Nel corso della propria vita circa una donna su otto è a rischio di sviluppare un tumore al seno (anche gli uomini in realtà possono svilupparlo, ma qui si parla di un'incidenza di uno su 629). Sono numeri che sentiamo ripetere spesso e che ogni volta ci spaventano, tanto che spesso li ricacciamo in un angolo della nostra mente. L'unica cosa a cui dovrebbero servire, però, è ad aumentare la consapevolezza per porre l'attenzione sulla prevenzione, specie nel mese di ottobre, dedicato a sensibilizzare sull'importanza della diagnosi precoce. Di tumore al seno (o più precisamente "tumore alla mammella") ci si ammala facilmente, ma di tumore al seno si può guarire - molto più che di altri tumori - soprattutto se lo si identifica per tempo. «Il problema del tumore alla mammella è che genera paura», ci spiega Marco Mariani medico specializzando in Oncologia Medica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, «Fa paura perché è molto diffuso e perché, a differenza di altri tumori, è visibile, si può toccare e può essere scoperto dalla paziente stessa. Ma la paura è secondaria all'ignoranza, la paura la si può combattere solo con la conoscenza».

ottobre mese della prevenzione al tumore al seno i consigli del medicopinterest
Tom Wilde

Davvero il tumore al seno è così frequente?

Purtroppo sì, infatti come incidenza è il primo su tutta la popolazione. Effettivamente una donna su otto/una donna su nove è a rischio di sviluppare un tumore alla mammella nel corso della vita.

Lo è anche al di sotto dei trent’anni?

Il rischio aumenta con l'aumentare dell'età come per quasi tutti i tumori, però il tumore alla mammella è il primo per incidenza, nella donna, in ogni fascia di età, anche nella fascia dai 20 ai 50 anni. Comunque, sotto i 30 l’incidenza è molto bassa per quanto riguarda la popolazione generale. La fascia più a rischio di sviluppo di tumore alla mammella sotto i 30 anni è la fascia delle donne portatrici della mutazione genetica dei geni BRCA. Questa mutazione genetica è responsabile della maggior parte dei tumori mammella in giovane età.

Quali sono i fattori di rischio?

Diciamo che si dividono in due grosse categorie: modificabili e non modificabili. Tra quelli non modificabili ci sono appunto le mutazioni di BRCA, la storia familiare di tumore della mammella, menarca precoce e/o menopausa tardiva. Quelli modificabili, invece, hanno a che fare con uno stile di vita sano ed equilibrato quindi sicuramente l'alcol, sicuramente l'obesità,e in misura minore, il fumo. D’altra parte, invece, gravidanze e allattamento al seno sono fattori protettivi

E la pillola?

Il tema della pillola è molto complesso, ma possiamo dire che le pillole odierne sono solitamente associate a un aumento molto piccolo dell’incidenza di tumore alla mammella. In ogni caso va sempre fatto un bilanciamento tra rischi e benefici e a oggi penso che si possa dire che, salvo casi specifici, si può assumere la pillola in sicurezza.

Che cosa si intende per prevenzione?

Parlando di tumore mammario la prevenzione si divide in due grosse categorie: la primaria e la secondaria. La primaria riguarda tutte quelle cose che posso fare per ridurre il rischio che il tumore si presenti. Quindi, come dicevo prima, tenere uno stile di vita sano ed equilibrato, allattare al seno se si può, avere una gravidanza se si può e la si desidera. Invece la prevenzione secondaria consiste sostanzialmente nella diagnosi precoce che poi è ciò che ha rivoluzionato la mortalità del tumore mammella.

A che età conviene iniziare?

Il concetto principale, secondo me, è che non esiste necessariamente un'età giusta per tutti per iniziare a fare la prevenzione. Sicuramente dai 40 anni iniziare con ecografie e/o mammografie è consigliato e infatti in base alle leggi italiane se ne parla a partire dai 45-50 a seconda della regione, ad esempio la Regione Lombardia passa lo screening gratuito con mammografia ogni due anni, dai 45 ai 74 anni. Questi, però, sono ovviamente valori che vanno bene per la popolazione generale, ma non prendono in considerazione la singola persona.

Prima dei 30 cosa si può fare?

Sicuramente tenere uno stile di vita sano e poi l’autopalpazione, ad esempio. Quello che diciamo spesso alle nostre pazienti è che loro sono le persone che si conoscono meglio, che conoscono il loro corpo e le variazioni del loro corpo e sono le prime ad accorgersene se qualcosa non va.

In cosa consiste l’autopalpazione?

È un controllo dello stato del proprio seno che si può fare anche sotto la doccia, ogni settimana o una volta al mese, non c’è una regola. Si può innanzitutto osservare il proprio seno e individuare eventuali cambiamenti che sembrano anomali, ad esempio, una zona costantemente arrossata, un ispessimento a buccia d’arancia della pelle, una rientranza come un buchetto di circa un centimetro, secrezioni anomale dal capezzolo. Poi c’è l’autopalpazione vera e propria. Io consiglio di tastare la zona a partire dall’ascella, usando le dita come se stessimo impastando la pizza. Si può partire dall'alto verso il basso e passare tutta la mammella senza ignorare la zona dell'areola perché ci sono dei tumori che possono posizionarsi lì. Con entrambe le mani possiamo anche andare a stringere la mammella come farebbe una mammografia.

E cosa si deve “cercare”?

Tendenzialmente un nodulo, quindi diciamo una “pallina” di consistenza aumentata, una regione circoscritta in cui sentiamo che è più dura e che riusciamo a isolare rispetto al contesto della mammella che può essere più o meno densa. Tendenzialmente il tumore non è doloroso quindi tutte le regioni che sono un po' più dolorose è meno verosimile che siano tumori. Poi ovviamente ci sono le eccezioni.

Che fare quando si trova qualcosa del genere?

Intanto è importante partire dalla consapevolezza che la stragrande maggioranza dei noduli che una donna può sentirsi sono di natura benigna. Può essere la mammella che è più addensata in quella zona o magari una piccola cisti. Non bisogna avere paura di tutto ciò, ma al contrario tramite la consapevolezza e la conoscenza nel momento in cui sento qualcosa di diverso rispetto al solito faccio un controllo. Basta parlarne col medico di medicina generale che prescriverà un'ecografia e poi mostrare l'ecografia al ginecologo o, ancora meglio, al senologo. L’ecografia è sicura a qualsiasi età perché non sono radiazioni, quindi non c'è nessun rischio correlato. A partire dai 35 anni si può anche considerare di fare uno screening ogni 1 o 2 anni con ecografia anche in assenza di noduli rilevati con autopalpazione, mentre la mammografia è indicata dopo i 40 anni quando le mammelle perdono la loro densità.

E in caso di familiarità?

In caso di familiarità non accertata con test genetico, quando magari si ha avuto una mamma o una zia con tumore alla mammella, si può avere un po' più di attenzione soprattutto con l'ecografia anche prima dei 35-40 anni. Invece le donne portatrici della mutazione genetica di BRCA, come Angelina Jolie per dire, devono seguire un percorso di prevenzione specifico.

Parliamo appunto dei test genetici. Quando è indicato farli?

I counseling genetici permettono di rilevare una mutazione nei geni BRCA1 e BRCA2 che hanno a che fare con i meccanismi di riparazione del DNA. Ci sono delle linee guida specifiche che stabiliscono anche la rimborsabilità nel nostro sistema sanitario nazionale: non tutte le donne devono fare lo screening genetico. È indicato per le donne che hanno già avuto una diagnosi di tumore della mammella con determinate caratteristiche, tra cui, per esempio, un tumore prima dei 36 anni, o un tumore prima dei 50 anni con una forte familiarità. Per le donne sane con una forte familiarità per tumore mammario, il consiglio è quello di sentire il parere dello specialista (medico genetista) in modo che possa valutare se vi è necessità o meno di eseguire il test genetico. Le linee guida italiane per l’esecuzione del test genetico sono consultabili sul sito dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica). È anche importante ricordare che l’80% di tutti i tumori alla mammella sono in realtà sporadici quindi che non prevedono una familiarità, sono un 10-15% hanno un'aggregazione familiare quindi vediamo che ci sono più casi nella stessa famiglia, ma non si trova un gene responsabile, mentre il 5-10% di tutti i tumori mammari sono derivati dalle mutazioni di BRCA1 e 2.

Chi, però, sa di avere la mutazione ha un rischio più elevato di sviluppare il tumore, giusto?

Corretto, se una paziente è portatrice della mutazione di questi due geni ha un elevatissimo rischio di avere tumore mammella e dell’ovaio. In tal caso la prevenzione dev’essere di tipo diverso con maggiori controlli fino ad arrivare all’ovariectomia profilattica che si consiglia entro i 40 anni per BRCA1 e tra i 40 e i 45 anni per BRCA2 (ma è possibile farlo anche prima compatibilmente con il desiderio di maternità) e alla mastectomia profilattica già intorno ai 30-35 anni.

E se ci si ammala effettivamente? Il tumore alla mammella è curabile?

Dipende molto dal tipo di tumore alla mammella, dall'età (i tumori in giovane età sono solitamente più aggressivi) e dallo stadio a cui si scopre. Il tumore alla mammella può essere visto come una medaglia a due facce: da un lato ha un'incidenza molto elevata, dall'altro presenta un tasso di guarigione altrettanto alto. Questo risultato è dovuto sia ai programmi di screening, che consentono una diagnosi precoce, sia ai continui progressi nella sua cura, resi possibili dai numerosi sforzi della ricerca scientifica. A cinque anni dalla diagnosi di un tumore alla mammella il 90% delle persone sono vive e di questo 90% si può dire che la maggioranza sono persone guarite. La persona dovrà continuare a fare controlli annuali, ma si guarisce e si guarisce bene.

Headshot of Elisabetta Moro

Nata a Padova, vivo tra Londra e Milano. Dopo la laurea in Giurisprudenza, mi sono specializzata in Studi di Genere con un Master in Women’s Studies nel Regno Unito. Oggi scrivo di attualità, costume e pop culture, focalizzandomi in particolare su tematiche legate al femminismo, alle questioni di genere e ai diritti civili.