C'è chi si immagina ancora lettini e stanze semibuie, in cui c'è un professionista (lo psicologo) in ascolto attivo di una persona stesa su un lettino (il paziente) che sviscera tutto il malessere che sente addosso. Siamo abituati a pensare alla terapia come a un qualcosa di statico, dove c'è qualcuno che sa tutto e prova a spiegare all'altro cose che non conosce. Ma non c'è niente di più lontano da questa immagine così antiquata. Oggi andare in terapia significa spesso aprire un pc, connettersi a Skype e rispondere a una chiamata. In tanti, chiusi nelle loro case per via della pandemia, hanno deciso di intraprendere questa avventura da remoto. Si è evoluto lo smart working, si sono evolute e adattate le relazioni e così è accaduto anche al mondo della psicoterapia.

Il burnout pandemico - ovvero l'incapacità di sopportare ulteriormente l'urto di questi tempi balordi - sta dando del filo da torcere a molte persone. C'è chi combatte con l'ansia, chi con la depressione. Molti hanno capito di aver bisogno d'aiuto. Al netto di potere o no intraprendere un percorso con un professionista - un costo che non tutti possono permettersi e proprio per questo il servizio dello psicologo di base in tutta Italia sta diventando vitale (c'è anche una petizione su Change.org da firmare per far sentire la propria voce) - i dubbi su come si comincia possono essere tanti e tutti plausibili. Iniziamo dal primo e più difficile: psicologo o psicoterapeuta? E nel caso del secondo, che indirizzo scegliere? Cos'è la terapia EMDR di cui tutti parlano?

Con l'aiuto della psicologa e psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Comportamentale e EMDR Ilaria Riviera, abbiamo creato una piccola guida per imparare a destreggiarsi nel vastissimo mondo della psicologia e della psicoterapia, per scegliere il professionista giusto, per orientarsi tra approcci e indirizzi diversi, per capire quali passi compiere dopo essersi detti «Ho bisogno di parlare con qualcuno».

Psicologo o psicoterapeuta? Partiamo da qui

«C’è una differenza enorme tra lo psicologo e lo psicoterapeuta e, anche se questi termini vengono usati dalle persone come dei sinonimi, non lo sono», ci ha detto l'esperta. «Lo psicologo ha una formazione di base, lo psicoterapeuta ha una formazione avanzata: il primo è un laureato in psicologia e abilitato alla professione. Può fare attività di diagnosi, supporto/sostegno psicologico e riabilitazione psicosociale. Il secondo è uno psicologo oppure un medico che dopo la laurea si è specializzato per ulteriori 4 anni in uno degli approcci di psicoterapia esistenti. E ha quindi studiato tecniche e strategie non solo per fare diagnosi o supportare, ma anche per curare la persona dalla sua sofferenza o disturbo psicologico».

La pandemia, che ha acuito malesseri e dolori (e ne ha fatto nascere altri)

La pandemia ha mescolato in un grande calderone emozioni, sensazioni e situazioni senza precedenti, acuendo malesseri esistenti, peggiorando quelli al limite, creandone di nuovi. Burnout pandemico, ansia, depressione non sono purtroppo gli unici fantasmi che avanzano in parallelo a nuove varianti del virus.

Per la dottoressa Riviera stiamo vivendo questi anni come «un evento stressante, traumatico, perché ha cambiato il nostro modo di vivere». Ci eravamo appena concessi di dirci: "Ce l'abbiamo fatta, è finita", quando la variante Omicron ci ha mostrato che non è così, dobbiamo continuare a stare in allerta. «Questo ha provocato un ulteriore ondata di stress. Purtroppo stiamo per assistere a una crescita importante dei disturbi da stress post traumatici con sintomi ansiosi e/o depressivi» secondo la dottoressa.

In questo biennio si sono accentuati i disturbi del pensiero e gli aspetti paranoici, oltre che i sintomi dissociativi. Le persone sotto uno stress prolungato diventano più vulnerabili/sensibili emotivamente. Rispondiamo in due modi: o iperattivandoci e sviluppando disturbi d’ansia con attivazione fisiologica e/o preoccupazioni eccessive (worry); o spegnendoci e sviluppando disturbi della sfera depressiva. Anche l'attivazione ansiosa eccessiva può portare ad un successivo spegnimento o burnout.

Voglio andare in terapia. Da dove inizio?

Da Google. Risposta veloce ed efficace. Il percorso da seguire, secondo Ilaria Riviera, parte da una breve esplorazione degli approcci psicoterapici per capire quelli che ci sembrano più affini. Poi si incrocia con ciò che Internet e dunque i portali che offrono le consulenze di professionisti, i siti dei privati o le associazioni specializzate hanno da offrire in termini di informazioni, approfondimenti, contatti e tariffari.

Si può optare per una terapia più focalizzata sull’oggi e sulla risoluzione del sintomo/problema, come ad esempio l’approccio breve strategico o l’approccio cognitivo-comportamentale. Si può optare per una terapia più profonda con l’approccio psicodinamico, sistemico-relazionale, transazionale o l’EMDR. Gli approcci di psicoterapia hanno una loro validità scientifica, una teoria di base attraverso la quale spiegare il problema e delle tecniche o strategie risolutive.

Abbiamo visto che parlare indistintamente di psicologo e psicoterapeuta è errato. E che la scelta di un professionista adeguato a come ci si sente, agli strumenti che si vogliono affinare e allo stato di equilibrio che si vuole raggiungere è fondamentale e non così ovvia come potrebbe sembrare.

Iniziare un percorso con lo psicoterapeuta può presupporre un ulteriore passaggio. Ovvero destreggiarsi nel mare magnum di indirizzi e specializzazioni esistenti, che si traducono in poche parole in modi, toni e approcci del singolo professionista. Fondamentale è partire dalla consapevolezza che:

Ogni approccio terapeutico può essere in grado di curare un disturbo d’ansia o un altro disturbo con sintomi specifici. Le ricerche ci dicono che gli approcci “cognitivo-comportamentale” e “strategico breve”, sono i più efficaci nella risoluzione dei sintomi, perché sono approcci molto pragmatici con tecniche strutturate. A volte però non basta lavorare sul sintomo per sconfiggerlo, bisogna andare a scavare di più, comprendere la causa, trovare il trauma o le relazioni che hanno scatenato il sintomo. Poi ci sono disturbi più esistenziali e poco sintomatici e per quelli sono più utili approcci profondi, che scavano bene in fondo all’anima.

Tra gli approcci più importanti ci sono quello Sistemico-Relazionale; quello Cognitivo-Comportamentale; la Terapia della Gestalt; la Transazionale; la Strategico-Breve; la Psicodinamica; la EMDR. Proprio quest'ultima, negli ultimi anni, è stata molto dibattuta perché diverse celeb nostrane (come Chiara Ferragni) hanno confermato di trarre grandi benefici da sedute di questo tipo, in cui si affrontano ricordi non elaborati che possono essere all'origine di comportamenti e schemi di pensiero disfunzionali.

Davanti allo psicologo: una relazione da coltivare

Parole che si rincorrono, puntini che si uniscono, illuminazioni e prese di coscienza. In una parola sola, la relazione con il proprio terapeuta è un viaggio verso la consapevolezza. Una volta che si è scelta la persona con cui condividere questo viaggio e si è individuato l'approccio per affrontarlo, non resta che abbandonarsi. E farlo con una persona che rimane sostanzialmente uno sconosciuto, che niente sa di noi se non quello che gli raccontiamo e presume in base alla sua esperienza, non è una cosa ovvia. Né facile.

Non si deve mai dimenticare che lo psicoterapeuta è un essere umano: come tutti ha paure, momenti di up&down, disequilibri, obiettivi e ansie. E sì, anche lui va in terapia: per portare in seduta con i propri pazienti la consapevolezza che a sua volta impara sulla propria pelle.

Ma come capire che è la persona giusta per noi? La dottoressa Riviera sostiene che «bisogna darsi qualche mese di tempo per vedere come ci si sente, cosa si è capito e come ci si trova nel rapporto con il terapeuta».

Le ricerche scientifiche indicano chiaramente che l’aspetto più importante e curativo della psicoterapia non è tanto la bravura tecnica o l’approccio dello psicoterapeuta, ma la relazione che si instaura tra lui e il paziente. Siamo esseri umani ed è la relazione che cura, più che le tecniche che si usano.

Sedute con lo psicologo, online VS di persona

Può spaventare, lo ammettiamo, iniziare un percorso di terapia attraverso uno schermo. Come si fa a instaurare un rapporto di questo tipo con il filtro così ingombrante della distanza? La pandemia, oltre a far schizzare alle stelle le richieste di pazienti in cerca di un aiuto, ha anche plasmato a suo piacimento la relazione tra questi e il terapeuta. Con il risultato che sempre più servizi online, app e privati offrono le proprie consulenze in versione digitale.

Sono milioni le persone che in questi due anni pandemici non hanno più rivisto il terapista in carne ed ossa, ma solo in videochiamata (chi scrive è tra questi). La seduta su Skype è una seduta di serie B? No di certo, soprattutto se questa aiuta davvero il paziente, se ne trae comunque beneficio. La relazione che si crea prescinde la vicinanza fisica: non c'è una gerarchia nella modalità di seduta. Rimane e importa solo il modo in cui ci si sente prima, durante e dopo.

Se iniziamo ad essere più consapevoli di noi stessi, del perché stiamo male e iniziamo ad affrontare il sintomo o il problema in modo diverso, anche se non stiamo ancora “bene”, stiamo andando nella giusta direzione.

Come dovrebbe essere un buon terapista

Quante sedute ci vogliono per capire che la persona scelta è giusta per noi? Chi è digiuno di psicologia e psicoterapia non ha un metro di giudizio adeguato a soppesare le possibili risposte a questa domanda. Ci aiuta ancora una volta la dottoressa Riviera a fare luce sulla questione.

Il terapeuta giusto è quello di cui, al di là dell’approccio, ci si fida. E con cui si è instaurata una relazione sana, profonda e di fiducia.

Secondo la dottoressa Riviera, un buon terapista è quella persona che «adotta un atteggiamento accogliente e non giudicante, che fa sentire la persona compresa e accettata, che fa sentire il paziente ascoltato e supportato».

Se questi aspetti mancano nella vita quotidiana, se si sente di non essere accolti, non capiti, soli, trovarsi davanti una persona che ci comprende può davvero cambiare la vita. Perché «la relazione con il terapeuta può davvero fare da modello ad altre relazioni sane che il paziente imparerà ad instaurare".