'ente, «ha preso atto che le Commissioni consultive dell'Agenzia non hanno ancora elaborato precise indicazioni sulle fasce di età a cui concedere gratuitamente la pillola anticoncezionale, sulle modalità di distribuzione e sui costi per il Sistema sanitario nazionale nei vari scenari di adozione della rimborsabilità». In realtà il Comitato prezzi aveva già ipotizzato di rendere la pillola anticoncezionale gratis per tutte le donne a prescindere da età e fasce di reddito e stimato che sarebbero stati necessari circa 140 milioni di euro l’anno. Il Cda, dunque, ha fatto un passo indietro e rimesso in discussione il tutto. La volontà sembra essere quella di tornare a discutere di diverse possibilità tra cui quella di prevedere la gratuità della pillola solo per chi si trova in condizioni di difficoltà economica o solo per le donne fino ai 19 o ai 26 anni di età come avviene in alcuni Paesi europei e nelle sei regioni italiane che offrono già la pillola gratis.

Secondo Il Post, questo dietrofront potrebbe essere dovuto alle pressioni del governo (il nuovo presidente dell’AIFA è Giorgio Palù della Lega e l'Agenzia è stata recentemente riformata da Giorgia Meloni e resa più vincolata al governo) e dei movimenti antiabortisti ProVita che tendono a vedere nella gratuità degli anticoncezionali un ostacolo alla natalità. In realtà, come ha fatto notare la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi, il provvedimento semplicemente «ridurrebbe le ineguaglianze e renderebbe le donne uguali davanti alla salute». Difficilmente mantenere la pillola a pagamento sarà un incentivo alla maternità, al contrario rendere i contraccettivi gratuiti sarebbe un notevole passo in avanti per la salute riproduttiva e favorire una vita sessuale responsabile.