Disegnava da sempre, fin da bambina. Giulia Tantini si perdeva nei dettagli della natura, una che conosco abbastanza bene e che, se chiudo gli occhi, posso vedere distintamente verdissima appena dietro le mie palpebre, ricoperta di rugiada e con i suoi fiori viola in primavera – fiori semplici, fiori di tutti –; una natura che sonoramente assomiglia a un dolce ricordo di una disperata gioventù.



Nata in Valchiavenna, «in cima all’Italia, tra montagne che ancora oggi mi ricordano l'importanza del silenzio», quella natura l'ha trasformata nel tempo in tatuaggi, che piano piano sono diventati ciò di cui si occupa professionalmente: «Inizialmente mi hanno catturata per la loro bellezza estetica, – mi racconta in questa intervista – poi è arrivata la loro forza silenziosa: un segno che diventa parte della pelle, che resta. Ho capito che potevano essere un linguaggio, una forma d'arte viva, in movimento».

È così che ha iniziato a tatuare (ad oggi sono sei anni), tra un periodo lungo a Milano e un equilibrio morbido, uno spazio creativo che sente suo, ritrovato a Torino, dove l'educazione emotiva delle sue origini si contamina con il fascino e le luci della città. Da questo bagaglio sia estetico che culturale e geografico nascono le idee per i suoi lavori con l'inchiostro, uno stile allo stesso momento punk e delicato, una sorta di universo personale e collettivo che rimane sospeso tra realtà e magia fatata. «Amo i puntini, le sfumature, gli elementi naturali e simbolici. I miei tatuaggi somigliano al mio modo di stare al mondo: pulito e deciso».

Proprio da questi puntini – elemento altamente distintivo delle sue creazioni, insieme alle stelline –, prende il nome con cui è nota nel mondo dei tatuaggi (Giulia Puntini). Anche se tanti la chiamano Sailormakoto, nome d'arte che utilizza anche come handle su Instagram. Le piace pensare ai tatuaggi – anche un lavoro, per cui si sente «grata ogni giorno», perché le permette di vivere d'arte e di incontrare persone meravigliose, con cui condivide storie e piccoli pezzi di vita – come a degli incantesimi sulla pelle, ma anche a degli strumenti politici, quando sfidano sguardi normativi, a delle piattaforme di scambi emotivi attraverso una sensibilità che è tutta sua, sia estetica che visiva.


I tatuaggi punk e fatati di Giulia Puntini sono sogno estetico e strumento politico: l'intervista alla tatuatrice

Come funziona il tuo processo creativo? Da chi e cosa prendi ispirazione? Poi come procedi?

«Ascolto, osservo, sogno un po'. L'idea nasce sempre da chi ho davanti, poi intreccio ispirazioni: stelle, fiori, cieli e piccoli ricordi. Il disegno prende forma e diventa un specie di talismano visivo per quella persona».

Che cosa ti stimola di più: il livello tecnico, tra i colori, le linee, le geometrie, quello narrativo o quale altro?

«Mi commuove l'aspetto emotivo, la connessione che si crea con chi si affida a me. Vedere un'immagine diventare parte della sua identità è una magia. Voler cambiare e sentirsi meglio nel proprio corpo. Ma amo anche la parte tecnica, la precisione che richiede il tratto: è come meditare tra i millimetri».

Quali sono i tuoi tatuaggi preferiti? Preferisci farli o farteli?

«Ne ho molti, ma quelli legati a momenti di rinascita restano speciali. Tipo una guarigione con se stessi. Amo tatuare, è come avere un'intesa naturale con il cliente. Credo di amare più farli che farmeli, ma entrambi sono rituali di verità. Indubbiamente come soggetto devo molto alle mie stelline o neuroni che mi hanno fatto crescere molto».

«Diventa più intimo. Tatuarsi è come dichiarare amore al proprio corpo, scegliere di abitarlo con consapevolezza e dolcezza».

Quali sono le potenzialità di un'immagine tatuata sul corpo? Quali quelle di una scritta?

«Un'immagine parla al simbolico, alla sensazione immediata. Una scritta invece dà voce, diventa dichiarazione. L'una è più intuitiva, l'altra più razionale. Spesso infatti le combino, insieme creano un linguaggio completo».


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All bodies and genders welcome è la tua policy. Secondo te come si posiziona l'ambiente dei tatuaggi, oggi, nei confronti di istanze attuali, come le diseguaglianze sociali, la parità di genere, la lotta all'omobilesbotransfobia, le discriminazione su base etnica, quelle nei confronti di corpi non conformi o abili?

«Per me è una posizione reale, non una frase. Lavoro su corpi diversi e vedo quanto ancora esista giudizio. Ogni corpo merita rispetto, bellezza e spazio. Il tatuaggio è anche un atto di libertà politica, un modo per dire: questo corpo mi appartiene e lo amo così com'è».



Essere una tatuatrice donna racchiude profondità di livelli rispetto all'arte, alla professione? Penso a un female gaze, una sensibilità che viene riconosciuta sia visivamente che emotivamente e, di conseguenza, scelta da chi vi si rispecchia, ma anche: il mondo dei tatuaggi è male-dominated? Se sì, tu come di destreggi al suo interno?

«Sì, il mondo dei tatuaggi è ancora maschile, ma c'è tanta nuova energia femminile che lo sta trasformando e, aggiungo, per fortuna. Quel che qualcuno chiama female gaze, non è solo estetica femminile, ma sensibilità empatica e visiva».

Che cos'è per te un tatuaggio? Quali significati assume nella società contemporanea?

«Un incantesimo sulla pelle. Può essere rito, protezione, identità o semplice bellezza. A volte parla di libertà, altre di guarigione. È politico quando sfida uno sguardo normativo, ma anche quando celebra la vulnerabilità».

Qual è per te il lato più bello dei tatuaggi? Cosa ti hanno regalato nella vita? Se dovessi raccontarlo con una canzone o con il titolo di un libro, un film, quale sceglieresti e perché?

    «Il lato più bello è la connessione umana: la fiducia che qualcuno ti affida portando un segno per sempre. I tatuaggi mi hanno regalato persone, storie, momenti di verità. Se dovessi raccontarlo con un film, direi Spirited Away di Hayao Miyazaki, per noi italiani La città incantata: delicato, magico, pieno di trasformazioni e incontri che cambiano profondamente chi li vive, proprio come accade con ogni tatuaggio».

    I beauty must-have secondo Cosmopolitan
    Headshot of Elena Quadrio

    Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.