«Non è un difetto morale della pelle, è il suo meccanismo di difesa che va "fuori scala": lei cerca di proteggersi, ma il risultato estetico sono macchie e discromie». Queste sono tra le prime parole che Nebua Ginette Siani, ingegnera e formulatrice, ci comunica quando le chiediamo di che cosa sia esattamente l'iperpigmentazione.



Sui siti dei femminili che trattano di bellezza e skincare, sulle riviste patinate internazionali e sui loro cartacei dedicati, ma anche sui canali social dei brand più conosciuti, letti e condivisi, questa lunga parola, che ha a che fare con la salute della pelle, è sempre più utilizzata. Non sempre però è chiaro a cosa fa riferimento. C'è spesso molta confusione a riguardo, dovuta anche a decenni di informazioni e narrazioni controproducenti. Non una volta, quando le chiediamo che cosa si intende quando si parla di iperpigmentazione, Siani utilizza l'espressione "imperfezione" – tranne alla fine, per dire che è entusiasta che non si usi più.

È anche grazie a figure come lei che in tempi recenti sta migliorando l'approccio e la sensibilità alla cura della pelle, qualsiasi sia lo skin tone, da quelli più chiari a quelli più scuri. Lavorando come consulente di digital marketing, Siani è attiva anche via social (@nebua_ su Instagram e TikTok) come divulgatrice: spiega come funzionano i prodotti, aiutando le persone a orientarsi nel chaos contemporaneo che è diventata la cura di sé. Un po' la stessa cosa che fa anche in Cosmesi consapevole. La guida pratica per scegliere i migliori prodotti di skincare (Sperling & Kupfer, 2025) e il suo nuovo brand, Dokobà, di cui ha appena lanciato il primo prodotto (Ambra Viva, un detergente che funge anche da struccante e da maschera). Quando le chiediamo di cosa parliamo quando parliamo di iperpigmentazione, le ci risponde che si tratta di «una produzione eccessiva o disomogenea di melanina, il pigmento responsabile del colore della nostra pelle, che si manifesta con macchie scure (zone più pigmentate) o un tono della pelle non uniforme e si sviluppa quando i melanociti, le cellule che producono melanina, vengono iperstimolati».

Il punto di vista di Siani è inclusivo; l'esperta ci spiega infatti che non solo conta il tipo di pelle (secca, mista, grassa, bilanciata) nella comparsa di macchie e discromie, ma anche il fototipo (chiaro/scuro): «Una pelle molto infiammata, per esempio acneica, sensibilizzata da routine aggressive, è più a rischio di PIH perché ogni infiammazione può attivare i melanociti. La pelle nera e, in generale, i fototipi scuri (dal IV in su) producono più melanina: questo è un vantaggio in termini di protezione dai raggi UV, ma aumenta la tendenza a iperpigmentarsi dopo qualunque "insulto", anche minimo. Quindi sì, per noi persone con pelle nera le macchie sono un tema centrale: un singolo brufolo, una puntura di zanzara grattata, un peeling troppo forte possono lasciare aloni scuri che durano mesi, pur in presenza di un invecchiamento visibile più lento». Nell'intervista che segue, l'esperta ci guida con una prospettiva non eurocentrica, a 360°, alla scoperta di questa condizione: capiamo come riconoscere l'iperpigmentazione, come prevenirla, trattarla, contrastarla e bilanciarla con un accento particolare anche sulla pelle scura, fino ad oggi scarsamente considerata dall'industria del beauty, per invertire narrazioni e pratiche, gestendo meglio l'approccio alla skincare affinché diventi sano e non giudicante.

Come prevenire e trattare l'iperpigmentazione su tutti i tipi di pelle compresi i fototipi scuri, l'intervista a Nebua Ginette Siani

Quali tipi di iperpigmentazione esistono e come si distinguono tra loro?

«Esistono diverse forme di macchie, ognuna con caratteristiche specifiche: le lentigo solari, conosciute come "macchie dell'età", sono causate dall'esposizione solare cumulativa nel tempo. Appaiono come macchioline marroni irregolari isolate, ben definite, soprattutto su viso, mani e décolleté. Poi c'è il melasma: si manifesta principalmente sul viso con chiazze più ampie e sfumate, simmetriche, spesso su fronte, zigomi e labbro superiore. È fortemente legato agli ormoni e si accentua con l'esposizione solare, ma colpisce prevalentemente le donne in età fertile. Le PIH (Post-Inflammatory Hyperpigmentation) sono le macchie scure che compaiono dopo un'infiammazione cutanea, come un brufolo schiacciato, una dermatite, una lesione, uno sfregamento. Si riconoscono perché appaiono esattamente dove c'era l'imperfezione originale; le PIE (Post-Inflammatory Erythema) sono simili al PIH, ma con tonalità rossastre o violacee, anziché marroni. Questa è più comune nelle pelli chiare e indica un'infiammazione persistente. Le Lentiggini/efelidi e le macchie genetiche sono invece puntini regolari che aumentano con il sole ma hanno una forte componente familiare. In generale, le macchie si distinguono clinicamente da forma, colore, sede e storia: se la macchia compare dopo qualcosa (come sole intenso, gravidanza, brufolo) quella causa dà già al dermatologo metà diagnosi».

Quali sono i principali fattori che favoriscono l'iperpigmentazione e come si può prevenire nella routine quotidiana?

«L'esposizione solare è il trigger numero uno. I raggi UV, infatti, stimolano direttamente la produzione di melanina. Altri fattori sono le infiammazioni qualsiasi irritazione, dall'acne a trattamenti troppo aggressivi come le cerette, l'uso improprio di attivi forti (ad esempio l'over-esfoliazione o i retinoidi usati male) –; gli squilibri ormonali – dalla gravidanza alla pillola contraccettiva, dalla menopausa alla patologie endocrine – e i traumi cutanei: anche solo strofinare troppo la pelle o schiacciarsi i brufoli. Per prevenirla nella routine quotidiana bisogna utilizzare una protezione solare rigorosa (SPF 30 o 50+ ogni giorno, anche con cielo nuvoloso, anche in inverno); una detersione delicata, evitando prodotti aggressivi che possono infiammare la pelle; non bisogna manipolare le imperfezioni – fondamentale è resistere alla tentazione di schiacciare i brufoli; affidarsi a ingredienti lenitivi, come prodotti con niacinamide a basse percentuali, pantenolo, centella asiatica che calmano l'infiammazione prima che si trasformi in macchia e trattamenti progressivi: quando si usano esfolianti o retinoidi, è essenziale introdurli gradualmente».

Quanto è importante la protezione solare e quali caratteristiche deve avere un buon SPF per prevenire le macchie?

«La protezione solare è, senza mezzi termini, IL trattamento anti-macchie più potente che esista. Senza SPF, qualsiasi altro prodotto schiarente che si usa è praticamente inutile, perché il sole continuerà a stimolare la produzione di melanina. Un buon SPF per prevenire le macchie deve proteggere efficacemente dai raggi UVB responsabili delle scottature (quindi SPF 30 minimo, meglio 50/50+); deve avere la protezione UVA certificata (cercate il bollino UVA cerchiato o la dicitura PA++++, che è lo standard asiatico). Per le pelli più scure o con melasma consiglio formule con pigmenti colorati (ossidi di ferro) che schermano anche dalla luce blu visibile, un fattore spesso sottovalutato nell'iperpigmentazione. Un altro fattore da non sottovalutare nella scelta dell SPF è la texture confortevole: se il solare è pesante o lascia il white cast, non lo userete. Meglio allora un SPF 30 che applicate generosamente ogni giorno che un SPF 50+ che lasciate nel cassetto. La quantità corretta è 2mg/cm2 di pelle, cioè, più semplicemente, due dita di crema, a coprire indice e medio, per viso, collo e orecchie, mentre un bicchierino di chupito di crema o due cucchiai da tavola per l'intero corpo. Da non scordare è la riapplicazione, da effettuare ogni 2 ore in caso di esposizione prolungata, più frequentemente se si suda o ci si bagna».

Ci sono ingredienti must nella skincare per uniformare il tono della pelle e ridurre la pigmentazione?

«Più che l'ingrediente singolo miracoloso, funziona un team di attivi che agiscono su fasi diverse del processo. Gli inibitori della tirosinasi, che servono ridurre la produzione di melanina, sono ad esempio acido kojico, arbutina, acido azelaico, acido tranexamico, vitamina C e derivati, estratto di liquirizia (glabridina). I regolatori del trasferimento del pigmento, quindi la niacinamide al 4-5%, gli estratti di soia. Poi ci sono gli acceleratori del turnover cellulare: retinoidi cosmetici, AHA come glicolico e lattico (o mandelico, che rimane più delicato e ideale per pelli scure), BHA come salicilico, PHA per pelli sensibili. Gli antiossidanti invece proteggono dai radicali liberi e sono: vitamina C + vitamina E + acido ferulico, resveratrolo, estratto di tè verde, polifenoli dell'uva, per ridurre lo stress ossidativo che accende i melanociti. Tutto questo, ovviamente, sempre accompagnato da una protezione solare rigorosa».



Quali formulazioni funzionano meglio per contrastare l'iperpigmentazione senza irritare la pelle?

«Qui entra in gioco più la formula che il singolo attivo. In generale, sieri mirati con concentrazioni medie di attivi (niacinamide 4-5%, derivati di vitamina C stabili, acido tranexamico) in texture leggere gel/acqua sono ottimi per l'uso quotidiano. Gli esfolianti chimici delicati, quindi PHA, acidi mandelico e lattico a basse percentuali, oppure esfolianti enzimatici (papaina, bromelina) sono consigliati per pelli sensibili.
Le creme con attivi e ingredienti lenitivi (pantenolo, allantoina, centella, ceramidi) servono per compensare eventuale sensibilità. Sono interessanti anche le formulazioni con carrier avanzati: gli attivi incapsulati (come il retinolo liposomiale) penetrano meglio e irritano meno. Questo è fondamentale per le pelli scure, più soggette a PIH da irritazione. Io consiglio di iniziare con prodotti leave-on a bassa/media intensità e aumentare progressivamente sia in percentuale sia in frequenza, solo se tollerati. Il rischio di partire con peeling strong, che danno subito glow è l'effetto rebound di iperpigmentazione. La regola d'oro, infatti, è introdurre un attivo alla volta, aspettare 2-4 settimane prima di aggiungerne un altro, per capire come reagisce la pelle».

Come bilanciare efficacia e delicatezza nei prodotti schiarenti, considerando che la pelle può reagire in modi diversi?

«Per me l'equilibrio si gioca su tre regole. La prima: applicare un attivo forte per volta (per esempio retinoide o acido esfoliante, non tutti insieme nella stessa sera) alla giusta concentrazione. Più non è sempre meglio. La niacinamide è efficace sulle macchie già al 4-5%, non serve arrivare al 10% rischiando irritazioni. Lo stesso vale per gli acidi: meglio un glicolico al 5-8% usato con costanza che uno al 20% che infiamma. La seconda: tenere la barriera cutanea sempre sotto controllo: se la pelle tira, brucia o si desquama troppo, significa che ci stiamo spingendo oltre; in quel caso si scala la frequenza (o addirittura si fa una pausa) e si aumenta l'idratazione/lenizione con ingredienti come allantoina, pantenolo, centella. Si può anche valutare ad esempio la tecnica del sandwich: per gli attivi più potenti (come i retinoidi), applicarli tra due strati di crema idratante riduce l'irritazione senza compromettere troppo l'efficacia. La terza e ultima regola è quella di darsi obiettivi realistici di tempo: le macchie non "spariscono in 7 giorni". I protocolli seri parlano di almeno 8 settimane fino a 6 mesi di costanza, prima di giudicare se qualcosa funziona o meno».

Ci sono approcci specifici o precauzioni da considerare per la pelle più scura quando si utilizzano questi trattamenti?

«Sì, e questo è un punto cruciale spesso trascurato. La pelle più scura ha esigenze specifiche, deve seguire quindi linee guida altrettanto puntuali. Bisogna innanzitutto privilegiare ingredienti anti infiammatori, come niacinamide, acido tranexamico, acido azelaico, che sono più sicuri di acidi ad alta concentrazione o retinoidi forti nelle fasi iniziali. La regola numero uno è sempre non essere aggressivi: meglio risultati più lenti che un peggioramento veloce della situazione. Qualsiasi irritazione, inoltre, può scatenare nuove macchie. L'attenzione agli acidi è prioritaria: l'acido mandelico è preferibile al glicolico perché ha una molecola più grande, penetra più lentamente ed è meno irritante. I PHA (gluconolattone, acido lattobionico) sono ancora più delicati. Per le pelli più scure, il patch test è obbligatorio, un passaggio secondo me da non saltare mai. Significa quindi testare il prodotto su una piccola area (interno braccio o dietro l'orecchio) per 24-48 ore. Ugualmente essenziale è evitare l'idrochinone senza supervisione medica: pur essendo molto efficace, può causare scurimento irreversibile nelle pelli scure se usato scorrettamente o per periodi troppo lunghi. Le pelli più scure sono poi più sensibili alle luci visibili, quindi alla luce blu: Usare SPF con ossidi di ferro o fondotinta con protezione solare aiuta a schermare anche questa componente dello spettro luminoso. Naturalmente c'è bisogno di un'idratazione costante la barriera cutanea va rinforzata con ceramidi, acidi grassi e ingredienti occlusivi leggeri (come lo squalano) per resistere meglio ai trattamenti attivi – e poi tanta pazienza: i risultati sulla pelle scura possono richiedere anche dai tre ai sei mesi ed è fondamentale non cedere alla tentazione di intensificare troppo presto. Secondo me non bisogna inseguire il "diventare più chiara", ma il tornare al proprio tono uniforme: è una differenza enorme, soprattutto in un contesto in cui lo skin bleaching è ancora legato a dinamiche razziste e di colorismo. Come donna nera, il mio messaggio è sempre lo stesso: trattiamo la macchia, non il nostro colore».

Quanto influiscono alimentazione, sonno o stile di vita sulla comparsa di macchie e discromie?

«Non esiste il cibo magico che cancella le macchie, ma esiste uno stile di vita che le rende più probabili o più difficili da gestire. Tutto ciò che aumenta infiammazione sistemica, come stress cronico, poco sonno, fumo, dieta molto ricca di zuccheri semplici, può peggiorare acne e condizioni infiammatorie, e quindi aumentare il rischio di PIH. Nessuno stile di vita eliminerà le macchie senza una skincare mirata e la protezione solare. Considerate quindi alimentazione e benessere come pilastri di supporto, non come soluzioni primarie. E rivolgetevi ad un professionista prima di introdurre integratori».

Ci sono errori comuni che le persone fanno quando cercano di trattare l'iperpigmentazione? Vorresti sfatare qualche mito?

«Ce ne sono tantissimi, ma i più frequenti sono usare troppi prodotti tutti insieme; – molte persone pensano che se utilizzano vitamina C, acido glicolico, retinolo, niacinamide, tutto nella stessa sera, avranno risultati più veloci, ma non è vero, il risultato saranno solo pelle irritata e nuove macchie – ; abbandonare dopo due settimane; – l'iperpigmentazione è testarda, il turnover cellulare richiede almeno 28 giorni, e spesso servono dai tre ai sei mesi per vedere miglioramenti significativi, la costanza vince sempre – usare la protezione solare solo d'estate o solo quando c'è il sole; – i raggi UVA passano attraverso le nuvole e i vetri, e sono presenti tutto l'anno, se non si mette l'SPF ogni giorno, si stanno vanificando tutti gli altri sforzi (L'SPF è d'obbligo quando l'indice UV è uguale o superiore a 3. Lo si può verificare dall'app meteo sul cellulare); esfoliare troppo. Anche qui le persone pensano che se si esfolia di più, le macchie vanno via prima. Non è così, l'overesfoliazione irrita la pelle e stimola più melanina: è il classico autogol.
Se dovessi riassumere il mito da sfatare direi che non esiste una scorciatoia, ma solo una combinazione di costanza, formule ben fatte e aspettative realistiche».

Da formulatrice nera, ci sono aspetti del beauty e della skincare che spesso vengono trascurati dai brand mainstream in merito all'iperpigmentazione su dark skin?

«Assolutamente sì e questo è un tema che mi sta molto a cuore. L'industria beauty è stata per decenni costruita attorno a standard di bellezza eurocentrici e questo si riflette anche nella ricerca e nello sviluppo prodotti. C'è infatti mancanza di rappresentazione nei test clinici: molti studi sull'efficacia dei prodotti schiarenti sono condotti principalmente su pelli chiare (fototipi I-III). I risultati non sono automaticamente trasferibili alle pelli scure, che reagiscono diversamente e hanno esigenze specifiche. Poi c'è il problema del white cast: per anni, le protezioni solari hanno lasciato quella fastidiosa patina bianca sulle pelli scure, rendendo l'SPF un prodotto da evitare, invece che un alleato quotidiano. Solo di recente i brand hanno iniziato a formulare solari adatti a tutti i fototipi. Si verificano anche sotto-diagnosi e diagnosi tardive: le macchie su pelle scura sono spesso minimizzate o mal diagnosticate. Il melasma su pelle nera può essere confuso con altre condizioni, e il PIH viene liquidato come "un brufolo che passa", quando invece richiede un approccio specifico. Successivamente, c'è la questione dell'idrochinone: è stato a lungo il gold standard per le macchie, ma può causare scurimento irreversibile nelle pelli scure. Eppure, continua a essere usato illegalmente in molti prodotti sbiancanti, soprattutto in contesti dove il colorismo è un problema sociale radicato. Per molto tempo, inoltre, l'industria si è concentrata solo su UVA e UVB, ignorando la luce blu visibile che può peggiorare l'iperpigmentazione nelle pelli più scure. Solo di recente alcune formulazioni includono ossidi di ferro per schermare anche questa componente. Il linguaggio e il marketing sono un altro fattore problematico: termini come "schiarente", "illuminante", "brightening" vengono spesso usati in modo ambiguo. C'è una differenza enorme tra uniformare il tono della pelle (obiettivo cosmetico legittimo) e voler "sbiancare" la pelle per conformarsi a standard di bellezza problematici. La mia posizione è chiara: ogni pelle ha diritto a essere sana, uniforme, luminosa. Ma il valore di una persona non dipende mai dal colore della sua pelle. Le macchie postinfiammatorie vanno trattate perché compromettono l'uniformità e possono impattare l'autostima, non perché la pelle scura sia un problema da correggere».



Quali novità o tendenze nel settore beauty ti entusiasmano di più per il trattamento dell'iperpigmentazione?

«Mi entusiasmano soprattutto 5 direzioni. Innanzitutto i sistemi di rilascio avanzati: attivi incapsulati, i liposomi, che permettono di veicolare ingredienti potenti riducendo l'irritazione. Questo è un game changer per le pelli scure. Poi, le combinazioni sinergiche studiate: invece di puntare su singoli ingredienti star, vedo formulazioni che combinano più attivi a concentrazioni moderate ma scientificamente bilanciate. L'effetto è spesso superiore e meglio tollerato. Mi piace anche la crescente attenzione alla barriera cutanea finalmente si parla di più di ceramidi, microbiota cutaneo, pH corretto (una barriera sana è la base per trattare qualsiasi problema, iperpigmentazione inclusa) – e all'inclusività nei test e nella comunicazione: sempre più brand, come il mio Dokobà, testano i prodotti su diversi fototipi e lo comunicano con trasparenza. Vedere pelli nere e scure nelle campagne non come "quota diversità" ma come norma è un passo avanti enorme. L'ultimo parametro è l'educazione del consumatore: vedo con grande piacere che sempre più persone vogliono capire cosa mettono sulla pelle, leggono la lista ingredienti, fanno domande. Un consumatore informato spinge l'industria a fare meglio (ed è esattamente quello che spiego nel mio libro), ma quello che mi entusiasma di più, però, è il cambio di narrazione: si parla sempre più di salute/equilibrio della pelle e meno di "perfezione". Le macchie non sono un difetto morale, sono semplicemente una caratteristica della pelle che si può scegliere di trattare o meno. E questo approccio più gentile e meno giudicante è la vera rivoluzione».


Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente scopo informativo e divulgativo e non intendono sostituire il parere o il trattamento di un professionista qualificato. Per qualsiasi dubbio o si consiglia sempre di consultare uno specialista.

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Headshot of Elena Quadrio

Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.