«Abbiamo davvero vinto tutto: sport, dolci, panettoni, nobel per la fisica. Siamo al top» dice la nostra Antonella Clerici dagli schermi de La Prova del Cuoco. Poi, quasi scegliendo all'ultimo di esporsi, come se non riuscisse proprio a trattenersi aggiunge «Peccato per i diritti civili perché abbiamo perso un'occasione». Noi ci sentiamo esattamente come lei e la nostra rabbia dopo le scene viste al Senato mercoledì - quando il ddl Zan è stato definitivamente affossato - è come un fiume in piena. Viene fuori al lavoro, mentre facciamo la coda in posta, alla cassa del supermercato e vorremmo solo urlarla al mondo per farla uscire in qualche modo. No, ricacciarla dentro non è un'opzione e, del resto, sembra sia un sentimento condiviso.
I primi ad arrivare sono stati (come spesso accade) i social, inondati di contenuti di protesta, solidarietà e indignazione. Il video dei senatori che applaudono per aver scelto di negare i diritti alle minoranze è stato condiviso milioni di volte fino ad essere ripreso dalle testate estere e, al contempo, sono arrivati i commenti degli attivisti. Cathy La Torre, Carlotta Vagnoli, Pietro Turano, Sofia Righetti, lo stesso Alessando Zan hanno subito commentato l'accaduto dando spazio anche alle emozioni perché non possiamo pretendere che una decisione simile non influisca sul nostro stato d'animo.
Mercoledì è stato un giorno doloroso, specie per chi è direttamente coinvolto, ma anche per chi crede e si batte per una società più equa. È emersa un'Italia che in molti sentono che non li rappresenta, che li ha delusi, che ha perso l'umanità. Anche molte celebrities hanno preso parola. Fedez che aveva sostenuto la legge, specie con il suo discorso durante il concerto del 1 maggio, nonostante si trovasse all'ospedale con sua figlia Vittoria ha scritto un tweet criticando il comportamento di Matteo Renzi, assente alla votazione e anche Chiara Ferragni ha commentato i fatti nelle sue stories Instagram mostrandosi amareggiata e delusa dalla politica italiana.
Anche ad X Factor si è parlato del ddl: «Sono molto dispiaciuta perché non possiamo festeggiare un passo avanti. Le immagini che sono arrivate dal Senato, gli applausi e i cori da stadio dopo aver bloccato il Ddl Zan, hanno scritto una bruttissima pagina della storia del nostro Paese», ha detto Emma Marrone supportata da Mika: «Quella che abbiamo visto ieri non è l’Italia che amo e che mi ha accolto e difeso in questi anni».
Non è stato in silenzio nemmeno il mondo della moda: Pierpaolo Piccioli ha condiviso nelle Stories le immagini dei parlamentari esultanti dopo il voto segreto contro i diritti commentando con delle parole di Pasolini: «T'insegneranno a non splendere. E tu splendi». Poi ha pubblicato una sua foto davanti a una scritta luminosa: «Non vogliamo essere subito già così senza sogni» e, nella caption ha commentato l'accaduto. «Scrutino segreto, tagliola, già solo le parole che hanno portato a quello che è successo oggi in senato mi danno i brividi e mi fanno pensare e credere ancora più forte che se si ricorre alle imboscate per fermare la civiltà allora forse non abbiamo perso del tutto», ha scritto il direttore creativo di Valentino, «Ma ci sarà ancora da combattere e ancora da mettere la faccia e io lo farò ogni volta che posso». Anche Alessandro Michele, da sempre attivo nel difendere la comunità LGBT+, si è espresso con durezza con un post IG. «Questo è un giorno molto triste per l'Italia» ha scritto lo stilista in inglese, «chi oggi ha deciso di non incoraggiare la nascita di una società più inclusiva si dovrebbe vergognare. Chi applaudiva il rifiuto dei più elementari diritti umani si dovrebbe vergognare».
Insomma, all'appello non manca quasi nessuno eppure questa mobilitazione mediatica l'avevamo vista anche nei mesi scorsi e in molti ora si chiedono tristemente a cosa sia servito. C'è chi parla di "bolla social" e di come non basti pubblicare un post per fare politica. Ma il punto è che dietro ai social ci sono delle persone, dei cittadini e delle voci. E se qualcuno avesse ancora dubbi basta guardare le foto delle manifestazioni di protesta che stanno nascendo in tutto il Paese (nel post qui sotto trovate tutte le date per partecipare). A Milano ieri erano in 10.000, addolorati, arrabbiati, ma compatti davanti all'Arco della Pace a ricordare all'Italia che non si può giocare con le vite delle persone. La battaglia contro l'odio è appena cominciata.










