"Che schifo che fate, politici". Chiara Ferragni di solito non si sbilancia, non la vediamo quasi mai fare dichiarazioni pesanti verso qualcuno, dal suo profilo di oltre 24 milioni di follower non arrivano polemiche e attacchi. Eppure stavolta non si è trattenuta: "Fate schifo", ha detto Ferragni dopo aver saputo della scelta di Matteo Renzi e Italia Viva di ritirare il proprio appoggio al ddl Zan chiedendo nuove modifiche a un testo già discusso in lungo e in largo. Ok, non sarà stata forse l'espressione più ragionata del mondo, non sarà stata un'analisi politica elaborata (non voleva certo esserlo), ma è o non è quello che sotto sotto abbiamo pensato tutt*? Se a Chiara è uscito dal cuore questo "fate schifo" rivolto a una politica che impiega mesi e mesi per decidere se garantire il minimo delle tutele alle frange marginalizzate della popolazione noi la capiamo. Matteo Renzi, invece, ha avuto da ridire.
"La triste verità è che, nonostante una legge che tuteli donne, disabili e persone appartenenti alla categoria lgbtq+ SERVA nel nostro paese e sia attiva nel resto dell’Europa da decenni, in Italia non verrà mai approvata perché la nostra classe politica preferisce guardare sempre il proprio interesse personale", ha scritto Chiara nelle sue stories condividendo un post sulla scelta di Italia Viva. A Matteo Renzi non è piaciuta la "cattiva pubblicità" e così' ha ribattuto dedicando un post sul suo profilo all'influencer. "Da una persona che stimo mi aspetterei un confronto nel merito", ha scritto, "Perché sapete chi fa davvero schifo in politica? Fa schifo chi non studia, chi non approfondisce, chi non ascolta le ragioni degli altri, chi pensa di avere sempre ragione. Io ho firmato la legge sulle unioni civili, mettendoci la fiducia: quella legge dura più di una storia su Instagram. Per firmarla ho preso insulti, ho rischiato la vita del Governo, ho fatto compromessi. La politica è serietà, passione, fatica: non è un like messo per far contenti gli amici. Se Chiara Ferragni vuole confrontarsi sugli articoli 1, 4, 7 della legge Zan e sugli emendamenti Scalfarotto io ci sono".
"Ma sia chiaro", ha aggiunto ancora il leader di Italia Viva, "la politica, cara Ferragni, è un’attività nobile e non fa schifo. E la politica si misura sulla capacità di cambiare le cose, non di prendere i like. Quando tutti mi dicevano che non dovevamo cambiare Conte noi non abbiamo seguito l’onda social: abbiamo ragionato con la nostra testa e grazie al nostro coraggio è arrivato Draghi. E le cose vanno meglio. Anche allora gli influencer ci attaccavano e ci insultavano. Anche allora noi siamo andati controcorrente. E abbiamo vinto. Sono pronto a un dibattito pubblico con la dottoressa Ferragni, dove vuole e come vuole. Sono sempre pronto a confrontarmi con chi ha il coraggio di difendere le proprie idee in un contraddittorio. Se ha questo coraggio, naturalmente". Dopo questo sproloquio (con tanto di spiegazione sul valore della politica) ci sarebbe però da ricordare a Renzi che qui si sta parlando di diritti umani, di libertà dalla violenza e dall'odio, tutti valori che dovrebbero andare al di là dei meri interessi di partito. Vorrebbe avere un confronto con Chiara Ferragni, ma dovrebbe ascoltare in primis gli attivisti LGBT+, le persone trans e con disabilità che da mesi (per non dire anni) ormai cercano di portare avanti una legge che li tuteli davvero. Dovrebbe confrontarsi con loro su come le sue proposte di modifica semplicemente non siano accettabili e su come siano proprio i voti di Italia Viva a mettere in pericolo il ddl. Altrimenti quello in cerca di like e visibilità personale rischia di essere lui.






