Questo articolo avrebbe potuto chiamarsi Confessioni di una disordinata, ma grazie a una lettura in cui mi sono imbattuta recentemente, il titolo è cambiato, e forse anche in maniera positiva (almeno per me). Non so perché lo faccio, forse per via di una predisposizione caratteriale oppure di un assetto mentale non troppo sano, ma appena arrivo a casa lascio i vestiti che mi tolgo completamente fuori posto, sulla sedia, per terra, oppure sul tavolo; se tiro fuori un capo dall'armadio per provarlo prima di uscire, potete stare certi che non lo rimetterò a posto ben piegato. Quando utilizzo una tazza per bere del caffè mentre scrivo, questa ci impiega ore a finire prima nel lavandino, e poi lavata nel posto da cui è venuta (la credenza). C'è da dire che negli anni sono migliorata notevolmente, ma una persona che si definisce ordinata inorridirebbe comunque, ancora oggi, alla vista della mia camera da letto.

La cosa che mi fa più impazzire del mio disordine è il numero di volte reiterato fino all'infinito in cui ho perso e continuo a perdere i miei anelli: che ne so dove li ho messi quando sono rientrata dalla cena con gli amici, lo scorso venerdì sera? Dove sono ora che devo andare a un matrimonio e mi servono assolutamente? Una volta sono stati in un taschino del mio beauty per sei mesi. Ma mentre non erano splendenti sulle mie dita, io ero certa di non averli persi, lo sapevo. Proprio perché sono disordinata. In effetti il mio ordine, o disordine, a seconda della prospettiva, ha un senso personalissimo: quando la mia coinquilina, che è anche mia sorella, si permette di "mettere a posto" qualche mio oggetto, io faccio il doppio della fatica a ritrovarlo quando mi serve. Le mie cose sono le mie cose e nella mia testa occupano i posti secondo dettami logici, anche se a me sconosciuti.

È chiaro che un disordine esagerato non potrà mai essere considerato un sintomo di benessere, ma talvolta, e secondo alcuni esperti, nel disordine possono esistere anche dei benefici.

La relazione tra ordine e salute mentale: i benefici del disordine

Come scrive Eugenia Nicolosi su alfemminile: «L'ordine può essere di conforto ma a volte vale la pena lasciare andare un po' il controllo». Importante, secondo la giornalista, è riconoscere che esistono due tipi di disordine. Il primo, più superficiale, detto anche disordine buono, è quel disordine quasi inevitabile e di conseguenza poco preoccupante per cui è molto difficile, se non impossibile, mantenere una casa, una stanza, un ambiente immacolato (non ce l'ha fatta davvero nemmeno Marie Kondo). Il secondo, invece, che andrebbe tenuto più controllato, è il caos profondo, o disordine cattivo. Secondo me io sono a metà tra questi due, se chiedete a mia sorella sono il secondo. Non è un segreto che il caos possa avere un forte impatto sul benessere mentale e fisico, aumentando i livelli di stress e peggiorando la salute mentale, ma nell'eterno dibattito fra ordinati e disordinati, è importante sottolineare come anche questi ultimi abbiano, in fondo, qualche alleato. E forse anche un po' di ragione. Dopotutto, anche ossessionarsi nell'altro senso, alla ricerca di una casa perfetta (mia sorella) non può essere funzionale, allo stesso modo di vivere in mezzo alla polvere e al chaos. Eric Abrahamson e David H. Freedman in A Perfect Mess: The Hidden Benefits of Disorder, schierandosi dalla parte delle opinioni impopolari, hanno raccolto studi ed esempi su alcuni sorprendenti benefici del disordine.

La prima cosa da mettere in chiaro è che il concetto stesso di disordine è relativo: qualcuno potrebbe trovare un senso ad ordinare libri o vinili in base all'alfabeto, altri invece potrebbero impazzire se la propria biblioteca, o i propri dischi, non fossero organizzata in base al parametro cronologico. E quindi: «Organizzare in un modo significa fare confusione in un altro», come sostiene sempre Nicolosi. Basti pensare che, come sostengono gli autori dello studio, la funzione più popolare tra gli utilizzatori dell'iPod, il dispositivo ormai vintage della Apple con cui si sentiva la musica negli Anni Duemila e su cui si potevano classificare migliaia di canzoni in modo ordinato, era proprio la riproduzione casuale. Cioè quella funzione che proponeva una sequenza di brani in ordine completamente random, e che possiamo ritrovare anche oggi su piattaforme come Spotify.

Uno dei principali benefici del disordine, secondo Abrahamson e Freedman, sarebbe legato invece all'asma: stando a quanto riportato, i prodotti chimici utilizzati per la pulizia farebbero peggio alla salute rispetto al disordine. I ricercatori della Curtin University of Technology in Australia, infatti, «hanno scoperto che i bambini esposti ai fumi dei prodotti per la pulizia della casa, tra gli altri prodotti chimici, avevano una probabilità fino a quattro volte maggiore di sviluppare asma, anche quando l’esposizione rimaneva entro quelli che sono attualmente considerati livelli di sicurezza». Si legge poi che qualsiasi collezionatore seriale troverebbe vantaggi nel «conservare la spazzatura»; ovvero, tutti quegli oggetti che per affezione o ricordi non si sono voluti buttare nel tempo, e magari si sono accumulati occupando spazio e creando disordine, che dopo tempo risultano essere rari perché hanno acquistato valore sia economico che culturale. Pensiamo quindi alle figurine, ai videogiochi, ai dispositivi e alle Barbie che oggi valgono una fortuna.

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Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.