Qualche settimana fa, Serena Williams, atleta di fama mondiale, leggendaria giocatrice di tennis, è diventata ambasciatrice di alcuni farmaci per la perdita di peso. È lei infatti il nuovo volto di Ro, una società di telemedicina che prescrive farmaci GLP-1 (come Ozempic e semaglutide, una classe di agonisti utilizzati principalmente per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell'obesità, che agiscono stimolando la secrezione di insulina e riducendo l'appetito, contribuendo così a migliorare il controllo glicemico e a favorire la perdita di peso), di cui fa parte anche suo marito, Alexis Ohanian, come membro del consiglio d'amministrazione.
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Come ogni volta in cui una celeb perde peso, farmacologicamente o meno, dichiaratamente o no, il discorso online è esploso (è la prima volta che una star di così alto profilo sponsorizza un'azienda di farmaci per la perdita di peso), polarizzandosi però tra chi sostiene la scelta della Williams e chi invece la demonizza.
Partendo dal presupposto che chiunque abbia il diritto di scegliere per il proprio corpo, e che quella della tennista sia una decisione legittimamente personale – quindi sua, su cui nessuno può sindacare –, il dibattito sui farmaci per la perdita di peso dovrebbe essere molto più sfumato di come appare sul web, in concomitanza alla notizia delle scelte della tennista. E forse non dovremmo avere così fretta di stabilire se Serena Williams "ha fatto bene" o "ha sbagliato", ma comprendere a fondo l'impatto culturale di questi farmaci e le profonde conversazioni da avere a riguardo.
Serena Williams e i farmaci per la perdita di peso
«Dicono che i GLP-1 per la perdita di peso siano una scorciatoia. Non lo sono, è scienza. Dopo i bambini, è la medicina di cui il mio corpo aveva bisogno», dice Serena Williams guardando verso l'obiettivo. Siccome l'atleta è una delle donne nere più in vista al mondo, sono decenni che è soggetta a macro o microaggressioni di Misogynoir (termine che, intersezionalmente, si riferisce alla misoginia in cui etnia e genere giocano entrambi un ruolo) da parte dei media, ma non solo: ha infatti, costantemente, subito bodyshaming, venendo criticata spesso per il suo modo di apparire e anche di parlare. «La sua scelta di sottoporsi a GLP-1 è personale e dovrebbe suscitare compassione, – si legge su Impact – [Williams] ha l'autonomia fisica per fare ciò che vuole e merita la nostra empatia per gli abusi razzisti e misogini a cui le è toccato sopravvivere nel corso della sua carriera». Tutte le donne, in una società patriarcale, subiscono pressione estetica e per essere magre, ma alcune la devono affrontare in maniera ancora più violenta e maggiore, soprattutto quando determinate caratteristiche discriminate si intersecano fra loro in un unico corpo non conforme.
Tutte queste cose possono essere vere senza oscurare il fatto, vero allo stesso modo, che i farmaci per la perdita di peso siano un tema serio, su cui riflettere a lungo, senza che questi vengano assunti alla leggera, sorvolando ponderate decisioni a riguardo. Un'altra cosa deve essere chiara: quella di Williams è pur sempre una pubblicità – una per cui, tra l'altro, potrebbe avere più di un interesse economico, essendo suo marito board member dell'azienda che sponsorizza –; il suo trarre profitto da un prodotto che promette di cambiare la vita; una promessa arricchente, fatta sul corpo delle altre persone persone e sul loro conto corrente, che toglierebbe un livello di autenticità alla conversazione, rendendola ancora più complessa, sfaccettata.
Lo ha sottolineato anche la conduttrice televisiva, attrice, doppiatrice, modella e attivista britannica Jameela Jamil che, facendo emergere fra le altre anche la questione di classe, e invitando ad ascoltare i dottori, più che gli adv, ha scritto su Instagram: «La cosa che mi mette più a disagio è che le celebrità hanno accesso a medici a cui la maggior parte degli altri non ha accesso. Questi farmaci "miracolosi" per la perdita di peso hanno un prezzo. Se le cose vanno male, non ha un miliardo di dollari per risolverle, ecco perché non mi piacciono le celebrità che promuovono farmaci con effetti collaterali così drastici e non documentati. I farmaci comportano dei rischi. Le celebrità nelle pubblicità patinate che non evidenziano la realtà di questi rischi non sono tue amiche e non si preoccupano di te. Ascolta i tuoi medici, non esistono risultati rapidi senza svantaggi».
Le affermazioni di Jamil hanno subito delle forte ondate di ripercussioni, specialmente da parte di chi difende le weight-loss drugs, che le ha definite "life-changing". Potrebbero anche essere tali, ma la velocità con cui nel corso degli ultimi mesi, sono state normalizzate, ha minimizzato l'educazione che invece si dovrebbe avere a riguardo, insieme al pensiero critico, oltre che ai loro possibili effetti collaterali e al fatto che gli stessi farmaci potrebbero non funzionare per tutti. Un problema che diventa del sistema sanitario, un servizio sempre più volto all'individualità che non al benessere pubblico e collettivo.
Serena Williams ha fatto quello che voleva fare, ma il dibattito dovrebbe quantomeno cercare di capire in che modo la grassofobia impatta l'assunzione di farmaci per perdere peso; dovrebbe mettere in discussione il sistema che ha permesso l'attuale approccio ai GLP-1, nonché la pressione per assumerli. Perché una donna che ha avuto figli deve trovarsi nelle condizioni di affermare che il suo corpo "ha bisogno di una medicina"? Capiamo il desiderio individuale, instillato dalla società, di dimagrire, lo sperimentiamo sulla nostra pelle tutti i giorni, ma la maternità e l'invecchiamento, l'ultima volta che abbiamo controllato, non erano considerate malattie. Ma nel capitalismo, nella supremazia bianca, nel patriarcato e nella grassofobia, evidentemente sì.
«Proprio come ho sempre fatto, sto prendendo decisioni ponderate per la mia salute e per il mio corpo», è il claim che Williams accompagna come descrizione al post su Instagram del farmaco e, mentre è normale essere scettici di queste parole, non sapere ancora cosa pensare a riguardo, o stare nel mezzo della conversazione, senza demonizzare né lei, né la pratica, ma nemmeno i corpi non conformi, è forse proprio questo che bisogna fare: prendere decisioni ponderate per la propria salute e per il proprio corpo, in base a quello che capiamo di noi stessi e alla consapevolezza sugli spazi che abitiamo.
Mi piace ricercare e sperimentare, lo faccio da sempre attraverso il beauty, ma soprattutto la scrittura. Di solito per descrivermi lascio parlare la mia carta astrale: sole in Capricorno, luna e ascendente in Aquario. Tre cose su di me: sono cresciuta innamorandomi della letteratura, ma sogno ancora di fare l’attrice e ogni tanto dico in giro di esserlo. Persona preferita: Audre Lorde.















