Nel 2024 Ellen Atlanta pubblicava un libro in cui spiegava quanto faceva male alle ragazze di oggi la cultura della bellezza online. Attraverso le confessioni intime sue e delle sue amiche, descriveva come Instagram, gli smartphone e le procedure cosmetiche stessero trasformando qualunque canone estetico preesistente in qualcosa di nuovo, ancora più dannoso: un sorta di autolesionismo mascherato da cura del sé. Un concetto che, sempre nello stesso periodo, si sarebbe affermato ampiamente con il termine di dermorexia.
Durante le interviste per il suo saggio, Pixel Flesh, la scrittrice ha notato molte giovani donne mostrare segnali di fissazioni ossessive nei confronti delle loro routine di skincare: «Donne che cronometravano l'applicazione dei loro prodotti al millisecondo, che non uscivano durante le ore di luce solare, che tappavano i finestrini delle auto dei genitori per evitare i raggi UV», racconta Sara Radin su Dazed. Queste ragazze si angosciavano all'idea di non avere accesso al loro regime di cura della pelle: «Più parlavo con loro, più mi rendevo conto che le preoccupazioni e le ossessioni che siamo abituati a patologizzare con il cibo e l'esercizio fisico avevano cominciato ad applicarsi al mondo della bellezza», dichiarava Atlanta.
Non si tratta più solamente di prodotti singoli che promettono, attraverso i claim ad effetto del marketing, di risolvere insicurezze convincendo i consumatori di aver bisogno di un elevato numero di questi. Si tratta di una ricerca di un qualcosa di impossibile che diventa un ostacolo per la salute mentale femminile, fino a trasformarsi in una vera e propria patologia.
Che cos'è la Dermorexia, quando la skincare diventa un'ossessione
La prima a parlare di dermorexia con questo termine è stata, l'anno scorso, Jessica DeFino nella sua newsletter The Review of Beauty. Secondo la definizione della ricercatrice, critica e scrittrice, si tratta di un'ossessione problematica per la skincare e per il raggiungimento di un obiettivo estetico, uno standard irraggiungibile, che influisce negativamente non solo sulla salute della pelle, ma anche su quella mentale. DeFino riassume quindi con questo neologismo, mutuato dalla preoccupazione patologica verso il cibo sano detta hortorexia, «una serie di comportamenti ossessivi abilitati e incoraggiati dall'industria della cura della pelle: adolescenti (i cosiddetti Sephora Kids, nda) che escogitano routine anti-età in più fasi per paura di future rughe, adulti che si indebitano per sottoporsi a trattamenti iniettivi, uniti dalla preoccupazione frenetica e intergenerazionale per i retinoidi, gli acidi esfolianti e la ricerca di una luminosità irraggiungibile». Uno studio pubblicato sulla National Library of Medicine dimostra, inoltre, come l'uso di determinate procedure cosmetiche possa essere inquadrato a tutti gli effetti come comportamento che crea dipendenza.
L'industria vuole vendere l'idea che una pelle esteticamente perfetta sia sinonimo anche di salute, ma non è così: una pelle clean, senza pori o dall'effetto vitreo come la Glass skin non è salutare tanto quanto una pelle che funziona efficacemente: «La pelle ha enormi obiettivi che vanno oltre quello puramente estetico – afferma DeFino a Dazed –; porsi come obiettivo quello di ottenere una pelle eternamente giovane, senza pori, senza texture o pigmentazione non è salutare».
La pelle possiede già intrinsecamente la capacità di ripararsi in autonomia, ristabilendo il suo equilibrio. Proprio per queste un uso eccessivo di prodotti può risultare controproducente. Come ammoniscono gli specialisti, il rischio è quello di esagerare nella stratificazione e nell'applicazione di cosmetici e dei loro principi attivi, logorando così le proprietà di protezione della pelle e causando squilibri per quanto riguarda la barriera protettiva e il microbioma cutaneo. Se si considera inoltre che la maggior parte delle volte creme e sieri vengono utilizzati senza che ne si conoscano gli obiettivi, su tipologie di cute non adatte, che non necessitano la loro azione, il risultato non può che essere uno evidentemente sconsigliato.
Gli specialisti della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (Sidemast), si sono espressi in merito, con evidente apprensione. Come si legge su Il Messaggero: «A preoccupare noi esperti, non è solo l'ossessione per l'uso smodato di prodotti di cosmesi ma soprattutto la richiesta di filler e di tossina botulinica tra i ragazzini che li porterà negli anni a chiedere sempre di più - spiega Giuseppe Argenziano, ordinario e direttore Clinica Dermatologica della Università della Campania Luigi Vanvitelli e presidente Sidemast- In generale, i rischi per la salute nell'uso eccessivo e soprattutto nella stratificazione dei prodotti possono essere dermatiti o allergie da contatto, causate spesso dall'applicazione di più principi attivi non adatti alla propria tipologia di cute. Penso anche a trattamenti invasivi come gli scrub o i peeling che a lungo andare provocano l'assottigliamento dello strato corneo rendendo la pelle più fragile e soggetta a infezioni. In realtà la pelle non ha bisogno di essere ripristinata. Va semplicemente lavata, curata, idratata».
Non a caso, infatti, in questi anni sono aumentati le dermatiti, l'acne (anche in età adulta) e le sensibilità cutanee, l'eczema, la rosacea e la psoriasi. L'ipotesi più diffusa è quella secondo cui in questi anni si stia confondendo il concetto di bellezza con quello di salute. I cosmetici dovrebbero servire per mettere ordine e armonizzare, non per curare la pelle. Con la skincare, tuttavia, si associa la cosmetica alla cura e quindi alla guarigione, ma questo non accade: la pelle al massimo migliora, non viene trattata. Nel momento in cui si ricerca la ricetta magica per la "pelle perfetta", sempre giovane e senza segni, non si sta più ricercando la salute, ma un obiettivo estetico.
Dermorexia: perché la skincare diventa un'ossessione?
Non è poi così sorprendente che le donne siano inclini a sviluppare un rapporto malsano con il proprio aspetto: dai commenti altrui sul loro corpo alle pressioni estetiche culturali e sociali, sono bombardate di informazioni che hanno lo scopo di affermare quanto in realtà loro non vadano bene.
Una fonte di queste pressioni, afferma un'estetista di Los Angeles, Chandra Johnson, a Dazed è «l'enorme ondata di celebrità che si sottopongono a procedure cosmetiche per tornare indietro nel tempo». Mentre le persone vogliono imitare l'aspetto delle proprie icone, la maggior parte non ha le finanze e le risorse per ottenerlo tramite chirurgia o ritocchi. «La cura della pelle entra in gioco per coloro che non hanno lo stesso stile di vita delle star. Stiamo buttando troppe cose nel mix perché stiamo consumando contenuti a un ritmo esorbitante e ci sono così tanti prodotti e strumenti là fuori che sopraffanno il sistema e, a loro volta, possono diventare un'ossessione».
Secondo Atlanta, inoltre, anche il trauma collettivo del Covid ha contribuito a incrementare la fissazione verso la ricerca della perfezione estetica tramite quella che viene definita, faziosamente, una cura: «Durante la pandemia, abbiamo assistito a un aumento dei disturbi alimentari tra i giovani, che hanno avvertito una perdita di controllo sull'ambiente circostante e sulla vita esterna, unita a un aumento delle videochiamate che hanno causato una maggiore attenzione all'aspetto fisico. In un mondo ossessionato dall'immagine, in cui i nostri volti sono le nostre più grandi merci, non è difficile vedere come queste relazioni malsane possano estendersi ai rituali di skincare».
Radin sottolinea poi come questa crisi globale, il cambiamento climatico, le difficoltà economiche e gli equilibri politici siano centrali nella creazione di un senso di impotenza e ansia collettivo, a cui si risponde anche attraverso la skincare, sempre più venduta sottoforma di selfcare, perché offre un modo per rilassarsi e riacquistare un senso di apparente controllo sul proprio corpo e sul proprio aspetto. «Quando potere e sicurezza sono politicamente inaccessibili, le persone cercano di trovare sicurezza e potere attraverso la bellezza», afferma DeFino.
Come combattere la fissazione tossica per la skincare?
Online ci sono ragazze che se ne sono già accorte; per questo sono nati trend come quello del Glow down e il 2025, invece, si presenta come l'anno in cui la cura della pelle sarà assolutamente minimal (come sempre, bisogna stare attenti non cadere nella trappola del trend che cerca di rovesciare una pressione, creandone in realtà un'altra).
La skincare non è tutta da demonizzare, anzi, può risultare davvero utile se attuata con consapevolezza. Per farlo, è necessario conoscere a fondo sia quello di cui il nostro corpo ha bisogno, sia gli ingredienti, i principi attivi e gli obiettivi dei prodotti che si intende applicare: osservarsi e ascoltarsi è sicuramente il primo passo, ma poi diventa indispensabile una consulenza con un esperto, come un dermatologo, che possa fornire un'analisi minuziosa e precisa, al contrario di quella generalizzata dei beauty creator. Come aggiunge Argenziano, poi: «Solo dopo i 30 anni si possono usare prodotti per cercare di contrastare gli effetti dell’invecchiamento cutaneo, ma senza esserne ossessionati».
Se da una parte cresce l'ossessione per i prodotti anti-age, segni e rughe, dall’altra, come rilevato dai dermatologi, non si presta praticamente attenzione alla pelle che entra a contatto con il sole. «Si va in vacanza al sole - spiega Maria Concetta Fargnoli - vicepresidente Sidemast e ordinario di Dermatologia all’Università dell’Aquila - spesso più volte all’anno. Questo comportamento è profondamente radicato, sarà difficile da modificare e tale cambiamento potrà richiedere decenni». Per ovviare a tutto ciò: «Dobbiamo iniziare con messaggi chiari e inequivocabili, sicuramente radicali, ma che andrebbero inclusi nell’attività educazionale per il paziente».
E infatti su Dazed, la psicologa Emily Green raccomanda di combattere le dannose fissazioni di bellezza istruendo ed educando i consumatori, soprattutto i giovanissimi e le giovanissime, a essere esperti, aiutandoli a comprendere cosa ci sia dietro al lavoro degli influencer e incoraggiando il pensiero critico sulle promozioni dei marchi prima di acquistare le soluzioni proposte. De Fino, infine, mette l'accento sulla responsabilità di genitori: «Tanta attenzione è stata posta sulle ragazze che stanno seguendo queste elaborate routine di skincare. Quello che dobbiamo davvero riconoscere è che stanno solo giocando con il mondo che noi, gli adulti, abbiamo creato per loro».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.















