Body Talks è il nuovo spazio di Cosmopolitan Italia in cui parliamo, con rispetto, dei corpi che si evolvono, che amiamo, che non ci piacciono, che vogliamo imparare ad accettare. Una rubrica mensile in cui leggere per ispirarsi e capirsi di più: l'ospite del secondo episodio è Vanessa Villa.
Un progetto di Margherita Meda, Digital Brand Officer di Cosmopolitan.it, Francesca Scrimizzi, Head of Digital Beauty e Beatrice Aquilini, Beauty Editor hub femminili di Hearst Digital.
Quando le chiedo come spiegherebbe Fight Gently a chi non ne ha mai sentito parlare, Vanessa Villa me lo descrive come un metodo di allenamento che fonde il karate, lo yoga e i movimenti tribali. Presto, però, mi inizia a spiegare anche tutto il lato filosofico e portante che sta alla base di questo metodo, e mi accorgo di come le componenti di mindfullness e di self-consciousness siano davvero tanto fondamentali. Forse ancora di più di quelle del movimento, sono estremamente universali, totalmente umane.
Quasi 32 anni, Villa, come mi racconta durante l'intervista, ha fuso insieme le complessità irriducibili della sua personalità per creare uno stile di vita, che è anche una community. Campionessa di karate pluripremiata – ha vinto in tutto sei titoli italiani, cinque a squadre e uno individuale –, è diventata in seguito maestra e allenatrice di quest'arte marziale, per poi fare lo stesso con lo yoga e la meditazione. Ma non è tutto: negli anni ha anche intrapreso una carriera come personaggio pubblico, arrivando a prendere parte a film come Sotto il sole di Riccione e a programmi tv come DonnAvventura, collezionando esperienza anche tra moda ed entertainment. «Fight Gently è formata da persone, di cui la maggior parte donne, che credono fermamente che nella vita bisogna combattere, perché la vita è tosta, ma che allo stesso tempo scelgono di farlo con le armi della gentilezza e della delicatezza». La sua community di "guerrieri gentili", cioè quello che ha creato su Instagram e dal vivo, è la sintesi di tutti gli aspetti di sé, che parlano a chiunque, soprattutto ai nostri corpi.
Con lei, infatti, svisceriamo i temi del cambiamento, dell'accettazione come atto d'amore, della cura del sé anche durante i momenti bui. Come tutti, anche lei ha vissuto queste esperienze in prima persona, ma con il metodo da lei stessa creata è riuscita a trovare un suo equilibrio simile a una pace interiore, che continua a mantenere in costante attività, ascoltandosi e ascoltando. Aiutando, inoltre, chiunque voglia fare lo stesso attraverso sì lo sport e la meditazione, ma anche tanta consapevolezza di ciò che si desidera davvero per sé stessi, senza pregiudizi ed etichette di ogni sorta.
Il rapporto con il corpo tra forza e fragilità, l'intervista a Vanessa Villa
Sei campionessa di arti marziali, yoga, meditazione e hai creato il tuo metodo Fight Gently. Cosa significa per te combinare queste arti?
«Faccio karate da quando ho sette anni. Ho vinto diversi titoli a livello italiano e sono diventata maestra della disciplina, finché a un certo punto non ho sentito il grande bisogno di cambiare qualcosa nella mia vita, perché non mi sentivo del tutto felice: c'era qualcosa che mi mancava e quel qualcosa veniva da dentro. Così mi sono approcciata allo yoga e alla meditazione; questo mondo della gentilezza, della comprensione e dell'ascolto mi è piaciuto così tanto che ho deciso di diventarne, anche qui, maestra. Ho fatto anche un percorso legato in un certo senso all'entertainment, sono stata una modella e ho poi preso parte anche a spot, programmi televisivi e film.
Tuttavia, non mi sentivo né solo atleta né solo maestra di yoga, né solo entertainer; unendo tutti questi lati di me, sono riuscita a diventare una leader di una community creata da me stessa. Fight Gently è formata da, appunto, guerrieri gentili attirati dal metodo di allenamento da me coniato, che fonde lo yoga e il karate, insieme a dei movimenti un po' più evasivi, il vero collante fra le discipline, che a me piace chiamare movimenti tribali. A tutto ciò, si aggiunge anche il mio podcast, Fight Gently Talks, in cui con delle personalità esperte di wellbeing e mindfulness esploriamo temi come cristalloterapia, viaggi interiori, archetipi femminili, tantra, sessualità consapevole, leadership gentile e così via».
Come hai iniziato? E come ti fa sentire ora?
«Ho cominciato durante la quarantena, online: questo ha fatto in modo che la mia community si allargasse a macchia di leopardo. Non siamo solo digital però: quando ci incontriamo anche fisicamente, nella nostra casa che ora lo studio milanese The Garden, siamo sempre tantissimi. Credo di essere riuscita a fare stare bene tanta gente e di farlo tuttora, ma non perché io sia una guru di chissà che cosa, ma perché questa pratica mette insieme dei mondi antichi che risvegliano nelle persone una cosa che già possiedono: il mio focus è informare le persone del fatto che la coscienza si può evolvere con un allenamento quotidiano sia a livello cognitivo, quindi di ascolto dei podcast, di lettura libri eccetera, sia a livello proprio fisico, mentale e spirituale. Perciò è tutto un lavoro di insieme quello che faccio. Sembra che faccia duemila cose diverse, ma alla fine si tratta sempre della stessa identica cosa, e cioè, risvegliare le coscienze. E lavorare sulla gentilezza. Da quando ho capito che questa era la mia missione, tutto ciò mi ha mi ha fatto percepire di avere un senso in questa vita. Prima pensavo: "Ok sono un'atleta, ma è tutto qui? Sono una maestra di yoga, ma poi?". Ho finalmente assunto un ruolo che sentivo davvero mio in questa vita: sono qui per "forgiare" guerrieri gentili, per fare la mia piccola parte nel rendere il mondo un posto migliore».
Il corpo è elemento imprescindibile dello sport. Che rapporto hai con il tuo corpo? Com'è cambiato nel tempo? Che significati si sono aggiunti, o si sono sottratti, alla relazione con il tuo corpo durante e dopo la gravidanza? Come hai vissuto il suo cambiamento, come te ne sei presa cura?
«È sempre stato come il rapporto che ha un atleta nei confronti del proprio corpo, ovvero l'ho sempre vissuto come un veicolo per raggiungere dei risultati. Ma non solo; essendo anche una guerriera di fatto, perché faccio arti marziali, ho sempre percepito il mio corpo anche come un'arma e un'armatura. Con la gravidanza, con il post parto, il mio corpo è diventato debole, perché i muscoli sono spariti, cedendo il passo a delle rotondità diverse ¬ che ti dico la verità, a me piacevano molto ¬, per cui però non lo sentivo più in forza. Non sentivo più la forza della mia struttura, e tutto ciò proprio nel momento in cui il mio corpo aveva più bisogno di essere protetto; aveva al suo interno la cosa più importante della mia vita. Mi sentivo debole, mi sentivo di non potere proteggere il mio corpo, ma poi ho avvertito una grandissima forza dentro di me che mi ha fatto percepire di essere forte anche così. Se in un momento specifico non si può lavorare sul fisico, si può farlo nella mente».
Secondo te la forza e la fragilità del corpo sono due lati della stessa medaglia. Che cosa intendi?
«Pensando al fatto di stare creando una vita mi sono sentita una guerriera e ho imparato a sentirmi forte anche così. Mentre il mio corpo non non mi comunicava quel messaggio, è stata la mia mente, allenata, a inviarmi i segnali di cui avevo bisogno. Ho fatto pace con il cambiamento e ho capito che ci può essere forza anche nella fragilità e, viceversa, che anche nella forza c'è c'è fragilità. La natura effimera del tutto si può svelare da un momento all'altro se non si accetta che il proprio corpo può essere debole e forte, se non si accettano le pienezza della vita. E anche io prima non lo facevo, non accettavo le mie vulnerabilità sia fisiche che mentali. Grazie, appunto, alla mia pratica ho abbracciato anche questa condizione che non mi apparteneva ed ora sono ritornata una guerriera come prima. Potrà capitarmi di essere di nuovo incinta o magari mi romperò qualche parte del corpo, nella vita può può succedere che il corpo non sia al cento per cento, ma non per questo si penserò o si deve pensare di essere meno forte».
Come possiamo trovare forza nella fragilità? Come possiamo accettare i cambiamenti del nostro corpo quando non troviamo le energie?
«Per me l'essenziale è partire dal non etichettarsi. Dal non mettersi addosso un'etichetta, per esempio "Sono la forte", oppure "sono la deboluccia", "Sono quella in carne", "Sono quella magrissima", e così via… Togliamo tutte le etichette e rimaniamo solo con "Io sono": puoi essere qualsiasi cosa, puoi esserle tutte, tu in potenza sei tutte le cose, quindi non ti autolimitare mettendoti un'etichetta addosso. Perché, appunto, come ho detto prima, ogni corpo può essere qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Metti che per tutta la tua vita hai avuto corpo forte, sano; da un momento all'altro potrebbe diventare debole per qualsiasi ragione. Oppure potresti sentirti molto forte in un corpo, ma sei debole mentalmente ed emotivamente. E questo non significa benessere. In secondo luogo, è importante anche accettare la molteplice valenza di ogni cosa che ci appartiene, come la vita. Anche la vita non è o solo bella o solo brutta. Ci sono tantissime sfumature che vanno accettate. Oltre che dalle etichette bisogna liberarsi poi dal giudizio, anche di quello che noi diamo a noi stessi, poi da quello che gli altri possono dare di noi, e accettare così anche i lati fragili. Se c'è fragilità dentro di noi, non vuol dire che allora non ci sia forza: è come se sussistessero le due cose, in un certo senso, nell'equilibrio della vita».
Che cosa significano per te armonia e benessere? E consapevolezza?
«Ecco appunto, per me armonia e benessere vogliono dire ricerca dell'equilibrio. A me, personalmente, fa stare bene sentire che ci sono equilibrio, pace e serenità all'interno di casa. Quando c'è equilibrio nella mia emotività, quando c'è equilibrio nel mio lavoro e nello sport che faccio. Tutto quello che a me non fa stare bene è l'eccesso. Quindi per me raggiungere il benessere significa raggiungere l'equilibrio, anche se ovviamente si tratta di un equilibrio precario instabile. Ci vuole un allenamento quotidiano all'equilibrio. Consapevolezza, invece, secondo me significa ascoltarsi e rallentare, innanzitutto. Ascoltarsi e ascoltare, che non significa darsi le risposte che ti darebbero gli altri, che ti darebbe la società, ma darsi quelle che realmente si sentono all'interno di sé. Quindi, consapevolezza vuol dire essere sensibili a noi stessi».
Come sappiamo se una cosa è quella giusta per noi?
«Io ho la fortuna di essere sintonizzata sulla mia lunghezza d'onda, ovvero su quella linea sottile, quella cosa impalpabile che io chiamo anima. So che può sembrare altrimenti, ma sto parlando di un qualcosa di molto concreto. Per me vuol dire essere capaci di escludere la mente, escludere il corpo, e sintonizzarsi con quella propria parte di intuito. È la cosa più sottovalutata del mondo ed è tuttavia la cosa più saggia del mondo. Se togliamo tutto, quello che pensano gli altri o quello che ci viene richiesto dalla società, il corpo si sintonizza, meditando, su questa parte interiore e silenziosa, estremamente delicata, inaccessibile se c'è rumore. Se ci si prende quel momento per riflettere, pensare, chiedersi cosa si vuole davvero, a un certo punto si sentirà una forza, una spinta che ti dirà: "È quello". È un fascio di energia che viene da qualcosa di più grande, perché ti sei connesso alla fonte di vita, all'universo».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.















