Parto o resto? E se resto bloccata giù? I miei amici saranno felici di rivedermi o avranno paura del contagio anche se non ho sintomi? In questi giorni e fino al 1 marzo, le scuole e università sono chiuse per contenere la diffusione del contagio del Coronavirus e sono tanti gli studenti fuorisede che si fanno queste domande, incerti se stare dove sono o spostarsi, tornare a casa magari in un’altra regione o al Sud, in attesa che riprendano le lezioni.
In questa fase di osservazione su come evolve l'epidemia, è importante essere consapevole che spostandoti in un'altra regione rischi di propagare il contagio, perché potresti essere infetta senza saperlo. Sappiamo ancora molto poco su questo virus e su come si propaga e le misure contenitive di questi giorni servono proprio a questo: evitare che tante persone rinchiuse in un'aula universitaria, a un party, in palestra, al cinema, si contagino a vicenda e poi magari partano per un'altra destinazione, facendo "viaggiare" assieme a loro il virus.
"Sono in tanti, troppi, gli studenti fuorisede che stanno scappando al sud in questi giorni difficili a Milano. Il mio parere è che conviene, in questo momento, evitare questi spostamenti di massa e mantenere la calma", ci dice Stefano Maiolica di Un terrone a Milano, al quale abbiamo chiesto di raccontarci come stanno reagendo gli studenti fuorisede della sua community. "A tornare sono soprattutto i più giovani che temono di restare rinchiusi e soli lontano da casa. Però, questa volta ad accoglierli non c’è il sud amichevole che ricordavano ma un sud spaventato da loro e che li evita. Un ragazzo mi ha contattato su Instagram e mi ha raccontato che con il senno di poi non sarebbe mai tornato a casa. Tutti i suoi amici lo stanno evitando, anche se sta bene. In città viene trattato come un criminale e con lui tutta la sua famiglia". Una situazione prevedibile, vista la psicosi da Coronavirus e i casi che in questi giorni vedono spuntare nuovi casi in tante regioni d'Italia.
Che raccomandazioni ci sono da parte di atenei e scuole
Il MIUR segue le direttive delle regioni, le regioni quelle del Ministero, il Ministero si affida a quelle diffuse dall'OMS: evitare i luoghi affollati, lavarsi spesso le mani, ma sugli spostamenti da una regione all'altra non è ancora uscita alcuna regola o restrizione, a parte per chi in questi giorni è confinato nelle "zone rosse" dei focolai.
L'Università di Padova, che si trova in una delle città del focolaio, ha messo a disposizione un servizio di vigilanza attiva, con un numero di cellulare che chiunque studente presenti sintomi come febbre e tosse può chiamare per richiedere un test diagnostico di infezione. Il Rettore, Prof. Rosario Rizzuto, invita nel comunicato ufficiale a "seguire con grande scrupolo le prescrizioni che l’unità di crisi regionale ha emanato, ed emanerà sulla base della evoluzione del contagio".
All'estero, alcune università del Regno Unito e dell'Irlanda, alcune scuole hanno obbligato gli studenti tornati da una settimana bianca in Italia (e in generale da paesi dove si è propagato il contagio, tra cui la Corea del Nord e l'Iran), di stare in quarantena per 14 giorni anche se non presentano alcun sintomo, su richiesta delle autorità sanitarie inglesi.
"Al momento sia l'ateneo di Padova che la Scuola di Medicina non hanno dato indicazioni precise in quanto in primis le direttive regionali non specificano un unico comportamento da osservare in questa situazione di emergenza, con la ovvia eccezione delle zone rosse", ci spiega Matteo Perilli, fuorisede di Pescara al quinto anno e rappresentante degli studenti nel Consiglio di Corso di laurea del CLMCU di Medicina e Chirurgia di UniPD eletto con UniMed. "A meno di poche regioni infatti gli studenti di rientro dall'ateneo di appartenenza non osservano norme di quarantena o comunque di osservazione speciali. Per quel che riguarda la nostra comunità studentesca stiamo cercando di far passare il messaggio che sia adeguato limitare il più possibile gli spostamenti e comunque notificare l'ASL di appartenenza del rientro ed ovviamente dell'eventuale comparsa di sintomi una volta rientrati a casa. Si tratta di norme "di buon senso" che dovrebbero appartenere alla popolazione generale e gli studenti non fanno ovviamente eccezione, in particolare gli studenti di medicina che sono consci dei comportamenti da acquisire in queste situazioni".
Controlla le ordinanze della tua Regione
Nel caos organizzativo, il Ministro della Salute Roberto Speranza da domani assieme alla Protezione Civile coordinerà le regioni, ma per adesso sindaci e presidenti di regione si muovono in autonomia. In molti chiedono ai ragazzi che si trovano al nord di non muoversi, per non propagare un eventuale contagio. "La nostra rimane la terra dell'accoglienza, questo non toglie che abbiamo il dovere di adottare alcune misure prudenziali nell'interesse della comunità e dei nostri figli," spiega in un videomessaggio il Presidente della regione Basilicata Vito Bardi, chiedendo agli studenti fuorisede bloccati al nord di rimanere dove sono.
Molte regioni chiedono a chi arriva dalle aree a rischio di autodenunciarsi all'ASL e di stare in isolamento per due settimane. Per farti un esempio ecco l'ordinanza della regione Campania, emessa nei giorni scorsi:
"Tutte le persone entrate in Campania negli ultimi 14 giorni provenendo dalle zone italiane soggette a provvedimenti restrittivi, dalle zone della Cina o da altre zone del mondo interessate dell'epidemia, devono comunicarlo al dipartimento di prevenzione dell'Asl territorialmente competente. È uno degli obblighi contenuti nell'ordinanza pubblicata oggi dalla Regione Campania per contenere e gestire l'emergenza da Coronavirus covid-19.“
Ogni giorno ci sono disposizioni nuove: poche ore fa la regione Sicilia, in cui c'è stato il primo caso accertato a Palermo, ha dato disposizioni urgenti specificando quali persone devono stare in isolamento rispetto a quando si sono trovate in Veneto, Lombardia, Piemonte o Emilia Romagna, in un tetris di date e luoghi, la cui lista diventa sempre più lunga e non si limita alle zone rosse del contenimento.
Muoversi perciò diventa complicato, perché rischi di partire e di non sapere quando puoi tornare, o non avere la certezza di arrivare a destinazione, o ancora di scoprire una volta arrivata di doverti mettere in isolamento o in quarantena.
Non partire se non stai bene
È un tema etico: meno ti muovi, meno rischi tu e fai rischiare gli altri. "Se siete raffreddati state a casa", tuona sul suo Vlog il virologo Roberto Burioni, blastatore social e virologo che in questi giorni è diventato una presenza virale nelle news sul Coronavirus. "Chi ha la tosse, chi ha la febbre, chi non sta bene deve stare in casa: questa regola è valida sempre, è ancora più valida oggi, perché se una persona con una semplice influenza si mette a girare contagia gli altri. E se uno di quelli contagiati è stato nelle zone a rischio, il nostro sistema sanitario spreca risorse per isolare e controllare questa persona che alla fine dimostra di avere solo un'influenza".
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