Si sono tolte il velo le studentesse iraniane e hanno mostrato il dito medio al ritratto dell'ayatollah: le foto stanno facendo il giro del mondo e sono un grido di ribellione impossibile da ignorare. Sembra una foto di classe, le ragazze nell'immagine sono minute, giovani, vanno ancora alla scuola superiore. Si vedono da dietro, i capelli neri sciolti e lucenti o raccolti in trecce, o code di cavallo gli hijab in mano. Visivamente è potente e lo è anche di fatto: le studentesse si stanno unendo alle proteste in Iran, danno man forte alle loro sorelle più adulte, morte durante le proteste, morte come Mahsa Jina Amini che ha dato il via alle manifestazioni, per la libertà di essere loro stesse.
Su Twitter in questi giorni si vedono molti video dove le studentesse sventolano i loro hijab, urlano slogan come «morte al dittatore», strappano o calpestano le immagini degli ayatollah appese sui muri di tutte le aule scolastiche. Sono gesti di sfida non esenti da rischi: in Iran, in particolare, il dito medio è considerato di per sé un atto osceno, ma rivolgerlo all’attuale guida spirituale del Paese, Ali Khamenei, Guida suprema e figura politica e religiosa più importante dell’Iran è estremamente pericoloso. La polizia morale del regime ha arrestato Mahsa Jina Amini per molto meno: la ragazza di origini curde è stata fermata a Teheran perché le usciva un ciuffo di capelli dal velo ed è stata picchiata a morte dagli agenti.
Il caso di Amini ha fatto scandalo e da allora non si fermano gli scontri nelle strade e nelle piazze, nonostante il blocco di internet e la violenza dalla polizia con centinaia di arresti e diversi morti, anche se il conteggio ufficiale è ancora incerto. Lunedì, dopo due settimane di proteste, sono arrivate le prime dichiarazioni pubbliche di Khamenei che mal si conciliano con le foto delle ragazzine con i capelli sciolti e le dita alzate. Durante una cerimonia per i cadetti della polizia a Teheran, ha detto che la morte di Mahsa Amini è stata «un tragico incidente che ha rattristato tutti». «Ma la giusta reazione non è creare insicurezza, bruciare il Corano, le moschee, le banche, le auto e togliere il velo alle donne», ha aggiunto sostenendo che le proteste siano organizzate «dagli Stati Uniti», «dal falso e usurpatore regime sionista» (ossia lo stato d’Israele, ndr), «con l’aiuto di alcuni iraniani traditori che si trovano all’estero».











