Si parla sempre (e spesso male) di diete, di dimagrimento (o di "corpi che dovrebbero dimagrire"), di obesità e di relativi interventi di interventi di chirurgia bariatrica, ma nel discorso culturale manca spesso una cognizione di causa che si possa definire adeguata.
Solitamente, in tutta questa conversazione riguardante i corpi (il più delle volte altrui), ci si dimentica di tenere davvero conto di quella che è la loro salute (quella effettiva, non quella per cui pensiamo che un corpo sano è uno conforme al canone di bellezza) e non vengono presi in considerazione i vari step che compongono un processo di perdita di peso estremo, di cambiamento corporale intenso, non sempre facile da gestire. Uno di questi aspetti è legato alla pelle in eccesso che si presenta quando si verifica una perdita di peso importante.
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C'è chi pensa che una volta dimagriti, tutto sia finito: non è detto (e non solo da un punto di vista estetico). Come ci spiega il dottor Feliciano Ciccarelli, chirurgo plastico di Doctolib.it, dopo una perdita di peso importante può rendersi necessario un intervento chirurgico di rimodellamento corporeo, nello specifico, quando la pelle in eccesso non riesce più a retrarsi spontaneamente: «Questo accade soprattutto nei soggetti non più giovani e nei casi di dimagrimento rapido e marcato. Una perdita di peso violenta svuota i tessuti e supera la capacità elastica della cute di riportarsi in sede. Al contrario, un dimagrimento graduale, accompagnato da attività fisica e privo di digiuni estremi, soprattutto in età giovanile, nella maggior parte dei casi non richiede un intervento chirurgico».
La qualità della pelle e l'età rappresentano fattori determinanti: «Dopo i 35 anni la componente elastica cutanea tende a ridursi e, in presenza di un calo ponderale significativo, il cedimento dei tessuti diventa più probabile». Ma cosa c'è dietro all'intervento chirurgico in questione? Che cosa significa per un paziente attraversare questo tipo di esperienza corporea? In che modo la componente emotiva si aggiunge a quella fisica influenzando le aspettative di chi lo affronta? Che cosa cambia e come? Insieme al professionista proviamo a sciogliere alcuni di questi nodi.
Rimozione della pelle in eccesso e rimodellamento corporeo post perdita di peso importante: l'intervista al medico chirurgo
Quali sono le zone del corpo più frequentemente interessate da questo tipo di interventi?
«Quando la cute perde definitivamente la sua capacità di retrazione, il rimodellamento corporeo si effettua attraverso la rimozione chirurgica della pelle in eccesso. Le aree più frequentemente interessate sono l'addome, che è la zona maggiormente colpita, il seno nella donna e il torace nell'uomo, oltre alle braccia e alle cosce. In questi casi l'intervento non ha soltanto una finalità estetica, ma anche funzionale, perché permette di eliminare eccessi cutanei che possono creare disagio, difficoltà nei movimenti e problemi irritativi nelle pieghe».
Come vivono generalmente i pazienti questa fase del percorso, dopo aver già affrontato un grande cambiamento fisico?
«Generalmente i pazienti arrivano a questa fase con un carico emotivo molto intenso. Hanno già affrontato un cambiamento radicale, spesso attraverso chirurgia bariatrica oppure mediante diete rigide e percorsi lunghi e impegnativi. Hanno perso molti chili, hanno fatto sacrifici importanti e si aspettano che quel dimagrimento coincida automaticamente con una piena accettazione del proprio corpo. Non sempre però accade così. Dopo aver combattuto contro l'eccesso di peso, si ritrovano con un corpo alleggerito ma segnato da pelle in eccesso che, ai loro occhi, continua a essere poco presentabile e talvolta addirittura invecchiante. Questo genera una forte discrepanza tra l'immagine ideale che avevano immaginato e quella reale che vedono allo specchio.
Gli interventi di rimodellamento vengono quindi vissuti con grande euforia e aspettative molto elevate. Per molti rappresentano l'ultimo passo, il completamento di un percorso fatto di disciplina e sacrifici. Proprio per questo le aspettative devono essere attentamente gestite. Non tutti gli interventi possono raggiungere il risultato immaginato dal paziente e la presenza inevitabile di cicatrici deve essere spiegata con chiarezza e onestà. Quando il percorso è ben condiviso e le informazioni sono corrette, questi interventi vengono vissuti come una vera rinascita. Per molti pazienti significano finalmente sentirsi coerenti con l'impegno profuso e con la nuova identità fisica conquistata».
La rimozione della pelle in eccesso è solo un intervento estetico o rappresenta anche una fase funzionale e psicologica del percorso di trasformazione?
«È soprattutto una fase di profondo cambiamento psicologico. Per molti pazienti rappresenta la fine di un tunnel che in realtà esiste principalmente nella loro percezione, perché dal punto di vista clinico sono già persone sane dopo la perdita di peso. Eppure vivono questo passaggio come un ritorno alla vita, come la possibilità concreta di piacersi finalmente. C'è un aspetto identitario molto forte.
Dopo anni di disagio legato al peso, il corpo diventa coerente con lo sforzo fatto. Questo consente un reinserimento pieno nella dimensione sociale, affettiva e relazionale. Non è solo una questione di immagine, ma di autostima e di percezione di sé. Esiste anche una componente funzionale diretta. Gli eccessi cutanei possono causare infezioni nelle pieghe, irritazioni croniche, difficoltà nei movimenti o nel vestiario. Tuttavia, l'aspetto funzionale più rilevante è spesso indiretto. Con questa nuova sicurezza molti pazienti trovano il coraggio di iscriversi in palestra, iniziano attività fisica, si espongono di più alla vita sociale. È un recupero di funzionalità a 360 gradi, non solo biologica ma anche sociale, in un organismo che è già sano ma che ora si sente finalmente integrato».
Quando si può dire che il corpo è "pronto" per questo tipo di intervento, non solo fisicamente ma anche emotivamente?
«Fisicamente, quando il peso è stabile da almeno sei mesi, meglio ancora da un anno. Questo significa che il dimagrimento è consolidato, l'organismo non è più in fase catabolica e i tessuti hanno raggiunto un equilibrio. Operare prima espone a risultati meno prevedibili e a un rischio maggiore di insoddisfazione. La vera selezione, però, è spesso emotiva. Il paziente è pronto quando il disagio psicologico intenso è stato superato e non emergono segnali di dismorfofobia o di aspettative irrealistiche. Un paziente che si definisce "un mostro" e immagina che dopo l'intervento diventerà improvvisamente bellissimo non è pronto. Nessuna chirurgia può sostenere un salto così radicale tra auto-percezione negativa e idealizzazione assoluta. In questi casi il rischio è un crollo delle aspettative con conseguente spirale di delusione. Durante la visita è fondamentale far emergere non solo ciò che il paziente dichiara, ma soprattutto ciò che spera in modo implicito. Se l'intervento viene vissuto come una soluzione magica capace di risolvere relazioni affettive, successo sociale o cambiamenti di vita senza un reale percorso personale, questo rappresenta un campanello di allarme. In presenza di queste dinamiche può essere più utile un supporto psicologico prima di considerare la sala operatoria. L'intervento funziona davvero quando si inserisce in una persona stabile, consapevole, con aspettative realistiche e con l'obiettivo di migliorare un percorso già costruito, non di sostituirlo».
Quali aspettative (irrealistiche o meno) incontra più spesso nei pazienti che hanno vissuto un dimagrimento estremo?
«Le aspettative più irrealistiche che incontro non riguardano tanto la rimozione della pelle in eccesso, che tecnicamente è un obiettivo raggiungibile, quanto l'idea di un cambiamento totale della propria fisionomia. Molti pazienti si aspettano non solo un corpo più armonico, ma un ritorno a una tonicità e a un'elasticità dei tessuti che la chirurgia, ad oggi, non può realmente ripristinare. Possiamo ottenere un addome piatto, ma una certa morbidezza o un lieve movimento della cute resteranno. Possiamo sollevare e riempire un seno, ma non potrà avere le caratteristiche di quello di una persona molto giovane che non ha mai sottoposto la pelle a grandi variazioni di peso. Il patrimonio elastico cutaneo, una volta compromesso, non è completamente ricostruibile.
Un'altra aspettativa frequente riguarda la trasformazione globale del corpo. Nei pazienti che conservano ancora depositi adiposi su fianchi, torace laterale o dorso, è possibile migliorare il profilo, ma non si può modificare completamente la struttura individuale. La chirurgia può armonizzare, non riscrivere la biologia. In sintesi, il cambiamento è reale e spesso molto significativo, ma non è una metamorfosi totale. Non si passa da un'estetica a un'altra completamente diversa. Si diventa la versione migliore di sé, mantenendo però le proprie caratteristiche morfologiche. Ed è su questo equilibrio tra miglioramento concreto e identità personale che va costruita un'aspettativa sana».
Dopo l'intervento, cambia il modo in cui le persone abitano e percepiscono il proprio corpo nella quotidianità?
«Sì, molto spesso in maniera radicale. Non si tratta soltanto di un miglioramento estetico, ma di un diverso rapporto con se stessi nella quotidianità. Molti pazienti tornano in spiaggia dopo anni, riprendono a scoprirsi senza disagio, si iscrivono in palestra e iniziano attività fisica con una motivazione nuova. Il corpo non è più qualcosa da nascondere, ma uno spazio da vivere. Anche la vita personale e affettiva può subire un cambiamento significativo. Aumentando la consapevolezza e l'autostima, alcuni pazienti trovano il coraggio di interrompere relazioni in cui non si sentivano gratificati o apprezzati. Altri si riaprono all'incontro, si avvicinano di nuovo all'altro sesso e recuperano una dimensione intima che magari era stata sospesa per anni. In questo senso l'intervento non modifica solo le forme, ma incide profondamente sulla postura psicologica con cui la persona si presenta al mondo. È un cambiamento che si riflette nei gesti quotidiani, nelle relazioni e nella qualità della vita».
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.















