Il filosofo coreano Byung-Chul Han descrive una realtà in cui la produttività domina ogni aspetto della vita. Le persone non sono più disciplinate da regole sociali esterne, ma da standard autoimposti. Questa spinta costante al rendimento ha contribuito a creare una società iper-medicalizzata, dove l'uso di farmaci è spesso visto come una soluzione rapida e immediata per far fronte a stress, ansia o stanchezza cronica.

Secondo il report di PFinsight, il 34% della popolazione convive con malattie croniche, fisiche o mentali, mentre il 60% assume farmaci ogni mese. Questo fenomeno si intensifica tra le generazioni di anziani, ma non risparmia i più giovani, che spesso cercano soluzioni veloci e immediate ai propri malesseri.

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SARINYAPINNGAM//Getty Images

Autodiagnosi: il rischio di informazioni non verificate

La scelta di curarsi autonomamente è in crescita, soprattutto tra i più giovani. I dati rivelano che il 42% della generazione Z e millennial si cura da solo, mentre la percentuale scende al 26% tra i baby boomer. Un ruolo cruciale in questa tendenza è giocato dai social network, su cui si trovano consigli sanitari non sempre verificati. Alcuni influencer promuovono rimedi senza basi scientifiche, inducendo comportamenti rischiosi.

Le psicologhe Delia García Moratilla e Stefanie Ebba Hoffmann sottolineano che questa esposizione a contenuti poco affidabili contribuisce a decisioni impulsive sulla salute. Le piattaforme digitali normalizzano spesso pratiche pericolose, rendendo necessario un intervento educativo che promuova il pensiero critico e sensibilizzi sui pericoli legati all’autodiagnosi.

I ritardi nel sistema sanitario e il ricorso ai farmaci

Oltre al ruolo dei social media, i ritardi negli appuntamenti medici rappresentano un'altra causa principale dell’autocura. Secondo PFinsight, il 54% delle persone si cura da sé per evitare lunghi tempi di attesa nel sistema sanitario. Questa pratica è favorita da un accesso sempre più limitato ai servizi sanitari: aumenta così il consumo di farmaci per alleviare dolori, disturbi mentali o problemi legati al sistema digestivo e cardiovascolare.

Un’analisi dello STADA Health Report evidenzia inoltre un divario di genere nell’uso dei medicinali. Le donne sono più inclini a utilizzare antidolorifici per mal di testa o crampi mestruali, evidenziando come la pressione sociale e la mancanza di risposte adeguate alle esigenze sanitarie specifiche influenzino le scelte mediche.

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Delmaine Donson//Getty Images

Lo stress come nemico invisibile

Tra i giovani lo stress rappresenta uno dei fattori principali alla base dell’autocura. La Gen Z vive ritmi di vita frenetici e spesso considera lo stress una componente inevitabile della quotidianità. Questo porta a una ricerca di soluzioni rapide per affrontare le sfide accademiche e lavorative.

Gli esperti propongono alternative sane, come lo sport, la meditazione e programmi di supporto psicologico, per gestire la pressione senza ricorrere ai farmaci. Inoltre, si sottolinea l'importanza di ridurre il tabù legato alla salute mentale, favorendo un dialogo aperto e promuovendo una narrativa che non normalizzi lo stress come condizione accettabile.

Diagnosi errate e rischi sottovalutati

L’assenza di una diagnosi professionale aumenta il rischio di errori, aggravando patologie che, non trattate correttamente, possono evolversi in condizioni croniche o difficili da gestire. Secondo Delia García Moratilla, psicologa di Blua de Sanitas, e Stefanie Ebba Hoffmann, medico della stessa struttura, l’abuso di farmaci senza supervisione medica comporta gravi rischi. L’utilizzo non controllato di antidolorifici o ansiolitici, per esempio, può favorire lo sviluppo di dipendenze e causare effetti collaterali significativi.

Gli esperti sottolineano che è fondamentale rivolgersi sempre a un professionista sanitario per valutare sintomi e condizioni, assicurandosi così un percorso di cura adeguato e personalizzato.

Articolo tradotto da collaboratori esterni, per info e collaborazioni rivolgersi alla redazione

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Headshot of Marita Alonso
Marita Alonso è un'esperta di cultura pop e stile di vita. Scrive di fenomeni culturali da una prospettiva femminista in cui la riflessione è sempre presente. Non ha paura di dare un tocco di umorismo alle tendenze che ci circondano e cerca di far ridere e riflettere il lettore in egual misura. Quando scrive di relazioni, il suo obiettivo è far sparire la tossicità e che le coppie siano sane come le ricette che cerca di cucinare... Con risultati drammatici, ovviamente. I fornelli non fanno per te. Ha pubblicato due libri («Anti-Manual of Loving Self-Destruction» e «If you miss the beginning, start over») e collabora a vari media e programmi radiofonici e televisivi cercando di vedere le cose sempre in modo diverso. Crede che la normalità sia sopravvalutata ed è per questo che non ha paura di cercare reazioni di shock o sorpresa attraverso i suoi testi e/o dichiarazioni. Laureata in Comunicazione Audiovisiva presso l'Università Complutense, insegna master class sulla cultura pop, lo stile di vita e la moda in varie università. In Cosmopolitan, analizza tendenze, notizie e fenomeni da un prisma potenziante.