I capelli lunghi sono la mia ossessione. Complice il loro DNA – per incredibile fortuna, sono forti e folti –, ormai so da anni qual è il taglio che vorrò tenere per la vita. Se da bambine mia madre ce li tagliava, a me e a mia sorella, a caschetto o a scodella (storta) – probabilmente avrei fatto lo stesso con due gemelle piccole –, è più o meno da quando sono al liceo che non cambio idea su cosa voglio da loro: lunghezze chilometriche, castano scuro.
Li taglio un paio di volte all'anno, per aggiustare le doppie punte e le ciocche danneggiate; poi proseguo nel mio percorso di crescita. Lo stesso fa mia sorella, anche se lei è bionda. Ci è successo, certo, di sperimentare accorciandoli di venti o trenta centimetri nel 2019, non mi ricordo perché l'ho fatto e non me lo spiego: erano così perfetti in quella foto all'Ermitage di San Pietroburgo, nel 2016, davanti a La danza di Henri Matisse.
Durante il lockdown, poi, mi sono fatta la mia prima frangetta da sola (dovrebbe bastare un rigo per sconsigliare caldamente la pratica). Anche Ilaria, mia sorella, qualche volta li ha tagliati (o tinti di rosso), ma è ormai da tempo che, io brunette lei blonde, non abbiamo più dubbi: siamo le sorelle gemelle con i capelli lunghissimi.
A trattenermi per sempre ancorata all'amore per i capelli lunghi, però, non è solo il legame emotivo indissolubile, inenarrabile, eterno ed identitario che esiste tra me e l'altra metà di me, ma un'energia ancora più irrazionale, dalla valenza simbolica, che probabilmente affonda radici e potere nella storia dell'umanità, della cultura e dei suoi significati; per cui quando vedo la Bella Baxter di Emma Stone in Povere Creature!, perdo la testa per i dettagli della sua chioma; quando penso a Heidi Klum a cavallo travestita da Lady Godiva con i capelli biondi fino ai piedi (era un Halloween party del 2001, a New York), so che non è mai esistito un costume migliore; quando devo scegliere il mio dipinto preferito è quasi sempre la Nascita di Venere di Botticelli, e quando mi chiedono quali sono le tue sfilate di riferimento rispondo che, sicuramente, Collina Strada Primavera 2023 ha un posto speciale nel mio cuore. I capelli lunghissimi hanno una storia lunga secoli, che incontra diverse ere, popoli ed etnie: vale la pena conoscerla per apprezzarne davvero il loro senso, celebrare la loro bellezza.
Il significato dei capelli lunghi nella storia
«Da Rapunzel a Cher, dalle religioni ai concorsi di bellezza, fino agli hippy», i capelli lunghi e lunghissimi nascondono un background e una storia ricchissima, tanto nel beauty quanto nella cultura. Lo spiega Kristen Basteman su Dazed: «I capelli lunghi sono associati a tantissimi personaggi mitologici e leggende e diventano spesso un simbolo di femminilità e purezza. Da tempo, sono un segno di status e conoscenza, dagli antichi Greci ai Goti germanici, ai Merovingi e persino agli Egizi, che furono tra i primi a tuffarsi profondamente nella fabbricazione di parrucche».
Possono significare cose diverse a seconda di epoche e popolazioni differenti: nel Sikhismo, la pratica del kesh prevede di lasciare che i capelli crescano naturalmente per rispetto della perfezione della creazione di Dio, mentre per diverse tribù di nativi americani i capelli lunghi sono simbolo di forza, potere, virilità e orgoglio. In Cina, i capelli lunghi risalgono alla dinastia Han, quando simboleggiavano ricchezza negli uomini. Più tardi, durante la dinastia Tang e la dinastia Song, i capelli lunghi assunsero nel Paese ancora più importanza, questa volta in relazione alle donne. Elizabeth L Block, storica dell'arte e autrice del libro Beyond Vanity: The History and Power of Hairdressing, afferma: «Nel XVII secolo, Luigi XIV di Francia rese popolare una parrucca riccia, scura e con riga centrale per gli uomini. Il motivo segreto era quello di coprire la sua calvizie, che all'epoca avrebbe indicato una mancanza di virilità».
Sempre secondo Block, in Europa, a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, i capelli lunghi raggiunsero il picco massimo per quanto riguarda la loro diffusione nelle donne: in epoca vittoriana, infatti, da loro ci si aspettava che facessero crescere i capelli il più lungo possibile, ma gli era anche socialmente richiesto di portarli raccolti alla luce del giorno, fuori dalla camera da letto. Una chioma libera era infatti considerata scandalosa – ed è forse per questo che Bella Baxter è caratterizzata da quelle lunghezze audaci in Poor Things!, simbolo e segnale del suo intrinseco lato sovversivo.
In questa fase storia della società occidentale, i capelli lunghi erano associati direttamente anche alla classe sociale: le persone più povere spesso non avevano gli strumenti per far crescere molto le chiome, a causa della manutenzione che queste richiedevano, e le ciocche chilometriche diventavano quindi un simbolo di ricchezza, salute, igiene. I capelli dell'imperatrice Elisabetta (Sissi) d'Austria si estendevano, infatti, ben oltre la vita e, secondo le leggende, la sovrana era solita trascorrere un giorno intero ogni tre settimane a lavare e asciugare i suoi capelli castani.
Secondo Rachael Gibson, founder dell'account Instagram Hair Historian, nella cultura occidentale la maggior parte delle donne ha portato i capelli lunghi per gran parte della storia, almeno fino alla prima guerra mondiale. «I capelli lunghi per le donne sono sempre stati generalmente considerati un simbolo di femminilità, salute e fertilità, cosa che di conseguenza li ha fatti diventare un ideale di bellezza standardizzato. Tuttavia, ci sono ragioni religiose e culturali oltre alla pura estetica, che hanno spinto e spingono le persone a far crescere i capelli il più a lungo possibile, anche uomini. Pensate a Sansone nella Bibbia. Tuttavia è vero che le società hanno oscillato sull'appropriatezza della lunghezza dei capelli negli uomini, a seconda di dove ci si trovava nel mondo e in quale periodo storico».
Nel XX secolo, i cambiamenti nei ruoli di genere e le nuove libertà conquistate dalle donne hanno permesso una maggiore diversità nello styling dei capelli: il jazz e la flapper culture hanno reso popolare il caschetto ed altri tagli più corti nel primo dopoguerra, almeno fino agli Anni '40, quando i capelli lunghi vissero il loro grande ritorno nella moda del tempo.
Successivamente, negli anni '60, si registrò una più ampia diversità: le donne iniziarono a sostituire le acconciature ad alveare o i flipped bob con i grandi e gonfi blowout tipici di dive come Brigitte Bardot o Priscilla Presley. Raquel Welch e Jane fonda portavano i propri capelli lunghi, a mo' di serene del grande schermo, mentre Twiggy, invece, sfoggiava piccoli tagli, quasi da folletto. Tuttavia, in questi anni si andavano sempre più a intensificare quelle dinamiche socio-culturali soggiogate al male gaze, per cui l'estetica femminile incrociava sì l'espressione del sé ma anche e sempre maggiore pesante oggettificazione proveniente dall'esterno patriarcale.
Forse anche per questo, negli Anni '70, il movimento di controcultura degli hippy si impossessò delle lunghezze chilometriche per testimoniare il proprio messaggio di rifiuto del conformismo sociale. Chiunque, indipendentemente dal genere, faceva crescere i propri capelli, mentre musiciste come Janis Joplin, Joni Mitchell e Cher (la prima quintessenza di libertà, la seconda di un glamour senza freni né remore) diventavano iconiche proprio per le loro ciocche fluenti, il più lontano possibile dal sistema convenzionale. È proprio di Cher, infatti, la famosa citazione che recita: «Non riesco proprio a credere che a un certo punto compirò 80 anni, prima di quanto vorrei, e che continuerò a indossare i miei jeans, a portare i miei capelli lunghi e a fare le stesse cose che ho sempre fatto» (e che forse vorrei come mio epitaffio).
Alla fine degli Anni '80 e '90, icone come Diana Ross e Lisa Bonet portarono i capelli lunghi meglio di chiunque altro; Daryl Hannah, interprete di una sirena nel film Splash del 1984, si presentò al Festival di Cannes con dei lunghi mermaid hair «che saranno ricordati per sempre», sostiene Bateman, e Naomi Campbell, con la sua chioma fluente, iniziava il suo percorso leggendario da top model.
Oggi, in mezzo ai tentativi nobili e necessari di apprezzamento di ogni taglio, colore, geometria e conformazione dei capelli (sono tutti tutti bellissimi), i capelli lunghi sembrano ancora rappresentare qualcosa di mitologico e, forse, come ricorda Bateman, «il loro tratto più interessante potrebbe essere quello di aver prevalso oltre al genere, alla cultura e alla spiritualità, sempre per ragioni diverse». Hanno i loro significati intrinsechi e la loro dose di sacralità; per questo, li ameremo per sempre, sperando di distanziarci sempre di più da dinamiche di controllo e bigottismo (non dovrebbero essere né simbolo di una certa femminilità, né di un'altra mancante virilità), che hanno li hanno caratterizzati nelle epoche precedenti, per arrivare sempre di più alla loro esaltazione per quello che sono. Capelli lunghi e belli, per chi li vuole così.
















