«Non è un disco, non è un EP. È un clubtape, fatto per voi e per l’energia che mi avete dato a maggio al Forum. A novembre lo balleremo insieme, luce rossa su di noi»: si chiama Red Light ed è il nuovo progetto musicale di Elodie. Camaleontico, inaspettato, libero, dichiaratamente provocatorio, proprio come lei, artista dalle infinite sfaccettature, che ha organizzato proprio ieri un party privato in occasione del lancio. Una dichiarazione di intenti il cui manifesto è la cover disegnata da Milo Manara, che ritrae la cantante senza veli e con capelli lunghissimi, proprio come nello scatto che ha così tanto fatto parlare sui social, su uno sfondo rosso che si richiama al titolo stesso del clubtape e che ne simboleggia tutto l'erotismo, la giocosità e la passione.



Sette brani mixati e senza pause accompagnati da un visual che la vede protagonista in vesti e acconciature diverse, espressione di apertura al cambiamento e alla sperimentazione. Ecco allora che nel video diretto dai Morelli Brothers appare con spuntoni punk, ciocche lunghissime e bionde oppure castane, dread, stretti boccoli scuri e vaporosi, un total painting rosso vermiglio, oltre a una semplice coda raccolta e al suo taglio medio, sfumato in un balayage dorato.

Elodie nel video di Red Light, tra libertà e sperimentazione

Come ha raccontato nel presentare il suo clubtape, l'immagine è per lei tanto importante quanto la musica stessa: «Mi piace giocare ed esprimermi a 360 gradi, sono una bambina cresciuta e oggi c’è troppa rigidità verso una scelta libera, soprattutto in questo periodo storico».

E così, con il suo fare dirompente, Elodie rivoluziona il panorama musicale italiano, divertendosi a infastidire con i suoi abiti succiti, le scene erotiche e quei capelli che cambiano come le melodie stroboscopiche ispirate dalle atmosfere dei club, dove lei è cresciuta e che le hanno insegnato a essere padrona del suo corpo. "Red Light", "Glamour", "Elle", "Euphoria", "Ascendente", "Lontano da qui" e "A fari spenti" diventano così un mezzo attraverso cui normalizzare la nudità e rivendicare il valore che il corpo delle donne, troppo spesso oggettificato, reso passivo, maltrattato, merita di avere. E questo vale anche per le acconciature, il cui ruolo non è compiacere gli altri ma dare voce alla propria identità senza paura del giudizio altrui. Per dirla con le sue parole, «è giusto puntare i piedi, mostrarsi e non avere paura».