Che la vita sia disordinata e che il disordine sia, in qualche modo, anche bello non è poi un'enorme novità, ma spesso siamo portati a dimenticarcene. Fare la cosa giusta, prendere la scelta più matura possibile, anteporre il dovere al piacere: fa tutto parte di quella crescita personale che sempre più, e anche in qualche misura a ragione, viene promossa nel dibattito culturale, tra discorsi on e offline.



Essendo la perfezione la cosa più distante dall'essere umano, è probabile anche che, quando invece si sceglie di agire in modo "sbagliato" per il proprio benessere generale, ci si senta eccessivamente in colpa, tanto è imposta su di noi la necessità di self-care e self-betterment. Ma il dato di fatto è che, qualche volta, tutti abbiamo bisogno di comportarci in modo "messy".

«You look happier», il trend di TikTok spiegato bene

A ricordarcelo è spesso l'arte: era Lola Young non troppo tempo fa con il suo brano – appunto – «Messy», un inno al vivere come viene, all'essere incoerenti, perfetti e incredibilmente stupidi insieme ed è, più di recente, la serie tv di Lena Dunham, Too Much, un invito a vivere secondo le proprie regole, anche a costo risultare "troppo" per quelle di qualcun altro.


Si spiega così il trend "You look happier", diffuso su TikTok in questi ultimi mesi. In alcuni contenuti, la gente ammette di aver compiuto delle azioni healthy, che hanno incrementato il proprio benessere (lasciare un partner tossico, licenziarsi da un lavoro fisicamente ed emotivamente drenante, assumere uno stile di vita più sano, e così via), in altri, queste azioni sono un po' controverse (ma non per questo meno piacevoli): scrivere a un ex, ubriacarsi invece di affrontare le emozioni difficili, rinunciare alla palestra per passare il tempo a letto guardando compulsivamente tutti gli episodi di una serie tv. «Lo facciamo tutti. È divertente. È rinvigorente. Non è qualcosa che vorremmo far diventare un'abitudine, ma essere disordinati fa parte dell'essere umano. È ora di smetterla di rimproverarci per questo», scrive Tanyel Mustafa Su Refinery29. Ed ecco, quindi, sulla piattaforma più cool del momento, la manifestazione di questo fenomeno, attraverso videoclip di persone che si riprendo scrivendo cose come: «You look happier. Thanks, I spent a weekend with my ex and I didn't tell my friends» (Sembri più felice. Grazie, ho trascorso un weekend con la mia ex e non l'ho detto ai miei amici). «Essere disordinati favorisce la crescita, per questo lo facciamo», continua Mustafa.

Crescere, in effetti, maturare, è possibile sempre e quasi inevitabilmente dopo una sequenza più o meno continuativa di errori. Ma quindi, quando abbiamo voglia di lasciarci andare (in gergo web, si dice "Yolo", o "Do it for the plot") come facciamo a non ricadere in un circolo di pattern poco sani che sul momento ci fanno sentire meglio ma, alla lunga, peggiorano il nostro stato d'animo? Un conto è infatti essere messy, l'altro è promuovere la ripetizione di comportamenti tossici che sappiamo essere nocivi per noi.

Come raggiungere la felicità, le risposte della psicoterapeuta

La Dottoressa Martina Migliore, psicoterapeuta e Direttrice della formazione e dello sviluppo in Serenis, piattaforma online per il benessere mentale e fisico, ci aiuta a capire meglio come affrontare questo percorso. Non esiste una risposta universale adatta a tutti; ognuno, infatti, è un soggetto a se stante con esperienze emotive e culturali differenti e ognuno ha l'autonomia di scegliere per se stesso di fare quello che crede.

Che differenza c'è tra benessere/felicità edonico e eudaimonico?

    «Immaginate la felicità edonica come quella sensazione di euforia che avete quando mangiate il vostro piatto preferito, magari che avete classificato come "cibo spazzatura", o quando il vostro ex vi risponde dopo mesi di silenzio. È un'emozione forte, ma che svanisce in fretta. È quel tipo di benessere che fa stare bene sul momento, ma che non ha radici profonde. La felicità eudaimonica, invece, è quella che vi fa sentire bene a un livello più profondo e duraturo. È la soddisfazione che si prova quando si raggiunge un obiettivo per cui si ha lavorato tanto, quando si aiuta un amico, o quando ci si sente in sintonia con se stessi. Non è solo piacere, ma anche significato e scopo. È una felicità che resta nel tempo perché in linea con i propri valori».

    Fare la scelta "sbagliata", ogni tanto, può avere benefici psicologici? Quali?

      «Sentirsi in colpa e giudicarsi negativamente se ogni tanto ci si concedi un po' di "disordine", è tanto normale quanto prevedibile, in una società che trasforma anche il benessere in prestazione competitiva Fare una scelta "sbagliata", ogni tanto, può avere dei benefici psicologici sorprendenti. Aiuta a sfogare lo stress e a ricaricare le batterie. È come una piccola ribellione contro la perfezione che ci chiedono (e ci chiediamo) di raggiungere. Ci fa sentire più liberi e autentici, ci ricorda che siamo umani e non una macchina da performance. L'importante è che non diventi un'abitudine fissa, ma solo una parentesi. E soprattutto è importante che sia una scelta consapevole vissuta appieno e non distrattamente».

      Come faccio a capire quando posso concedermi di fare una scelta "messy"? E qual è il modo migliore di affrontarla?

        «Per capire se si è nel "momento giusto" per una scelta "messy", bisogna fermarsi un attimo e chiedersi: "Perché lo sto facendo?" Se la risposta è "per divertirmi, per rilassarmi un po'", allora andate pure. Ma se è "per non pensare ai miei problemi", allora forse non è la scelta migliore. Un'altra cosa da pensare è: "Come mi sentirò dopo?" Se la risposta è "probabilmente un po' in colpa", allora forse non ne vale la pena. Ma se si pensa: "Mi godrò il momento senza rimpianti", allora è un buon segno. Il trucco è farlo in modo consapevole e senza giudizio. Godersi il proprio momento "messy", senza usarlo per scappare da se stessi».

        A cosa invece dobbiamo stare attenti? Quali sono i segnali che potrebbero indicare problemi più profondi, sintomo che forse allora non dovremmo compiere una determinata azione?

          «Se il proprio "disordine" sta diventando un problema, ci sono dei segnali a cui fare attenzione, come la frequenza (se le scelte "messy" non sono più un'eccezione, ma la quotidianità), la dipendenza (quando si sente di non poter fare a meno di quel comportamento per stare bene), le conseguenze (se queste scelte iniziano a rovinare le proprie relazioni, il lavoro o la salute), la colpa (se dopo averlo fatto ci si sente male, pieno di vergogna o di rimorso). In questi casi (anche se la colpa, in alcuni casi, deriva da costrutti sociali, culturali e religiosi che sarebbe opportuni decostruire, nda), la scelta "messy" potrebbe nascondere qualcosa di più profondo. E se si sente che non si riesce a gestirla, chiedere aiuto a un professionista può fare la differenza».

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          Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.