Cara Delevingne è certa solo di una cosa: non le piacciono le etichette. «Alcuni giorni, mi sento più femminile. Certi giorni mi sento più un uomo», ha raccontato tempo fa. Il percorso che l'ha portata a parlare apertamente della sua identità sessuale è in divenire, ma ora ha dei punti di riferimento chiari. «Rimarrò sempre, credo, pansessuale», ha spiegato, «Comunque si definisca una persona, che sia "loro" o "lui" o "lei", mi innamoro della persona e basta. Sono attratta dalla persona». Per lei, però, non è stato semplice fare coming out e di recente ha raccontato ad Harper's Bazaar le sue difficoltà: «Non conoscevo nessuno che fosse gay», ha detto l'attrice e modella ventinovenne, «Penso che mi sarei odiata di meno, non mi sarei vergognata così tanto, se avessi avuto un modello a cui ispirarmi».
Cara ha raccontato di essere cresciuta con molte idee omofobe. «L'idea di due partner dello stesso sesso nella mia testa era qualcosa di disgustoso», «Dentro di me pensavo "Oh mio Dio, non lo farei mai, è disgustoso, ugh"». Per questo è stato molto difficile per lei smantellare questi preconcetti e scoprire il suo orientamento sessuale. L'attrice ha raccontato di aver trovato un legame tra la depressione, «i momenti suicidi della mia vita» e la vergogna che provava verso la sua sessualità. «C'è ancora una parte di me in cui mi dico "Oh, vorrei poter essere etero". C'è ancora quel lato», spiega, «È davvero complicato. Ma in realtà, quella è anche la parte di me che ora amo davvero tanto e che accetto».
«Mi sono sempre vista come una ribelle», ha detto Cara in un'intervista a The Times, «non come qualcuno che vuole infrangere le regole, ma come qualcuno che vuole metterle in discussione. Amo la parola "disobbediente". Per me, significa qualcuno che mette in dubbio ciò che gli viene detto». Tuttavia, per Delevingne, avere dei role model queer e LGBT+, delle serie tv e delle rappresentazioni mainstream che non siano eteronormate può davvero aiutare la salute mentale dei giovani che, come lei, rischiano di sentirsi «sbagliati». «L'unica cosa di cui sono felice dell'essere cresciuta come persona queer, di aver combattuto con la mia identità e di averla nascosta è che ora», conclude, «questo mi dà così tanto fuoco e motivazione a cercare di rendere la vita delle persone più facile, in qualche modo, parlandone».











