Sono molto affascinata dai negozi di parrucche. Ce n'è uno ad Harlem, Apollo Beauty Land, che ho conosciuto tramite le storie Instagram di una collega. Sono ossessionata dalle foto delle parrucche ordinate una per una, una accanto all'altra. «Ci sarei stata una giornata intera dentro, è il paradiso per chi ha i capelli ricci», mi ha risposto, quando le ho chiesto di cosa si trattasse, dicendole che avevo bisogno assolutamente di sapere di più.



Non ho mai indossato una parrucca. Anzi no. Non l'ho mai fatto seriamente, l'ho fatto solo una volta al mio diciottesimo, quando ne avevo acquistate uno stock economico enorme, per me e tutte le mie amiche, per andare a ballare nella discoteca del nostro paese – che inevitabilmente non era ancora pronto a riceverci così agghindate. Preferisco non contarla come volta in cui ho indossato una parrucca: erano brutte, le avevamo scelte di colori orribili, tutte rigorosamente a caschetto – provate ad acquistare una wig decente in una provincia di un fondovalle del nord Italia senza un euro in tasca –; di certo non le avevamo stylate, non avevamo fatto assolutamente nulla affinché aderissero alle nostre basi. Già a metà della serata, mentre tenevamo un cocktail in mano e una sigaretta nell'altra, avevamo tolto i tacchi per camminare fino al club, i nostri capelli apparivano appena sopra le spalle un po' sintetici, giallo fluo/rosa bubblegum/verde acceso, mentre lunghezze non definite (al liceo avevamo i capelli lunghi e basta, non esisteva il concetto di taglio specifico) castane spente, biondo cenere, facevano capolino al di sotto, spettinate e incongruenti, asimmetriche e sciupate. Sembrava più un carnevale finito male che una scelta identitaria, una ricerca estetica dell'espressione del sé.

Ma in realtà, già lo era. Quando entro in un negozio di parrucche, rimango in adorazione. Vengo bombardata dai sfumature e geometrie, pareti di bob biondi lucidi, angoli di capelli lunghissimi jet black, gradazioni pastello, metalliche, pattern striati o maculati. È un atelier d'arte che incontra una vetrina di cosmetici: ogni parrucca è un pezzo unico, con una texture, un volume, una personalità specifica da proporre. Se come dice Sara Marzullo in Prepararsi, Il libro delle apparenze, flirtare è un po' come prepararsi prima di uscire – tempi di attesa di qualche cosa che non conosciamo ancora, spazi per provare varie possibilità e compiere scelte meno ovvie e familiari –, anche scegliere che parrucca indossare può regalarci la stessa sensazione di infinito e di eternità che proviamo prima del primo bacio al primo date, prima di uscire di casa con una full face ancora da sperimentare. Possiamo essere chiunque, in quel momento, davanti alle foto di parrucche che salvo su un'apposita bacheca Pinterest; possiamo decidere chi vogliamo essere, anche solo per qualche ora, adagiandoci in quella sensazione speranzosa, un attimo prima della scoperta dell'ignoto.

Non ho mai indossato davvero una parrucca – il mio forte interesse, per ora, si ferma ai negozi e alle foto che le riguardano –, ma sarebbe un sogno poter prepararmi anche con loro. Davide Nucara, su Instagram @daveonhair, mi parla di «svolta incompresa», quando gli chiedo perché sono ancora così sottovalutate in Italia, perché è così raro il loro utilizzo sia in termini editoriali che quotidiani. Nato a Desio nel 1997, oggi è un hairstylist e un creativo trasversale, guidato dalla curiosità e dalla ricerca di autenticità, che lavora spesso con le parrucche. «Il mio obiettivo è creare dei mondi dove estetica e contesto collidono fino a rendere viva la mia visione», mi racconta. Cresciuto nel salone della madre, parrucchiera da oltre 35 anni, all'inizio non è stata una scelta dettata dalla passione, ma da una necessità familiare.

«Osservando e vivendo quel contesto, ho iniziato naturalmente a fare miei gesti e dinamiche che col tempo sono diventati competenze. Già da giovanissimo ho iniziato a tagliare i capelli ad amici e compagne di scuola. Con il tempo ho scelto di formarmi professionalmente, frequentando diverse scuole specializzate. Mi sono specializzato nel taglio di ogni tipologia di capello – euro-caucasico, afro e asiatico – e nello studio del rapporto umano nel servizio al cliente. Per me l'hairstyling è sempre stato uno strumento di relazione, ascolto e costruzione dell’identità. Parallelamente ho coltivato molte passioni, dalla musica alla street art, dal cinema all'animazione fino allo skateboarding, che hanno definito il mio immaginario creativo. Dopo dieci anni di lavoro in salone e diverse esperienze in Europa, ho sentito il bisogno di uscire dalla routine. Ho lasciato la sicurezza per seguire un percorso più libero, che mi ha portato prima nel mondo della musica e poi in quello della moda».

Dalla musica alla moda, Nucara ha alle spalle ha importanti collaborazioni con artisti come Rosa Chemical, FSK, Ghemon, Mecna, Gaia, Tony Effe, Angelina Mango, Tommaso Paradiso e Baustelle e ha lavorato su sfilate, campagne pubblicitarie, eventi e set fotografici in tutto il mondo, collaborando con brand e testate del settore. Con lui abbiamo approfondito gli aspetti più nascosti dietro alla cultura delle parrucche, i loro utilizzi, le tendenze che le riguardano, le tecniche con cui stylarle, i prodotti con cui mantenerle belle nel tempo e con cura. Chissà che le adolescenti del 2026 diventeranno maggiorenni sfoggiando wigs look sempre più ricercati e raffinati, potendoli consacrare come la loro prima volta con le parrucche, per davvero.

La cultura delle parrucche: come si usano, curano, mantengono in conversazione con l'hairstylist Davide Nucara (@Daveonhair)

In Italia spesso si associa la parrucca all'uso medico. Nel mondo editoriale, della moda, della musica, del cinema o del teatro, invece ha un ruolo completamente diverso. Come definiresti la cultura delle parrucche oggi?

«Premetto che parlo solo per esperienza personale, perché la cultura nel mondo delle parrucche è davvero soggettiva. Ho imparato da solo, guardando sui set e lavorando con i maestri in questo campo a livello globale, e ad oggi per fortuna si sta ampliando molto, incuriosendo da vicino anche persone che prima erano molto distanti. Sono il primo che consiglia ai talent, agli artisti o ai modelli con cui lavoro di provare a vedersi con un altro lato di sé, come una nuova scoperta. Soprattutto se si è "annoiati" dei propri look nella routine».

Ci sono differenze significative tra l’Italia e altri Paesi come Francia, USA o Giappone nell'approccio alle parrucche?

«Nella pubblicità e nel campo moda sicuramente, in Italia purtroppo i clienti sono ancora un po' chiusi rispetto a una realtà fotografica più surreale, anche nei personaggi che la vivono. E anche nei loro capelli, in questo caso. Bisognerebbe credere di più nelle nuove realtà e nei nuovi talenti, nelle loro proposte creative. Cosa che invece, nel resto del mondo, è routine».

Se dovessi spiegare a chi non ne sa nulla perché le parrucche sono importanti per un progetto cosa diresti? Quali sono i punti di forza dell'utilizzare una parrucca rispetto a un capello naturale? A livello di tagli e acconciature?

«È decisamente situazionale. Nell'indecisione che un look naturale può creare, avere un supporto visivo immediato di un cambiamento radicale può portare a scelte che non si erano nemmeno prese in considerazione. Principalmente mi capita di utilizzare molti bob cut o pixie cut su persone che non si sarebbero mai immaginate con un taglio che non era "loro", con cui non si sarebbero sentite a loro agio. Fino a quel momento, ovviamente».

Quali sono, secondo te, le principali tendenze attuali nell'uso delle parrucche?

«Non so risponderti a questa domanda, perché mi guardo così poco attorno che le tendenze mi sfuggono. Sto un po' in un mondo tutto mio: mi piace immaginarmi come un bambino con degli action figure dentro la mia testa. Quelle sono le mie tendenze, le mie influenze. Cambiano sempre, in base a ciò che vedo e che vivo. A volte creo io stesso i personaggi da cui traggo ispirazione».

Ci sono artisti o icone che secondo te hanno rivoluzionato l'uso delle parrucche nel mondo contemporaneo? Con chi hai lavorato invece tu in ambito italiano? ci racconti un po' con qualche esempio? Cosa ti hanno lasciato queste esperienze?

«Sicuramente Lady Gaga ne è un chiaro esempio, come lo è stata Madonna a suo tempo. Sfortunatamente, in ambito italiano, ancora non ho avuto occasione di sperimentare grosse trasformazioni, se non con Evissimax, amica e DJ super talentuosa per la quale abbiamo creato cinque diverse versioni di sé stessa per la copertina del suo ultimo progetto PRESS X. Questo coinvolgimento è stato estremamente appagante perché Eva è una bomba di energia e di chiarezza in quello che aveva in mente, e in sole otto ore abbiamo realizzato tutto (e lei nella vita quotidiana porta i dread: bella sfida per le parrucche)».

Qual è la cosa che preferisci del lavorare con le parrucche?

«L'infinità dei mondi che posso creare».

Come funziona il tuo processo creativo? Come si sceglie la parrucca giusta in base al progetto: shooting editoriale, videoclip musicale o sfilata?

«Sul lato commerciale, sono un maniaco del controllo, perciò ho bisogno di più informazioni possibili prima di cominciare: mood, luci, posing, casting e look. E poi lavorare di pari passo con il make-up. Lavoro a pochi videoclip, solo se si crea una forte connessione con l'artista. Se si tratta di beauty incentrati perlopiù sui capelli, do sfogo completo alla mia creatività sul momento, dove posso; altrimenti tengo solo bene a mente ciò che ho fatto in passato. Ripetersi talvolta è inevitabile: basta solo cambiare il modo di vedere, di comunicare quell'emozione, quel momento».

A livello tecnico, quali sono le principali tecniche per tagliare, modellare e acconciare una parrucca? Quali prodotti sono indispensabili per curare una parrucca e mantenerla al meglio?

«Utilizzare i supporti giusti come le testine in tessuto e polistirolo e gli spilli a T per farla aderire al meglio sono fondamentali nella preparazione. La tecnica poi è il pilastro a cui ruota attorno ogni cosa: se sai eseguire un buon taglio su una persona, puoi fare lo stesso con le parrucche, tenendo sempre conto del tipo di capello che si sta lavorando. Prodotti più naturali possibili, protettore termico e lacca effetto cemento. Usando solo parrucche di capelli umani al 100%, è come coccolare una cliente: ne ho 50 (per ora). Shampoo dopo ogni uso se vengono utilizzati prodotti, maschera, asciugare a bassa temperatura per non sfruttare le fibre del capello e via, ordinate nella loro busta dedicata per catalogarle per tipo colore, lunghezza e data di acquisto (generalmente se utilizzate a dovere durano circa dai 3 ai 5 anni) con retina e carta e gel di silicio per evitare che si formi odore di chiuso. Una bella mole di lavoro insomma».

Che ruolo hanno le parrucche nell'espressione artistica? Perché secondo te sono ancora sottovalutate?

«Sono una svolta incompresa per poter esprimere ciò che solitamente la routine quotidiana non ci concede, soprattutto con i capelli, che sono un ruolo chiave nell'identità di ognuno di noi».


Che cosa consiglieresti a chi vuole cominciare ad approcciarsi alle parrucche anche al di fuori del mondo professionale? Hai consigli per chi vuole iniziare a sperimentare nella vita quotidiana?

«Siccome purtroppo le parrucche di capelli veri non costano poco, diverse amiche che mi hanno chiesto consiglio si sono affidate al loro gusto personale per forma, colore e lunghezza, scegliendo parrucche (ovviamente finte). Poi mi hanno chiamato per farsi aiutare a indossarle e ora che sanno come gestirle si divertono a essere se stesse, in altre forme. Presa confidenza, investite sui capelli umani. Capirete da sol* perché».

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