Quando l'ho sentito per la prima volta è stato attraverso i muri della mia stanza che confinava con quella di mio fratello più piccolo, era il Bresh di Che io mi aiuti a tutto volume. Pieno Covid, si parlava di alcuni ragazzi di Genova che insieme avevano fatto qualcosa di nuovo, avevano portato la drill e la trap nella terra del cantautorato italiano. Oggi Andrea Brasi, per tutti Bresh, canta per la prima volta sul palco dell'Ariston a qualche chilometro della sua città a cui resta legato a doppio filo e che è sempre con lui, anche qui a Sanremo dove i suoi compagni di viaggio non lo hanno lasciato solo e restano per godersi con lui la settimana e festeggiare, comunque vada. «Breshino testa che gira» sta prendendo questa esperienza non come una gara ma come un'0pportunità e grande consapevolezza: quella del "sei arrivato qui è perché sei già tra i migliori artisti di oggi" e il suo brano lo dimostra.
Bresh è il volto della nuova cover digitale di Cosmopolitan per Sanremo 2025.
Come stai?
«Bene bene, sono gasato, i ragazzi ci sono, sono caldi, il pezzo sta andando bene, il festival pure, le performance a parte qualche sbavatura di cui magari mi accorgo solo io e sta andando alla grande, poi c'è tutta una questione outfit sai no tutte quelle cose».
Ti piace anche tutta la parte legate all'outfit?
«A dire la verità, "mi piace" magari no ,nel senso che mi manda un po' in sbatti, però ho la fortuna di lavorare con Mitch che comunque ha imparato a conoscere i miei gusti e quindi è più in discesa».
Le serate come stanno andando?
«Non ho sentito tanta ansia nemmeno la prima sera. Certo l'ora prima di salire sul palco non rido, non palco, sono in hotel sto muto, poi però arrivo all'Ariston e inizio a diventare un bambino nel corridoio della ricreazione quindi anche a discapito forse gli altri artisti che magari mi odieranno perché vado lì a chiacchierare, però non sono mai invadente, però cerco godermi il momento, perché comunque fa ridere dai, se ce lo avessero detto vent'anni fa avremmo riso. Cerco di essere il più bambino possibile».
I ragazzi di Genova cosa dicono?
«I ragazzi di Genova sono gasati, tutti qua in giro a far macello per Sanremo, sono in tanti: c'è la famiglia di Genova, quella di Milano, la famiglia vera. E poi tutti che si trovano bene assieme, abbiamo trovato un incastro».
Quando abbiamo ascoltato il tuo brano ai pre-ascolti abbiamo pensato: chi si scrive i suoi testi quest'anno ha una marcia in più. Come nasce "La tana del granchio"?
«È un brano molto confuso, ma con delle immagini scandite che raccontano la confusione, la confusione di raccontare, di dire delle verità a chi ci parla, con questo interlocutore X e quindi paradossalmente spiega di quanto sia difficile ogni tanto parlare a qualcuno. La tana del granchio sono io, quando canto "Nella tana del granchio c'è una canzone", sono io che penso a queste immagini che mi scorrono in testa. È un brano un po' matto con delle immagini ben definite che raccontano degli esempi abbastanza precisi, come la metafora dei costumi lasciati in macchina ad asciugare al sole, con cui voglio dire che tutti i nodi vengono al pettine. Non mi ricordo da cosa son nati quei versi, evidentemente mi è successo qualcosa durante la giornata e si vede che mi sono sfogato così. Non era una canzone per Sanremo in realtà. Poi spiegare le canzoni è sempre un po' complicato, se le scrivi è proprio perché non ti sai spiegare altrimenti e poi il pubblico le interpreta a suo modo».
I fan ti aspettano nei palazzetti, come li senti?
«I ragazzi questa volta hanno comprato i biglietti a scatola chiusa, prima di Sanremo, come se avessero preso la macchina senza patente. Una scommessa. Il Carroponte poi tiene gli stessi biglietti del palazzetto, c'erano già prima, sono la fonte della giovinezza per me».
Stasera canti con Cristiano De Andrè: che rapporto hai con la tua città?
«Noi a livello di famiglia artistica siamo come se fossimo una compagnia, no? Quindi siamo, come ci vedi, cioè al di là delle percezioni ci siamo tutti così, siamo tutti sbrogliati. Genova è nel pezzo, non so perché ma c'è, lo sappiamo tutti forse perché. Poi siamo campanilisti infatti dietro le quinte ho beccato Olly, stiamo insieme, siamo come mercurio che ingloba tutto, ci coalizziamo».
Nel brano che hai portato a Sanremo si sente la nota nostalgica tipica di voi ragazzi di Genova.
«Forse è perché Genova è una città molto anziana, quindi i giovani nascono un po' con quella cifra».
Progetti futuri?
«L'album che devo chiudere prima dell'estate e concerti, concerti, concerti. L'album sarà la solita mescola di rap e melodico, che c'è sempre stato nei miei brani. Poi può essere che negli ultimi tempi certe sonorità si siano un po' poppizzate, ma non penso che ci sia mai stata una grande virata. L'unione tra cantatorato e rap è la mia cifra stilistica. Quest'album porterà sempre il solito Bresh. Anche in questi giorni di esibizioni ho lett i commenti e i messaggi dei fan, mi è piaciuta l'osservazione di un ragazzo che mi ha scritto: "hai riportato il vecchio breshino sul palco". Alcuni mi credono cambiato magari, invece sono quello di sempre, con le stesse amicizie di sempre».
Il testo di "La tana del granchio"
Nella tana del granchio c’è una canzone
Ho posato i miei vestiti al sole
Ti ho vista piangere dietro alle mie parole
Ma non sapevo cos’altro dire di te
Ora che siamo soli mi puoi pure parlare
Guardati intorno non c’è nessuno
Non far così non mi giudicare
Ho una parola sbagliata per ogni frase
Sono soltanto un uomo e non ci so fare
E anche se tu non lo vuoi sapere
Sappi però che alla fine ti voglio bene
Sono una madre che si sgola
Una testa che gira ancora
Una chitarra che non suona
Una borsa piena di buchi
Se capisci che non ti amo
Sei una sirena che non nuota
Cosa puoi dire
Fammi solo sapere quando vuoi guarire
Dall’espressione hai qualcosa da dire per me
Ma lo sento non mi dai due lire
Un sacchetto di plastica
Tiene i nostri due costumi bagnati
Ce li siamo dimenticati
Nella macchina che è rimasta sotto al sole per tutta l’estate
Ad ottobre li ho ritrovati
Lascio la via per te
Ora che non è più un sì
Camera mia non è una metropoli
Che incubo stare ad aspettare in un monolocale
Sei fuori a carnevale
Sono una madre che si sgola
Una testa che gira ancora
Una chitarra che non suona
Una borsa piena di buchi
Se capisci che non ti amo
Sei una sirena che non nuota
Cosa puoi dire
Fammi solo sapere quando vuoi guarire
Dall’espressione hai qualcosa da dire per me
Ma lo sento non mi dai due lire
Se il mare si è salato
È perché un marinaio ci ha pianto sopra
Se han fatto il calendario
È perché ti vorrei fare santa ora
Senti che forte il vento
Vento che non si posa
Cosa puoi dire
Fammi solo sapere quando vuoi guarire
Dall’espressione hai qualcosa da dire per me
Ma lo sento non mi dai due lire
Ho bisogno solo di riuscire a convincere te
Non solo te
Ho bisogno solo di riuscire a convincere te
Ma lo sento non mi dai due lire
Il primo tour nei palazzetti
- Roma, Palazzo dello Sport, 1 novembre 2025
- Milano, Unipol Forum, 6 novembre 2025
- Milano, Unipol Forum, 7 novembre 2025













