«I think about it all the time» canta Charli XCX sopra un beat di A.G. Cook e Finn Keane nella traccia omonima di Brat, una di quelle più introspettive e conscious dell'album che ha dominato l'estate 2024 ed è lo specchio delle ragazze di oggi, le Millenial. «Dovrei smettere gli anticoncezionali?», «Sto esaurendo il mio tempo?», è quello a cui la cantante britannica, classe 1992, pensa tutto il tempo. A volte magari persino durante un dj set per Boiler Room, con un paio di occhiali da sole addosso in un club, oppure la mattina dopo una festa, quando è ancora a letto senza essersi tolta il mascara della sera prima. Mentre il testo del brano scorre, lei guarda due amici con il loro primo figlio. Non è cambiato nulla ma è cambiato tutto: «Ora sanno tutte queste cose che io non so», «Avere un figlio darà un nuovo scopo alla mia vita?», «Ho paura di starmi perdendo qualcosa. La mia carriera sembra così minuscola nello schema esistenziale di tutto», riflette, mentre forse, come tante altre, desidererebbe solo un po' più di tempo per decidere se avere figli. Non saprei dire di Charli, ma io onestamente penso sempre al Social Freezing.



Era il 2014 quando l'American Society for Reproductive Medicine (ASRM) riconosceva il congelamento degli ovuli come tecnica valida da impiegare per preservare la fertilità anche in caso di motivi non medici (come pazienti oncologiche, con endometriosi o con patologie compromettenti la riserva ovarica, per cui è anche gratuito). Nasceva così il concetto di Social Freezing, termine con cui ci si riferisce alla decisione di congelare gli ovuli per ragioni personali, come il desiderio di posticipare la maternità a un momento più favorevole nella propria vita professionale, privata o economicamente più stabile – del resto, le stesse Millenial spesso sono lavoratrici precarie, in contesti di carovita esagerati e di prezzi degli affitti alle stelle.

L’interesse verso la crioconservazione è cresciuto infatti anche in risposta a cambiamenti sociali e ambientali: secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una persona su sei nel mondo è infertile e le cause includono fattori come inquinamento, stili di vita sempre più stressanti e l'aumento dell’età media in cui si decide di avere figli. Negli ultimi anni, il congelamento degli ovuli è diventato sempre più diffuso, sia per ragioni mediche sia sociali, registrando un incremento significativo a livello globale. Secondo i dati della Society for Assisted Reproductive Technology (SART), negli Stati Uniti il numero di cicli di crioconservazione degli ovociti effettuati nel 2022 (ultimo dato disponibile) è pari a 40.039, in costante crescita negli anni. Tra il 2019 e il 2021, infatti, uno studio ha calcolato che il ricorso alla crioconservazione degli ovuli negli Stati Uniti è aumentato del 39%, una tendenza che riflette sia l’evoluzione delle tecnologie mediche sia l’influenza di fattori sociali, come il posticipo della maternità.

Anche in Europa il fenomeno è affermato: in Italia il congelamento degli ovuli sta diventando una pratica sempre più frequente. Secondo una relazione del Ministero della Salute italiano sullo stato di attuazione della legge in materia di fecondazione assistita, nell'ambito riguardante le tecniche di scongelamento si apprende che nel 2017 (ultimi dati disponibili) su 15.722 coppie trattate sono state ottenute 5.294 gravidanze. A livello globale, si stima che oltre dieci milioni di bambini siano nati grazie alle tecniche di medicina riproduttiva, con un impatto significativo anche in Italia. Nel 2018, circa 14.000 bambini, ovvero il 3,2% di tutti i nati in quell’anno, sono stati concepiti grazie alla procreazione medicalmente assistita (PMA), intese come tecniche di fecondazione assistita in generale e di questi, un numero crescente deriva dall’utilizzo di ovociti scongelati.

Nonostante sia ancora molto aperto il dibattito sull'aspetto economico di questo processo, il congelamento degli ovuli rappresenta una risorsa davvero preziosa, che offre alle donne una maggiore libertà di scelta riguardo alla maternità, senza dover rinunciare alla qualità degli ovuli legata alla loro età biologica. Non è più solo una possibilità per le donne che affrontano gravi condizioni mediche, ma una scelta consapevole per coloro che desiderano pianificare con maggiore flessibilità il proprio futuro riproduttivo.

Grazie a Doctolib.it – l'app gratuita che aiuta i cittadini nella gestione della propria salute – abbiamo intervistato la ginecologa Elisabetta Colonese, esperta in PMA e fertilità, che ha approfondito il tema chiarendo i dubbi più diffusi in merito. Nell'attesa che anche da noi una tecnica che «si allontana dall'idea di maternità e di gravidanza dolorose e tradizionali, che hanno a che fare con il sacrificio della donna» (Tiberio) diventi un'opzione reale e accessibile per tutte.

Congelamento ovuli: l'intervista alla ginecologa per preservare la fertilità e posticipare la gravidanza

Come funziona il processo di congelamento degli ovuli?

«Il congelamento degli ovuli è un processo che dura all’incirca due settimane considerando tutte le sue fasi. Prima di cominciare gli specialisti valutano lo stato di salute generale attraverso l’esecuzione di esami del sangue di routine e ormonali, tra cui AMH, FSH, TSHR e PRL, di un'ecografia chiamata "conta dei follicoli antrali" e valutano così la riserva ovarica, pianificando il protocollo di stimolazione. Vengono anche richiesti esami come l'elettrocardiogramma e il tampone vagino cervicale completo, oltre che l’ecografia mammaria bilaterale. Prima di iniziare, viene sempre effettuato un counseling mirato per chiarire eventuali dubbi e per stabilire la data di inizio del trattamento. Il primo passaggio vero e proprio è la stimolazione ovarica attraverso una cura ormonale che spinge le ovaie a produrre più ovuli. Uno degli ormoni utilizzati è l'agonista dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH). Durante questa fase vengono effettuate anche delle ecografie circa ogni 48 ore per valutare la risposta delle ovaie. Il tipo di protocollo, la quantità di farmaco e il tipo di farmaco variano in base al caso clinico presentato. Una volta cresciuti i follicoli, gli ovuli vengono prelevati tramite una procedura chirurgica ambulatoriale, un prelievo transvaginale sotto guida ecografica mentre la donna è in stato di sedazione. Si tratta di un intervento piuttosto semplice, ma non privo di rischi, che dura circa 15 minuti e non richiede ospedalizzazione. Dopo la procedura si potrà tornare a casa dove è consigliabile evitare sforzi. Gli ovociti prelevati vengono immediatamente congelati in azoto liquido, garantendo una conservazione ottimale».

Qual è il momento migliore per una donna per congelare i suoi ovuli?

«L'età e la qualità ovocitaria sono fattori cruciali. Gli esperti raccomandano di considerare questa opzione prima dei 35 anni, quando la qualità e la quantità degli ovuli sono generalmente migliori. Dopo questa soglia, la riserva ovarica inizia a diminuire significativamente, influenzando la probabilità di concepimento. Tuttavia, molte donne scelgono di sottoporsi a questa procedura anche tra i 35 e i 40 anni. Da far presente però che talvolta alcune patologie come l’endometriosi alterano la qualità ovocitaria anche prima dei 35 anni ma, a maggior ragione, a queste pazienti è importante proporre e valutare, tramite gli esami, la strada da seguire».

Quali sono i rischi e gli effetti collaterali del congelamento degli ovuli?

«Il congelamento degli ovuli è una procedura controllata e rodata da anni che, pur essendo considerata sicura, può comportare alcuni rischi e potenziali effetti collaterali. Questi sono legati alla stimolazione ormonale necessaria per indurre la crescita di più follicoli ovarici, alla procedura di prelievo degli ovociti e agli effetti post-procedura».

Quali sono gli effetti collaterali della stimolazione ormonale?

«Durante la fase di stimolazione ovarica, alcune donne possono sperimentare sintomi come stanchezza, gonfiore addominale, mal di testa o sbalzi d’umore. Tuttavia, il rischio più significativo associato a questa fase è rappresentato dalla sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS). Questa condizione si verifica quando le ovaie rispondono in modo eccessivo alla terapia ormonale, causando un aumento anomalo del volume ovarico, la formazione di cisti e l’accumulo di liquido nella cavità addominale. Gli effetti collaterali lievi o moderati della sindrome da iperstimolazione ovarica si manifestano nel 3-6% dei casi, mentre forme più gravi sono rare, con un’incidenza dell’1-3%. Le complicanze gravi includono il rischio di coaguli di sangue (tromboembolia) o blocchi renali, sebbene queste condizioni siano estremamente rare. Le donne giovani e quelle affette da sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) sono più suscettibili a sviluppare l'OHSS».

E i rischi associati alla procedura di prelievo degli ovociti?

«Il prelievo degli ovociti comporta l’uso di un ago che attraversa la parete vaginale per raggiungere le ovaie stimolate. Questo procedimento, seppur generalmente sicuro, può comportare alcuni rischi. Tra questi, il sanguinamento è una conseguenza comune ma solitamente lieve. In rari casi, può verificarsi un’emorragia addominale significativa che potrebbe richiedere un intervento chirurgico. Il rischio di infezione è molto basso, ma può aumentare in presenza di fattori predisponenti, come un sistema immunitario compromesso».

Come viene vissuto generalmente il post-procedura?

«Dopo il prelievo degli ovociti, alcune donne possono continuare a sperimentare sintomi come gonfiore o dolori addominali per un paio di settimane ma, generalmente, scompaiono all'arrivo delle mestruazioni. Sebbene questi effetti siano generalmente transitori e non gravi, è importante monitorare eventuali segni di complicazioni e rivolgersi al medico in caso di sintomi severi o persistenti. Nonostante questi potenziali rischi, il congelamento degli ovuli è considerato una procedura sicura, soprattutto se eseguita in centri specializzati con personale esperto. La consapevolezza dei rischi e una buona comunicazione con il medico possono aiutare a minimizzare le complicanze e garantire un’esperienza positiva per le donne che scelgono questa opzione».

Quanto tempo possono rimanere congelati gli ovuli?

«Gli ovuli possono rimanere congelati per anni senza perdere la loro vitalità, grazie alla tecnologia della vitrificazione. Non esistono indicazioni univoche sull’età massima per il trasferimento degli embrioni, ma molti centri fissano un limite intorno ai 50 anni di età della donna, considerando improbabile un attecchimento dell’embrione oltre tale età. Uno studio su 24 700 donne ha evidenziato che il successo del reimpianto diminuisce con l'aumentare del tempo di stoccaggio degli embrioni tra vitrificazione e trasferimento in utero, quindi più tempo trascorre dal congelamento, minori sono le probabilità di una gravidanza».

Qual è il tasso di successo del congelamento degli ovuli?

«È fondamentale comprendere che la possibilità di ottenere un recupero significativo di ovociti e, quindi, di disporre di una quantità adeguata di ovociti adatti alla crioconservazione, dipende principalmente dall'età della donna e dalla sua riserva ovarica. Questi fattori sono determinanti sia per la qualità degli ovociti sia per la risposta alla terapia di stimolazione dell'ovulazione multipla. Le evidenze scientifiche mostrano che, dopo i 35 anni, si verifica un rapido declino della qualità dei gameti femminili. Per ottenere una buona prognosi riproduttiva, si ritiene necessario crioconservare tra gli 8 e i 15 ovociti maturi. In tali condizioni, la probabilità di raggiungere una gravidanza si aggira intorno al 40-50% per donne sotto i 35 anni, ma diminuisce significativamente con l’aumentare dell’età, anche quando il numero di ovociti recuperati è lo stesso».

Quali sono i costi associati al congelamento degli ovuli?

«Il costo del congelamento degli ovuli può variare significativamente in base alla clinica e alla posizione geografica. In media, in Italia, il costo di un ciclo completo, inclusa la stimolazione ovarica, e il prelievo e la conservazione degli ovuli, può oscillare tra i 3.000 e i 7.000 euro. A questo si aggiungono le spese annuali per la conservazione degli ovociti, che possono variare da 150 a 300 euro all’anno».

Come si sceglie una clinica per il congelamento degli ovuli?

«La scelta della clinica e del ginecologo di riferimento che guida e segue la paziente è un aspetto fondamentale per garantire il successo del processo. È importante considerare fattori come la reputazione della struttura, l'esperienza del personale medico, le tecnologie utilizzate e i tassi di successo riportati. Consultare più cliniche e richiedere informazioni dettagliate può aiutare a prendere una decisione informata».

Quali sono le considerazioni etiche e legali del congelamento degli ovuli?

«Il congelamento degli ovuli solleva questioni etiche e legali, che variano da Paese a Paese. In Italia, per esempio, la legge 40/2004 regola le tecniche di procreazione medicalmente assistita, ma non impone limiti specifici alla crioconservazione degli ovociti. Tuttavia, permangono dibattiti etici sul "social freezing", sull’eventualità di utilizzare ovociti congelati dopo il decesso della donna, o di cosa succede agli ovuli prelevati e non utilizzati. È bene ricordare che a questo stadio si tratta ancora di cellule, non di embrioni. Queste questioni sottolineano la necessità di un dibattito equilibrato e informato».

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Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.