C'è un detto, in modo apocrifo attribuito al medico greco-romano Galeno, che viene tradotto più o meno così: «Tutti gli animali sono tristi dopo il sesso». Schopenhauer scriveva: «Subito dopo l'accoppiamento si ode la risata del diavolo», mentre Spinoza osservava: «Dopo il godimento del piacere sensuale, segue la più grande tristezza». Se l'orgasmo rappresenta il climax del benessere, l'attività sessuale non è sempre e solo sinonimo di emozioni positive. Se ne parla poco, ma la tristezza dopo il sesso è una situazione abbastanza comune.



In un articolo pubblicato su Glamour nel 2019 dal titolo I Can't Stop Crying After Sex, Gigi Engle analizzava le sue sensazioni after sex, mentre era in una relazione di lunga durata sul punto di finire: «Dopo il sesso, il nostro corpo annega in un mare di sostanze chimiche che ci fanno sentire bene, come l'ossitocina e la dopamina, ed è per questo che ogni singolo articolo su Internet dice che gli orgasmi fanno bene. Ma io, dopo il sesso, mi sentivo uno schifo, sia quando raggiungevo l'orgasmo durante l'atto, sia che finivo dopo, da sola. Gli orgasmi mi lasciavano senza fiato, inconsolabile, sopraffatta dall'ansia per sentirmi così male dopo qualcosa che avrebbe dovuto essere, invece, fantastica. Ciò che una volta era stata la mia cosa preferita sul pianeta Terra ora sembrava una faccenda da sbrigare».

Non si tratta di semplice post-nut clarity, quella sensazione maschile di lucidità o di reset della mente una volta raggiunto l'orgasmo, nel rapporto sessuale o nella masturbazione; si tratta di tristezza improvvisa e inspiegabile dopo il sesso, che può arrivare persino al pianto.

Come si sentono le donne dopo il sesso: le testimonianze sulle sensazioni post-coito

Provare un'ondata di emozione dopo il sesso non è affatto insolito. In realtà, nel sesso c’è ben poco di prevedibile: è un'esperienza intensa, sia a livello fisico che emotivo, e le sensazioni che emergono dopo dipendono in tutto e per tutto dal contesto. A dispetto di ciò che ci mostrano le romcom o i film strappalacrime di Hollywood – dove le coppie raggiungono l'orgasmo insieme e si stringono in un abbraccio perfetto – il sesso, nella vita reale, è tutt'altro: disordinato, complesso e capace di lasciare spazio a qualsiasi stato d'animo, dall'euforia più luminosa all'indifferenza più gelida. Le testimonianze delle donne sono molteplici, che si tratti di confidenze delle amiche o di post su Reddit e altri blog. Su Stylist, in un pezzo chiamato That post-coital feeling: we investigate the way women feel right after they've had sex, ce ne sono diverse: molte donne raccontano di provare, dopo il sesso, una gamma di emozioni difficili da prevedere e spesso difficili da gestire. C'è chi si sente semplicemente sopraffatta, chi piange senza un motivo chiaro, chi entra in una spirale di pensieri ansiosi o si sente improvvisamente sola e vulnerabile. Il momento dell’orgasmo, con la sua intensità emotiva e fisica, a volte agisce come una sorta di detonatore: tutto ciò che è stato represso – stress, nostalgia, desiderio di connessione – riemerge con forza, lasciando spazio a reazioni profonde e viscerali. Sono sensazioni che ragazze di ogni orientamento sessuale e in diversi tipi di relazioni affermano di provare, magari con sfaccettature differenti. In molti casi, il contesto relazionale influisce profondamente su queste emozioni post-coitali. Quando manca una reale connessione o quando si percepisce una disattenzione nei confronti del proprio benessere, è facile sentirsi svuotate, usate o persino disumanizzate.

Al contrario, esperienze sessuali basate sulla cura reciproca, sull'affetto e sul rispetto – anche nel caso di rapporti non stabili o duraturi – sembrano attenuare il senso di solitudine e rendere più facile accogliere anche le emozioni intense. Ma non è detto che chi è in relazioni sane non possa soffrire queste condizioni, anzi. Anche quando il sesso è stato bello e significativo. Per molte, il sesso non è mai un gesto privo di implicazioni psicologiche, anche quando lo desiderano e lo vivono con piacere. La tristezza o il bisogno di piangere arrivano spesso senza spiegazioni, generando disagio o paura, ma parlarne con altre persona aiuta a normalizzarle: scoprire che non si è sole a viverle è il primo passo.

Perché le donne si sentono tristi o ansiose dopo il sesso? Che cos'è la post-coital dysphoria

Feel sad, anxious or "homesick" after sex? You might have post-coital dysphoria è il titolo di un articolo del Guardian del 2024. Al suo interno, si da un nome a queste sensazioni, PCD o post-coital dysphoria, anche conosciuta come "post-coital tristesse" o, più informalmente, sex blues.

Il primo studio a riguardo è del 2011; Robert Schweitzer, professore associato alla Faculty of Health and the School of Psychology & Counseling at QUT, e colleghi rilevavano che circa il 33 % delle donne aveva sperimentato PCD almeno una volta, e il 10 % nel mese precedente. Da allora, le ricerche hanno confermato che persone di tutti i generi e orientamenti sessuali, e in diversi tipi di relazione, hanno provato queste sensazioni dopo il sesso o la masturbazione. Anche se l'accademia c'è arrivata un po' in ritardo, stando alle citazioni dei filosofi questa sensazione c'è sempre stata, e anche in modo comune. Ma cosa s'intende esattamente per PCD?

La PCD è l'esperienza di emozioni negative, come ansia, angoscia, tristezza o pianto, dopo aver provato piacere durante il sesso con un'altra persona o attraverso la masturbazione. «Può manifestarsi come combinazione di più emozioni negative, o come un'unica emozione amplificata», spiega al Guardian Patrícia Pascoal, psicologa clinica e sessuologa all'Università Lusófona di Humanidades e Tecnologias. Se gran parte della ricerca sulla PCD si è concentrata sulle donne, nel 2019 Schweitzer e un collega hanno studiato anche gli uomini, scoprendo che il 41 % aveva vissuto episodi di PCD e il 20 % nel mese precedente. Circa il 3‑4 %, invece, ne soffriva regolarmente. Le persone spesso possono sentirsi confuse dal divario tra ciò che hanno provato durante il sesso e ciò che arriva dopo: «Il sesso dovrebbe essere qualcosa di profondamente positivo, connettere, intimo, e la mia esperienza è diversa», ha raccontato uno dei partecipanti a Schweitzer. «Perché mi sento triste dopo?». Per diagnosticare la PCD, la sessuologa Jennifer Litner (si legge nello stesso articolo) cerca segni di profonda tristezza, pianto, sbalzi d'umore o frustrazione che compaiono solo dopo il sesso, mentre ricercatori e clinici considerano queste sensazioni PCD solo se avvengono in rapporti sessuali consensuali. Al contrario, sentimenti negativi dopo un'esperienza sessuale subita o non gradita, infatti, rappresentano una risposta appropriata a un'esperienza negativa, non rientrando nella definizione di PCD.

In un recente studio sulla disforia post‑coitale, Darcie Raftery, psicologa alla Nottingham Trent University, ha indagato come le persone si sentono dopo l'orgasmo o il sesso, includendo anche aspetti come la salute mentale, lo stile di attaccamento e il rapporto con la masturbazione. Si tratta della prima ricerca che ha esplorato il legame tra PCD, sesso occasionale e autoerotismo. I risultati? Come scrive Shayla Love, sempre sul Guardian, la PCD può comparire anche all'interno di relazioni stabili, ma negli uomini è più frequente dopo la masturbazione, mentre nelle donne si presenta soprattutto dopo rapporti occasionali. Nonostante questi dati, stabilire quando e come si manifesti la PCD resta complesso. Come spiega Litner, è raro che qualcuno chieda esplicitamente aiuto per questo disturbo: nella maggior parte dei casi, i pazienti si rivolgono alla terapia per problemi legati alla funzionalità sessuale o alla sfera dell'intimità. Secondo l'esperta, un aspetto chiave è distinguere tra un episodio isolato e una condizione ricorrente. Per parlare realmente di PCD, i sintomi devono presentarsi con una certa costanza e durare nel tempo — almeno un’ora o più. «C'è un pattern preciso. Non si tratta di un semplice momento di difficoltà dopo un rapporto, ma di qualcosa che ritorna».

«È una questione complessa, che eviterei di collegare a un unico fattore. Possiamo avere rapporti sessuali consensuali, ma solo perché stiamo cercando qualcosa di più, e usiamo il sesso come surrogato. Magari ciò che davvero desideriamo è contatto e intimità – e lo realizziamo solo dopo il rapporto», spiegava invece la sessuologa e conduttrice del podcast Caroline West a Stylist.

Sebbene la PCD sia universale e non genericamente differenziata, non si possono sottovalutare le differenze di genere e l'impatto culturale che potrebbero spingere le donne, così come gli uomini o le altre identità a vivere l'after sex in una determinata maniera, piuttosto che in un'altra. «Siamo socializzate a credere che un'avventura di una notte con uno sconosciuto non sia un problema, ma essere abbracciate da qualcuno che non conosci è strano, nonostante siano entrambi atti intimi. Sarebbe bello che tutte e tutti potessero vivere l'intimità che desiderano davvero, in modo autentico, anziché performare una sessualità conforme alle aspettative», dichiarava West, oppure ancora: «Le donne sono ancora viste negativamente se hanno molti partner. Non possiamo semplicemente dire: "Voglio fare sesso per un'ora e poi tornare a casa. Dobbiamo giustificarlo come il tipo "giusto" di sesso, quello accettabile socialmente». E non è nemmeno detto una relazione sana comporti anche una vita sessuale soddisfacente.

Ruth Crean, psicoterapeuta in formazione che lavora su sessualità, poliamore e relazioni LGBTQ+, affermava invece che nel mondo queer o del sex-play, il post sesso è parte integrante dell'esperienza: «Il cosiddetto aftercare è importante quanto il sesso stesso. Spesso si inizia subito una conversazione aperta in cui si chiede all'altra persona come preferisce essere accudita. Perché c'è una caduta chimica dopo l'euforia sessuale, e il sesso è visto come un'esperienza completa, non una corsa al traguardo». Tuttavia, «l'aftercare non è universale da nessuna parte, dipende dalle persone. Alcuni vogliono coccole e vicinanza, altri hanno bisogno di spazio o rassicurazioni verbali: non possiamo sapere cosa piace all'altra persona, ma possiamo parlarne apertamente», si legge su Stylist.

Come sostiene Schweitzer, non esiste una spiegazione unica che giustifichi la comparsa della disforia post‑coitale; la ricerca scientifica non ci è ancora arrivata, anche perché abbastanza recente. Si possono però cercare di progettare relazioni che funzionino per se stessi, cercando di comunicare con gli altri e smantellando le regole imposte dalla società; ancora più importante, però, sarebbe non fare sentir escluso nessuno dalla conformità.


Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente scopo informativo e divulgativo e non intendono sostituire il parere, la diagnosi o il trattamento di un professionista sanitario qualificato. Per qualsiasi dubbio o problema di salute, si consiglia sempre di consultare un medico o uno specialista.

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Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.