«Transness is taking control to bring your body more in line with your soul and spirit», diceva SOPHIE, nel 2018, in una celebre intervista a Paper «in modo che questi due (anima e corpo) non si scontrino e non lottino per sopravvivere». Secondo la producer e artista pop sperimentale - nome dietro a successi di artisti mainstream come Charli XCX e pure Madonna -, su questa terra, essere persone transgender significava potersi avvicinare alla propria vera essenza, senza le pressioni sociali che impongono di conformarsi a determinati ruoli tradizionali basati sul genere.
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Significava, quindi, traducendo le sue parole, non essere una madre o un padre, ma un individuo che guarda il mondo e lo percepisce: «In qualche modo, così, mi sembra più umano e universale», affermava in occasione dell'uscita dell'album con It's Okay To Cry –suo acclamatissimo singolo a cui, qualche anno dopo, la stessa Charli, in Brat, si rivolgeva con So I, per affrontare proprio la perdita di SOPHIE, collega e amica, morta tragicamente in un incidente del 2020. Un avvenimento che aveva provocato un'enorme reazione non solo nel mondo della musica e nella popolazione LGBTQIA+, perché considerata una delle figure più innovative degli Anni 2010, anche molto influente sul piano culturale e della visibilità trans. «Nothing is more real than the artificial», «I always wanted to be free to express femininity», erano alcune delle altre cose che diceva per sensibilizzare sui corpi trans.
A cinque anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 30 gennaio 2021, non ci dimentichiamo ancora di quelle parole visionarie, che ci spingono ancora oggi ad esplorare il tema del cambiamento corporeo come mezzo ed occasione di crescita. Ad approfondirlo con noi è Vittoria Franco, esploratrice del settore beauty conosciuta su Instagram come @lavickybeauty, che ci ha raccontato il suo percorso tra disforia di genere, identità, aspettative di amici e parenti, sguardi interni ed esterni, accettazione, paure e traguardi. Nei suoi contenuti eleganti e sensibili sperimenta nuovi prodotti, tecniche speciali e tendenze del momento invitando la sua community a migliorare il proprio aspetto e ad ampliare la propria creatività, in modo che possano sentirsi sicuri e totalmente liberi di esprimersi. Di seguito, quello che ci ha raccontato nell'intervista.
Corpi che cambiano: sulla transizione di genere con Vittoria Franco
Quando hai iniziato a percepire che il tuo corpo non raccontava ancora del tutto chi eri? Ricordi le prime sensazioni legate a questa consapevolezza?
«Da che ho memoria c'è sempre stata una sorta di dissonanza tra me e come venivo percepita dal mondo. Da piccola non mi ponevo troppe domande sul mio corpo, però ricordo che volevo semplicemente giocare con le altre bambine e fare le cose che facevano loro. Crescendo, soprattutto dopo la pubertà, mi sono accorta che il modo in cui apparivo non corrispondeva a come volevo essere vista e percepita dagli altri, ma soprattutto non corrispondeva a come volevo vedermi io. La società ti mette in delle box, delle scatole, e quella in cui mi aveva messo non mi piaceva, non rispecchiava chi ero e non mi permetteva di esprimermi a pieno. Con questo non voglio rimarcare la solita narrativa secondo cui una persona transgender odia il suo corpo: io lo amo! Ho solo sentito il bisogno di renderlo più femminile per farlo corrispondere alla mia esperienza di vita».
Nel tuo percorso hai fatto esperienza di disforia di genere? come si manifestava nel rapporto quotidiano con il tuo corpo?
«Alcune caratteristiche considerate "maschili", come per esempio i peli sul viso e sul corpo, o alcuni loro tratti, mi hanno sempre un po' "triggerata". Non mi sono fatta troppi scrupoli e mi sono aiutata con terapie ormonali e qualche ritocco estetico dove serviva. Non ho mai esagerato però, ho voluto mantenere la mia naturalezza, volevo sempre sembrare figlia di mia mamma e mio babbo, solo in una versione femminile. Tutt'ora ogni tanto faccio ancora i conti con la disforia, o con alcune parti del mio corpo che non mi piacciono. Ma a pensarci bene, quale donna è contenta al 100% del proprio corpo? Penso quasi nessuna».
C'è stato un momento, o magari una fase, in cui hai capito che intraprendere la transizione sarebbe stato il passo giusto per te? Come e che cosa ti ha aiutata a riconoscerlo?
«È stato un percorso difficile, più che altro perché l'ho ingigantito nella mia mente. Avevo paura di iniziare il percorso di transizione in Italia, perché temevo il giudizio dei miei parenti e amici. Per questo decisi di trasferirmi all'estero, nel posto più lontano che si possa immaginare, l'Australia. Pensavo che senza l'influenza delle persone che conoscevo, sarebbe stato più facile iniziare questo percorso. Ripensandoci oggi, forse non è stata la strategia migliore perché nei momenti difficili abbiamo tutti bisogno di una rete di supporto fatta di persone che ci vogliono bene. Io li non avevo quasi nessuno (tranne il mio ragazzo dell'epoca). Non c'è stato un momento specifico in cui ho capito che dovevo iniziare, è stato piuttosto processo graduale, una presa di consapevolezza sempre più forte nel tempo che mi fatto capire che dovevo farlo se volevo vivere essendo me stessa al 100%».
Quando hai iniziato a riconoscerti davvero nella tua immagine allo specchio? Come ti sei sentita? Come è cambiato il tuo sguardo?
«Penso di aver iniziato ad apprezzare la mia immagine nello specchio solo da un paio di anni. Certo, il mio corpo è cambiato grazie alla terapia ormonale e alla medicina, ma l'ho iniziato ad apprezzare davvero quando ho smesso di giudicarmi in modo feroce e di analizzare ogni singolo difetto. Ora mi sento più calma e sicura di me, è stato un percorso! Non solo estetico ma interiore. Il mio sguardo ora è più rilassato, la paura non è più il mio sentimento primario. Accettarsi vuol dire anche riuscire ad accogliere le parti di sé più difficili. Perché quando respingiamo qualcosa spesso finiamo per rafforzarlo, entrando in un loop di sofferenza».
Il corpo non è un linguaggio solo fisico, ma estetico e identitario. Per alcuni è una vera e propria casa. Cos'ha significato per te l'esperienza della transizione?
«Per me il corpo è un tempio e come tale va trattato. È il mezzo con cui possiamo vivere su questa terra. L'esperienza della transizione per me è stata una sfida, e anche occasione di crescita. Come dice la canzone, "What doesn’t kill you makes you stronger", ciò che non ti uccide ti fortifica! (Anche se sarebbe meglio che non ci traumatizzasse troppo). Sicuramente rifarei quello che ho fatto. Non mi sono mai pentita di questo percorso, neanche per un secondo. Ho imparato così tante cose che a volte penso di voler iniziare a fare la coach o la counselor per aiutare tante altre persone. Mi piace l'idea di poter aiutare le altre persone a star meglio».
Come cambia lo sguardo degli altri quando cambia il corpo? Ti sei accorta di differenze nel modo in cui le persone ti guardano, ti parlano, ti leggono nello spazio pubblico?
«Cambia tutto! All'inizio non è stato facile navigare nel mondo da Vittoria. Per un periodo sentivo gli sguardi addosso perché le persone non capivano se fossi un uomo oppure una donna. Poi quando ho iniziato ed essere molto più femminile esteticamente sono iniziati anche altri tipi di sguardi, quelli degli uomini, spesso insistenti. Prima della transizione camminavo tranquillamente per strada la sera, ora non lo faccio più. Il mondo e la società sono molto influenzati dall'immagine, e se ora la mia immagine è quella di una donna ne vivo sia i vantaggi che gli svantaggi. E ho realmente potuto constatare quanto questo sia un mondo costruito principalmente per gli uomini, sotto moltissimi aspetti. Io fortunatamente lavoro in un ambiente molto inclusivo e dominato principalmente da donne, basta pensare a tutte le beauty founders dei vari brand make-up e skincare. Ma in moltissimi altri settori non è così!».
Ci racconti come la tua passione per make-up e skincare è diventata poi una professione? Che significato ha assunto e assume per te nella costruzione della tua identità?
«Lo dico sempre, all'inizio per me il mondo del beauty è stato il modo per avvicinarmi all'essere donna. Potevo sperimentare con il make-up e trasformare il mio volto semplicemente usando dei trucchi, per me era qualcosa di molto potente! Ed era l'unico strumento che avevo per vedermi bella agli inizi. Cominciai proprio cosi, facendo foto su Instagram con dei make-up look pazzeschi super creativi. Poi, con Tiktok, iniziai anche fare video tutorial. Oggi che questa passione si è trasformata in una vera professione ne sono molto felice e grata. È un sogno che è diventato realtà».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.















